Sindacato Nazionale Antiusura Riabilitazione Protestati
Tutela Consumatori e Diritti Umani
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COMUNICATO STAMPA (con preghiera di ampia diffusiuone)

Alla cortese attenzione di:

S.E. dott. Raffaele Lauro, Commissario Straordinario del Governo Per la Lotta all’usura e al Racket
On. Ettore Rosato, Sottosegretario di Stato all’Interno
On. Giuliano Amato, Ministro dell’Interno

Oggetto: Relazione dello SNARP alla “3 Giornate di ascolto delle Organizzazioni Antiracket e Antiusura”
 
-           Lo SNARP – Sindacato Nazionale Antiusura Riabilitazione Protestati è l’Associazione per la prevenzione e la lotta all’usura fondata nel 1995 con la finalità di tutelare i soggetti protestati che considerava e considera ancora oggi destinati nella maggior parte dei casi a divenire  vittime designate del fenomeno usurario.

-           Anche se nel decennio appena trascorso si è fatto un gran parlare del fenomeno, la realtà e che allo stato anziché subire una contrazione ha invece subito una autentica escalation a cui hanno contribuito le revoche degli affidamenti bancari, i protesti, le segnalazione in centrale rischi, le segnalazioni in banca dati,  elementi che costituiscono gravame negativo per i nominativi che si rivolgono alle banche per aprire un conto corrente, così emarginandoli alla inibizione perenne dalla operatività col Sistema (bancario).

-           Il fenomeno, dopo la sua massima evoluzione tra il 1990 e il 1996, a seguito della promulgazione della legge n. 198/96 aveva subito una graduale sensibile attenuazione  a partire dall’inizio del 1997 protattasi sino al 2002, mentre dal  2003  è iniziata   l’ inversione della tendenza in coincidenza con le revoche a pioggia di rapporti creditizi, revoche di mutui,  e revoche di conti correnti, con conseguente incremento dei protesti verificatisi.

-           La negativa congiuntura,  determinata in massima parte dal raddoppio  dei prezzi dopo l’entrata in vigore dell’euro ha creato condizioni di impossibilità ad adempiere per una infinità di soggetti il cui reddito è rimasto invariato. La scure dell’euro  ha fatto registrare negli ultimi tre anni la variazione del rapporto di cambio iniziale da 1 € / 1927 lire a 1 €/ meno 1.000, con la conseguenza che una gran percentuale di cittadini ha dovuto privilegiare la sopravvivenza quotidiana a scapito degli impegni assunti con le banche. 

-           Al fenomeno inflattivo e alle revoche creditizie è seguito un inasprimento delle revoche bancarie seguite da ingiunzioni di pagamento e dall’apertura di procedure esecutive, oltre che dalle risoluzioni dei contratti di mutuo con la conseguenza di un notevole aumento delle esecuzioni immobiliari i cui  termini per le aste sono notevolemente diminuiti  dalle deleghe concesse ai notai, il cui operato, per gli scarsi controlli dei magistrati delle esecuzioni si traduce sovente in svendite di  interi patrimoni a prezzi sviliti utilizzando  stime ultraquinquennali fatte dai  CTU.

-           A questo quadro hanno concorso i protesti, che considero la chiave dell’usura, anche per una assurda interpretazione dell’art. 17 della legge n. 108/96 attuata dalla maggior parte dei tribunale solo in presenza di un unico protesto, penalizzando coloro che per adempiere al   pagamento  di tutti i protesti in cui sono incorsisi si sono indebitati con gli usurai. Legge riabilitativa dei protestati per cambiali me assegni che si è rivelata positiva oltre che per i soggetti incappati nel problema, in particolare per i creditori, che sono rincorsi da quanti hanno interesse a cancellarsi subito dalle liste di proscrizione, così evitando costose e lunghe procedure esecutive a vantaggio anche delle strutture giudiziarie. 

-           Mentre la conseguenza derivata della negata riabilitazione a quanti hanno provveduto al pagamento dei protesti occorsigli è stata la loro inibizione e quella dei famigliari più diretti alla operatività bancaria, esclusi dalla possibilità di avere un conto corrente su cui potere versare gli assegni ricevuti e potere ricevere ed effettuare bonifici e pagamenti anche senza l’utilizzo di libretto di  assegni.

