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Distribuzione generale

E/CN.4/Sub.2/2004/27 

1 luglio 2004

COMMISSIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO

Sotto-Commissione della Promozione e della Protezione dei diritti dell’uomo

Cinquantaseiesima sessione

Punto numero 4 dell’ordine del giorno provvisorio

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI

Effetti del debito sui diritti umani*

Foglio di lavoro preparato dal Sig. El Hadji Guissé

* Il documento venne sottoposto in ritardo ai servizi della conferenza senza le spiegazioni richieste dal paragrafo 8 della risoluzione 53/208B dell’Assemblea Generale, secondo il quale l’Assemblea decise che se un rapporto veniva presentato in ritardo, i motivi sarebbero stati indicati in una nota a piè di pagina del documento.

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CONTENUTO

Paragrafi

Pagina

Introduzione ..............................................................................................

1 - 5

4

I. STORIA .....................................................................................

6 - 17

4

II. ORIGINI E AGGRAVAMENTO DEL DEBITO .........................

18 - 27

5

III. TASSO D’INTERESSE SUL DEBITO.......................................

28 - 33

7

IV. SFIDA LEGALE AL DEBITO.....................................

34 - 40

8

V. CONCLUSIONE

............................................................................

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Sommario

Nella sua cinquantacinquesima sessione, la Sotto-Commissione sulla Promozione e Protezione dei Diritti Umani, con la sua direttiva 2003/109 del 13 agosto 2003, ha richiesto al Sig. El Hadji Guissé di preparare, senza implicazioni finanziarie, un foglio di lavoro sugli effetti del debito sui diritti umani da sottomettere alla Sotto-Commissione nella sua cinquantaseiesima sessione.

Questo foglio di lavoro mette in risalto gli effetti avversi sui diritti umani del debito che hanno i paesi del Terzo Mondo, evocandone le sue origini e gli aspetti legali della questione ed enfatizzando l’iniqua ed anche illegale natura del debito che contribuisce all’estrema povertà e che costituisce un ostacolo allo sviluppo umano.

Il fardello del debito rende insormontabili i numerosi problemi che colpiscono i paesi del terzo mondo e questo è un grave impedimento alla realizzazione di tutti i diritti umani.


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Introduzione

1.

Nella sua cinquantacinquesima sessione, la Sotto-Commissione sulla Promozione e Protezione dei Diritti Umani, con la sua direttiva 2003/109 del 13 agosto 2003, ha richiesto al Sig. El Hadji Guissé di preparare, senza implicazioni finanziarie, un foglio di lavoro sugli effetti del debito sui diritti umani da sottomettere alla Sotto-Commissione nella sua cinquantaseiesima sessione.

2.

Per circa mezzo secolo, i paesi in via di sviluppo si sono dovuti confrontare con gravi problemi economici, politici e sociali che pongono in pericolo la stessa esistenza delle loro popolazioni e di conseguenza impediscono ai diritti umani individuali di essere realizzati o protetti.

Questi problemi, e questa situazione nel suo insieme, sono il risultato del debito di questi paesi e delle relative esigenze di servizio del debito.

3.

Il debito è diventato così non solo un modo per spingere questi paesi nella povertà estrema, ma anche uno strumento di dominio e sfruttamento, fenomeni che si sarebbe supposto fossero scomparsi assieme al colonialismo. Ancora peggio: ha facilitato la transizione dalla colonizzazione ufficiale alla colonizzazione ufficiosa con un virtuale ritorno alla schiavitù come la conoscevamo nel diciannovesimo secolo.

4.

Il debito impedisce qualsiasi forma di sviluppo umano sostenibile, di stabilità politica e di sicurezza.

5.

Il debito, questa disdetta del ventunesimo secolo, ovviamente ha un impatto negativo sui diritti umani, sia collettivi che individuali. A causa dei suoi effetti negativi, il debito delle genti del terzo mondo  rimane un ostacolo insormontabile allo sviluppo economico e sociale. E’ all’origine dell’estrema povertà con la quale miliardi di persone stanno lottando. Occorre ricordare che il 20% della popolazione mondiale possiede e gode della ricchezza del pianeta, mentre per l’80% è colpita dalla miseria, dalla fame e dalle malattie, tenuta prigioniera dalla gestione negativa del debito e dal cronico sbilanciamento nell’economia mondiale.

