CINQUE TESI SULLA MONETA - Nino Galloni, gennaio 2008


PRIMA TESI - LA MONETA IN GENERALE

La moneta è il valore dei beni riconosciuto dai possessori della moneta stessa; essa, quindi, non ha un valore proprio diverso dalla fiducia (o, comunque, dalla accettazione "pro soluto" ancorché forzosa, cosiddetto corso legale) e non ha nemmeno un costo superiore a quello di stampa. La differenza tra tale costo ed il suo valore (facciale) riconosciuto è detto signoraggio. Quando la moneta era aurea, ad esempio, il signoraggio era inferiore rispetto alla moneta cartacea, ma ciò (la copertura aurea) ne rappresentava il limite, la "debolezza" come moneta e non viceversa; la situazione era giustificata dal fatto che il vincolo principale della moneta corrispondeva ai limiti della producibilità dei beni dovuti allo stato ancora arretrato delle tecnologie ed alle strozzature nella disponibilità delle risorse.

Oggi, invece, stampare "troppa" moneta ne determina inflazione se essa viene spesa e chi lo fa non trova i prodotti che vorrebbe acquistare.

 
SECONDA TESI - LA SPESA PUBBLICA ED IL SUO FINANZIAMENTO

I grandi investimenti infrastrutturali i cui rendimenti sono lontani nel tempo, quelli nella ricerca, nell'ambiente, per la sicurezza e la salute, la pubblica istruzione e la mobilità collettiva rappresentano attività e valore comuni, resi non solo possibili dall'eccedenza tecnologica ed economica correnti ma anche necessari al mantenimento di un livello minimo di civiltà sotto il quale si scombina tutto il vivere umano; tuttavia, il loro finanziamento esclusivamente attraverso la tassazione dei cittadini e delle imprese rappresenta una grave irrazionalità e un regresso sociale potenzialmente pericoloso. Le economie attuali non sono più primitive e agricole, limitate dalla scarsa disponibilità di risorse umane e tecniche, caratterizzate dall'esigenza di risparmiare oggi quello che si potrà investire domani. Al contrario, oggi, l'investimento precede ed è il presupposto del risparmio ovvero della piena e redditizia utilizzazione e valorizzazione delle risorse umane e tecnologiche, abbondanti e non scarse.

 
TERZA TESI - LA MONETA BANCARIA

A loro volta le banche quando "concedono" un prestito, creano una risorsa monetaria che diventerà effettiva proprio quando il "debitore" comincerà a "restituire" il prestito stesso. Quindi le banche guadagnano tre volte, di cui almeno due sono illegittime (almeno rispetto alla Legge della Vita ovvero di Natura):
1) appropriandosi del valore del lavoro dei prenditori;
2) chiedendo anche un interesse sul prestito stesso;
3) facendosi pagare il servizio.

In questo modo le banche mancano alla loro fondamentale missione sociale che consiste nel promuovere lo sviluppo del territorio selezionando gli investimenti in base alla loro redditività (mentre lo Stato li deve selezionare in base alla loro importanza).

Le banche potrebbero e dovrebbero, invece, fornire prestiti senza interessi in base ad una selezione di redditività attesa e farsi pagare solo il costo del servizio.

                                                                    
QUARTA TESI - LE MONETE COMPLEMENTARI

La corsa al ribasso dei costi di produzione - a scapito della qualità dei prodotti, del valore del lavoro, della tutela dell'ambiente e della stessa salute umana - altrimenti nota con l'etichetta di globalizzazione, ha fortemente danneggiato le economie del territorio, drenando moneta ufficiale e disoccupando le risorse locali. L'emissione di una moneta complementare, dunque, servirebbe a far crescere l'occupazione delle risorse locali nell'ambito dell'integrazione di filiere produttive complete e autonome capaci di essere commercializzate e saldate con questa stessa moneta complementare.


QUINTA TESI -  I BUONI LOCALI DI SOLIDARIETA' - SCEC

Si tratta di una moneta complementare parziale ovvero corrispondente ad uno sconto (del 10, 20, 30....%) il quale diviene moneta nel momento in cui non si esaurisce nella singola operazione dove viene utilizzato per la prima volta dopo la sua emissione, ma continua a circolare all'interno di un circuito che lo accetta e che cresce fornendo a chi lo spende un corrispondente incremento di potere di acquisto.