-           E’ appena il caso di sottolineare che tra soggetti censiti per avere subito protesti, segnalati  in centrale rischi di Bankitalia,  iscritti nelle banche date dei cattivi pagatori e di esecutati immobiliari, almeno 18 milioni di italiani sono inibiti dall’ essere intestatari di un conto corrente e per questo costretti a ricorrere ai cambisti a strozzo anche per incassare anche l’assegno non trasferibile ricevuto dalla compagnia assicuratrice a risarcimento di un danno subito.
-           Dei circa 18 milioni di cittadini, considerando che un buon 40% può contare su un amico o un famigliare che supplisce al problema, almeno una decina di milioni di italiani rimangono fuori dalla operatività bancaria e per questo indotti a ricorrere agli strozzini.

-           Nei circa 11 anni in cui con la nostra struttura autonoma, autofinanziata unicamente  con le quote di adesione degli iscritti e con contributi volontari di quanti apprezzano il nostro lavoro, abbiamo aggregato circa 52.000 malcapitati di usura, protesti ed esecuzioni immobiliari conseguenza di contratti capitalizzati a vecchi  tassi bancari, ancora oggi pretesi sin oltre il 48% annuo con la giustificazione che si tratta di contratti antecedenti l’entrata in vigore della legge n. 108/96 tutelati dal disposto della legge 24 del 2000 che consente unicamente alle banche di praticare tassi oltre i limiti imposto dalle tabelle di cui all’art. 2 della legge 108/96.

-           Nel corso di questi  11 anni, in trincea a difesa dei malcapitati abbiamo censito una infinità di casi limite nei quali  l’usura rilevata è da attribuirsi nella prevalenza dei casi alle banche arrivate ad applicare in casi limite anche tassi superiori al 150% annuo, che però la magistratura ha giustificato legittimi, atteso che sono state archiviate circa 400 denunce ben documentate.

-           Dalla archiviazione sistematica di una infinità di  denunce  documentalmente supportate è nata la sfiducia verso le istituzioni di moltissime vittime, che al danno dell’usura hanno subito anche la beffa delle istituzioni preposte, causa del repentino calo delle denunce per usura e  motivazione per la quale abbiamo spostato il nostro interesse sulle violazioni civilistiche per arrivare al medesimo obbiettivo.

-           Abbiamo così optato per l’attacco frontale del sistema bancario sulla indeterminatezza delle clausole contrattuali per l’applicazione dei tassi di interessi, sulla illegittimità dell’anatocismo di cui siamo precursori dal 1995, delle commissioni di massimo scoperto, delle valute difformi, e di altre violazioni compreso il superamento del tasso soglia in cui le banche incappano in una infinità di casi, preferendo suggerire il ricorso alle denunce solo nei casi in cui esistono ampi margini per opporsi alle richieste di archiviazioni, divenute per i reati di usura ed estorsione   presso molte Procure quando si mette in discussione l’operato delle banche in una infinità di casi tutt’altro che adamantino, come è dimostrato dai molti casi in cui sono stati aperti procedimenti penali seguiti da richieste e da rinvii a giudizio per re ati di usura ed  estorsione anche dei  legali rappresentanti dei più noti istituti di credito.

-           Abbiamo dovuto condurre autentiche battaglie anche con le prefetture, con i TAR e con i giudici delle esecuzioni per affermare la ratio dell’art. 20 della legge 44/99 i cui benefici nella maggioranza dei casi sono  negati,  in palese violazione della legge istituita per sospendere i termini esecutivi nelle more dell’iter istruttorio delle denunce, con tempi sempre più lunghi,  con la conseguenza di illegittime espropriazioni immobiliari a causa delle negligenti omissioni di molti magistrati.

-           Affiancati da medici specialisti abbiamo avuto modo di verificare come lo stato di tensione a cui sono sottoposte le vittime di aggressioni immobiliari e di usura determina la caduta delle difese immunitarie e la frequente insorgenza di patologie cardiovascolari e neoplasi, che sovente solo nel volgere di pochi  mesi conducono al decesso.