 

I. STORIA

6.

La storia del debito del terzo mondo è la storia di un massiccio risucchiamento di risorse delle persone più svantaggiate da parte della finanza internazionale. Questo processo è destinato a perpetuarsi grazie ad un diabolico meccanismo per cui il debito si riproduce su scala ancor più grande, un ciclo che può essere interrotto unicamente cancellando il debito stesso.

7.

Il problema del debito deve essere esaminato da una prospettiva storica mentre, allo stesso tempo, occorre tirarne fuori gli aspetti legali, particolarmente le sue origini come vengono percepite nella legge positiva internazionale, che oggi vede il debito come illegittimo.

8.

Il debito dei paesi in via di sviluppo è in parte il risultato dell’ingiusto trasferimento dei debiti degli stati colonizzatori, che è stato imposto ai nuovi stati indipendenti quando questi ebbero accesso alla sovranità internazionale: nel 1960 il debito estero di questi paesi era già ammontante a 57 miliardi di dollari americani. Con in più il peso aggiuntivo di un tasso di interesse imposto unilateralmente al 14% annuo, che ha fatto lievitare rapidamente il debito. Prima ancora che questi avessero il tempo di organizzare le loro economie e di farle partire, erano già oppressi con il pesante fardello del debito.

9.

Così, ad esempio, la Commissione Lester Pearson stimò che dal 1977 il servizio del debito da solo, ovvero il ripagamento annuale del capitale ed il pagamento degli interessi, eccedeva l’ammontare lordo dei nuovi prestiti per il 20% in Africa e per il 30% in America Latina.


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10.

In altre parole, i nuovi prestiti che uno stato in via di sviluppo si sentiva costretto a sottoscrivere per svilupparsi non potevano essere impiegati per lo sviluppo e non erano nemmeno sufficienti a coprire i costi del debito preesistente.

11.

Gli stati in via di sviluppo in futuro dovranno regolarmente caricarsi di nuovi debiti non per fare investimenti ma per ripagare i vecchi debiti. Questa situazione è il risultato dell’applicazione di un sistema ingiusto di legge internazionale. L’ordinamento legale creato dalla vecchia società internazionale potrà esser sembrato neutro o imparziale, ma in realtà ha portato al fallimento dell’intervento della legge, permettendo che il forte stroncasse il debole. Si trattò infatti di un sistema legale permissivo e coloniale istituzionalizzato nella Conferenza di Berlino sul Congo del 1885.

12.

Questa legge del conquistatore riconosceva come validi gli iniqui e fondamentalmente oppressivi trattati che i colonizzatori avevano firmato con le popolazioni indigene con lo scopo ultimo di portarsi via tutte le loro proprietà mobili ed immobili.

13.

In questo modo gli stati europei proiettavano il loro potere sulla scena mondiale. La legge internazionale del tempo era una legge progettata, costruita ed applicata da loro stessi e per loro stessi.

14.

Il Bismarck, parlando nel 1878 a nome del Congresso di Berlino, diceva che solo l’Europa aveva il diritto di approvare l’indipendenza e che era essa stessa a decidere in quali condizioni avrebbe preso questa importante decisione. In breve, solo l’Europa aveva il potere di emettere il certificato di nascita di uno stato.

15.

In quell’epoca di tronfio eurocentrismo, il bene dell’Europa era equiparato al bene dell’umanità tutta. Allo scopo di applicare la legge internazionale europea, la popolazione mondiale venne catalogata come civilizzata, semicivilizzata e non civilizzata, o, secondo Lorimer, come civilizzata, barbara o selvaggia.

La legge dell’epoca era applicata unicamente per proteggere gli stati europei.

16.

Nel 1780, nel testo “An Introduction to the Principles of Morals and Legislation, Jeremy Bentham dichiarò che sarebbe stato più giudizioso usare il termine “legge internazionale” piuttosto che “la legge delle nazioni”, facendo riferimento all’insieme delle norme che allora governavano le relazioni ufficiali tra gli stati europei. Ovviamente, questa legge era internazionale solo di nome. L’Europa conquistadora del diciannovesimo secolo poté così legittimare il soggiogamento e la rapina del terzo mondo che essa stessa aveva dichiarato incivile.

17.

La colonizzazione prese piede all’interno di questo schema di sistema di legge internazionale attraverso l’applicazione sistematica della legge del più forte contro il più debole. Fu proprio questo il sistema legale che approvò la schiavitù che raggiunse il suo picco con l’elaborazione del Codice nero (Black Code) che istituzionalizzava il Negro come essere di categoria subumana e portò, a seguito dell’abolizione della schiavitù, alla colonizzazione che, in pratica, era ben poco differente dalla schiavitù nella sua applicazione.

 

II. ORIGINI E AGGRAVANENTO DEL DEBITO

 

18.

Al tempo in cui i poteri coloniali tenevano in mano il destino dei popoli coloniali nelle loro mani, contrassero dei debiti a nome e per conto dei secondi, debiti le cui responsabilità vennero attribuite direttamente ai nuovi stati via via che divenivano indipendenti.


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19.

Questo trasferimento automatico del debito è stato criticato da vari autori i quali ritenevano che il trasferimento degli obblighi degli stati precedenti andasse analizzato e risolto legalmente, piuttosto che imposto.

20.

La soluzione di non-successione appare come logica conseguenza del rispetto della sovranità dello stato succedente che, poiché non era il debitore originario, non doveva assumersi gli obblighi ai quali non aveva consentito.

21.

Per quanto riguarda la giurisprudenza internazionale, i difensori di questa soluzione negativa amano citare la sentenza di arbitraggio del 18 aprile 1925 dell’arbitro svizzero Eugène Borel, nel caso che riguardava la spartizione del debito ottomano tra la Siria, il Libano e l’Iraq, che vennero separati dall’impero subito dopo la prima guerra mondiale. Secondo un passaggio chiave di questa decisione, non è possibile, nonostante i precedenti esistenti, di affermare che il potere cessionario di un territorio sia responsabile di fatto di una fetta proporzionale del debito pubblico di uno Stato del quale il territorio faceva prima parte. Lo Stato successore è uno Stato terzo rispetto a tutti i trattati conclusi dallo Stato precedente.

22.

La legge dei trattati, in particolare la norma fondamentale che riguarda la relatività dei trattati, impone questa soluzione di principio e la dottrina non può non riconoscerne la sua validità.

23.

Poiché l’accettazione dell’eredità non può essere presunta, sta al creditore dimostrare che siano presenti tutte le condizioni che lo autorizzino a richiedere il pagamento agli eredi.

La manifestazione di una volontà di accettare la successione non emana direttamente dal fatto che la parte intitolata alla successione sia stata designata come erede.

24.

Il potere coloniale di fatto non ha l’autorità per designare unilateralmente il paese colonizzato come erede delle sue responsabilità, sia che questa designazione fosse fatta per iscritto o che fosse intesa come parte di uno schema di eventi giuridici. La dichiarazione di indipendenza non può di per se stessa costituire un meccanismo legale attraverso il quale le responsabilità dello stato predecessore vengono trasmesse. Messo semplicemente, secondo la legge sull’eredità, un individuo non può ereditare un obbligo, al massimo può solo ereditare un bene.

25.

Ancor prima che questi Stati cominciassero ad esistere, ovvero prima di aver acquisito una sovranità internazionale, le ex colonie già avevano dei debiti, dei quali venne immediatamente richiesto il pagamento. Per meglio gestire questi debiti, i paesi benestanti stabilirono due strutture al di fuori dello schema del Fondo Monetario Internazionale (IMF) e della Banca Mondiale (WB): il Club di Parigi ed il Club di Londra.

 

IL Club di Parigi

26.

Il Club, che si riunisce sempre a Parigi, si occupa del debito pubblico. Il Club, fondato nel 1956 sullo sfondo della crisi di Suez, è formato da Stati creditori specializzati nel riorganizzare i debiti dei paesi in via di sviluppo che non riescono a ripagare i debiti (che sono in “default”). Il Club di Parigi ha legami estremamente stretti con l’IMF, cosa che traspare dalla presenza quale osservatore dell’IMF stesso alle riunioni del Club, riunioni che avvengono a porte chiuse. L’IMF gioca un ruolo chiave nella strategia del debito usata dal Club di Parigi che si basa sull’esperienza macroeconomica e sul giudizio del Fondo nell’implementare uno dei principi di base del Club: la condizionalità.


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In cambio, le azioni del Club di Parigi mantengono lo status dell’IMF come creditore preferenziale e salvaguarda l’applicazione delle sue strategie di aggiustamento nei paesi in via di sviluppo.

 

Il Club di Londra

27.

Il Club di Londra consiste di banche private che hanno pretese nei confronti dei Paesi del Terzo Mondo e delle società. Negli anni 1970, le banche di deposito divennero la fonte principale di credito per i Paesi in difficoltà. Alla fine del decennio, esse già stavano allocando più del 50% dei prestiti totali offerti da tutti i tipi di prestatori. Durante la crisi del 1982, era d’altra parte interesse del Club di Londra di lavorare con l’IMF per gestire la stessa. Questi gruppi di banche di deposito si incontra per coordinare la riorganizzazione delle scadenze del debito dei paesi debitori. Questi gruppi sono conosciuti come “comitati consultivi”. Gli incontri (a differenza del Club di Parigi che si riunisce solo a Parigi) si tengono a New York, Londra, Parigi, Francoforte o altrove, secondo come conviene alle banche e agli Stati. I comitati consultivi, stabiliti negli anni 1980, hanno sempre consigliato i paesi debitori ad adottare politiche di stabilizzazione con effetto immediato e di ricercare l’appoggio dell’IMF prima di chiedere la ristrutturazione dei loro debiti o moneta fresca dai depositi delle banche. Solo molto raramente i comitati consultivi danno inizio ad un progetto senza il supporto dell’IMF, lo fanno quando le banche sono convinte che lo Stato stia adottando una politica appropriata.

 

III. TASSO D’INTERESSE SUL DEBITO

28.

A questo debito, che ammontava a 59 miliardi di dollari americani nel 1959, venne assegnato un tasso d’interesse del 14%, stabilito unilateralmente dalle istituzioni finanziarie internazionali a beneficio, inutile dirlo, di quelli che tenevano i cordoni della borsa che erano pure i poteri coloniali.

29.

Molti considerano questo tasso usurario. Per legge, un prestito usurario è un prestito ad un tasso effettivo globale che eccede di più di un terzo, al momento in cui il prestito è stato concesso, della media effettiva del tasso applicato dalle istituzioni di credito nel quadrimestre precedente. Il tasso applicato ai debiti degli Stati del Terzo Mondo era e rimane eccessivamente usurario se si tiene conto di questa regola. Nella legge che si occupa del crimine, l’usura è un reato ed i colpevoli sono tenuti sia ad essere puniti che a pagare i danni. Questo tasso, che venne in seguito ridotto a metà, rimane usurario e venne deciso unilateralmente dagli Stati del Nord del pianeta.

30.

Gli utili derivanti dal crimine non possono essere legittimati in nessuna circostanza. Così, sia per legge che per logica, ogni guadagno risultante dalla commissione di un crimine è non valido e nullo. Questo concetto permea tutte le giurisdizioni nazionali. Questo equivale a dire che tutto l’interesse che i paesi debitori hanno dovuto pagare è nullo ab initio e deve essere restituito.

31.

L’articolo 1235 del codice civile francese ci ricorda che ogni pagamento presuppone un debito:

ogni pagamento non dovuto è soggetto alla restituzione.

32.

Il peggioramento del debito è dovuto in gran parte all’applicazione di questo tasso d’interesse il quale, in accordo con le condizioni statutarie, rimane un’illegale fonte di guadagno.

33.

Di più: la legge stabilisce che quando un prestito contrattuale è usurario, i pagamenti in eccesso devono automaticamente essere scalati dall’interesse normale e, se necessario, dal capitale.


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IV. SFIDA LEGALE AL DEBITO

34.

La sfida economica a questa legge delle Potenze benestanti si è gradualmente materializzata grazie alla decolonizzazione. Il Professor Louis Henkin riassume con chiarezza la posizione degli Stati del Terzo Mondo, dichiarando che la legge internazionale non può sopravvivere al declino della dominazione europea; né può governare una comunità di nazioni la maggior parte delle quali non sono europee, non partecipano nello sviluppo della legge ed i cui interessi differiscono da quelli di altre nazioni.

35.

Il Capo di Stato algerino, indirizzandosi alla sesta sessione speciale dell’Assemblea Generale, nella sua veste di presidente della quarta conferenza-summit dei Paesi Non Allineati, ha detto a questo riguardo:

“Sarebbe molto desiderabile esaminare il problema dell’indebitamento attuale dei paesi in via di sviluppo. In questo esame, occorre considerare la cancellazione del debito in un gran numero di casi e, in altri, rifinanziare su basi migliori per quanto riguarda le scadenze”.

36.

Le conseguenze principali delle pratiche descritte sono una moltiplicazione ed esacerbazione delle difficoltà incontrate dai paesi in via di sviluppo. Le vittime principali sono naturalmente i gruppi sociali impoveriti, i cui mezzi di sostentamento vengono diminuiti. Sembra non vi sia niente da fare per fermare queste popolazioni dall’affogare nella povertà assoluta. Abbiamo ogni motivo di credere che la perpetuazione del debito dei paesi in via di sviluppo sia una politica deliberata il cui unico scopo è di impedire qualsiasi sforzo di migliorare la situazione economica e sociale di questi paesi e delle loro popolazioni.

37.

Non può esservi dubbio che le già fragili economie dei paesi in via di sviluppo saranno colpite sempre di più finché continuerà lo squilibrio finanziario internazionale; questo squilibrio aumenterà finché le strutture economiche mondiali sono caratterizzate da relazioni commerciali sbilanciate.

Inoltre tutto suggerisce che se viene mantenuto lo statu quo, il debito diventerà un formidabile manganello con cui ridurre sul lastrico i paesi in via di sviluppo, mentre la loro classe dirigente verrà provvista di mezzi per salvaguardare la propria posizione per servire da avvocati – se non da architetti – delle politiche economiche che hanno implicazioni catastrofiche per la gran maggioranza delle popolazioni povere del mondo.

38.

Il processo della gestione corrente del debito renderà possibile alle multinazionali di mettere in dubbio qualsiasi iniziativa che potrebbero intraprendere I paesi debitori per affermare la propria sovranità e determinare il loro proprio percorso di sviluppo. A causa del ruolo giocato dal debito oggi, esso è diventato uno strumento terrificante di dominazione che le multinazionali usano per impedire lo sviluppo con effetti pericolosi. Occorre qui menzionare il fallimento delle istituzioni di Bretton Woods nel realizzare il loro scopo primario che era il creare e mantenere un equilibrio tra i vari attori della vita economica internazionale per lo scopo più alto degli interessi dell’umanità.

Questo fallimento, accoppiato con le politiche delle multinazionali e l’egoismo degli Stati sviluppati, ha portato alla creazione di due pratiche pericolose e distruttive, ovvero i programmi strutturali di aggiustamento e, più recentemente, la svalutazione delle monete dei paesi in via di sviluppo.

39.

Queste sono le condizioni in cui sta avvenendo la globalizzazione dell’economia, un processo che, oltre a emarginare i poveri, è fonte di squilibri che costituiscono un ostacolo insormontabile allo stabilirsi di un nuovo ordine mondiale economico e sociale.


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40.

Occorre ricordare che la cancellazione del debito dei paesi colonizzati venne sollevata molto tempo fa a New Delhi, nella seconda sessione della Conferenza sul Commercio e lo Sviluppo delle Nazioni Unite. Nella 58esima Assemblea Plenaria, il Sig. Louis Nègre, Ministro delle Finanze del Mali, disse che molti paesi potevano legittimamente contestare la validità legale dei debiti contratti sotto gli auspici dei poteri stranieri, aggiungendo che, al di là di considerazioni puramente legali e giuste rivendicazioni, egli voleva chiedere ai paesi sviluppati creditori, come prova della loro buona volontà, di cancellare tutti i debiti contratti durante il periodo coloniale per interessi che non erano quelli loro propri [dei debitori] e per il cui servizio i loro stati erano ingiustamente ritenuti responsabili.

 

V. CONCLUSIONE

 

41.

Soffocati dal debito, i paesi del Terzo Mondo non possono rispondere alle numerose richieste dei loro popoli che devono affrontare problemi quali le malattie, la fame, il sottosviluppo, la mancanza di educazione e la disoccupazione, per nominarne solo alcuni che costituiscono seri impedimenti alla realizzazione di tutti i diritti umani, sia collettivi che individuali.

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