-           Per queste ragioni sempre più spesso ci ritroviamo  costretti ad assistere impotenti a violazioni codicistiche gravissime attuate da magistrati  abituati a negare elementari  diritti costituzionali, esperienze quotidiane sulle quali abbiamo tracciato uno spaccato delle opportune modifiche legislative che reputiamo necessarie per rendere giustizia al difficile rapporto tra  creditori e ai debitori, che erano già state sollecitate all’attenzione della passata legislatura:  

-           Legge antiusura n. 108/96
-           Legge che reputiamo completamente disattesa e disapplicata, come  caduta nel dimenticatoio sia per i magistrati civili che in particolar modo per quelli penali (alcuni dei quali addirittura negano che si tratti di una legge penale), poiché integrata dalla legge 24/01  ( detta legge salvabanche) la quale non salvaguarda la reciprocità di interessi di banche ed esecutati,   ma espone questi ultimi al paradosso di vedere riconosciuti alle banche interessi sui mutui anche superiori al 30/50% annuo solo perché i contratti risultano stipulati prima dell’entrata in vigore di questa legge, mentre si imporrebbe obiettivo il rispetto dei nuovi tassi limite, quantomeno a far data dall’entrata in vigore della legge anti usura.  

-           Legge 108/96   -   Art. 17
-           Occorre una circolare esplicativa del Ministero Giustizia per precisare il reale significato di “documenti giustificativi” di intervenuto pagamento del titolo, in quanto  ancora oggi dopo 10 anni dal varo della legge in molti tribunali  viene pretesa l’esibizione degli originali dei titoli, che ben potrebbero essere sostitutiti dalla quietanza autenticata del portatore del titolo pagato.
-           Inoltre al fine di evitare disparità costituzionali per l’interpretazione limitativa presso alcuni tribunali della penisola,  sarebbe  opportuno  precisare che  la dicitura  “protesto” è intesa come ratio legis e non come un unico protesto, atteso che molti tribunali rigettano sistematicamente richieste di riabilitazioni in presenza di protesti plurimi,  precisando la validità del termine sia al singolare e al plurale.

-           Legge 44/99
 -          Identica necessità esplicative anche sulla  attuazione ex art 20 della sospensione di 300 giorni dei termini esecutivi che non può essere affidata alla discrezionalità del giudicante, ma deve costituire un autentico atto d’obbligo per i medesimi ogni qualvolta  sussistono i requisiti richiesti dalla legge, ovvero denuncia, domanda dei benefici, parere del presidente del tribunale, parere del P.M. e infine parere del Prefetto. Inoltre, la sospensione deve decorrere non dalla data di emissione del parere del Prefetto, ma dalla data in cui il giudice delle esecuzioni ratifica la sua validità.   
-           Il rinnovo dei termini delle sospensioni esecutive deve essere concesso di diritto ogni qualvolta siano decorsi 300 giorni e il processo penale risulta ancora in corso e quando non sia stato ancora, nè deliberata  e né erogata l’elargizione a mutuo prevista dalla legge 44/99.

-           Art. 644 c.p. - Usura Bancaria
-           S’impone necessario un inasprimento delle pene  in particolare per l’usura bancaria, che  le procure si ostinano a considerare “di prevalenza civilistica”; mentre l’attuale comma 5   la considera un’aggravante.

-           Riflessioni sulla opportunità di revisione della Riforma del Processo “esecutivo”  
 
-           Artt. 498 e 591 bis c.p.c. In primo luogo va ribadita la sistematica violazione dei diritti dei debitori sotto esecuzioni immobiliari, i quali sempre più sovente  si ritrovano espropriati della loro casa senza ricevere alcuna comunicazione preventiva, ovvero senza ricevere  alcuna notifica  dei vari provvedimenti emessi dal giudice o dal notaio delegato alla vendita, poiché  in nessun articolo del codice di procedura civile vi è espressa previsione di obbligo di notiziare il debitore, mentre invece tale obbligo è previsto solo in favore del creditore. Per assurdo, l’art. 498 c.p.c prevede al suo comma primo che devono essere avvertiti dell’espropriazione i soli creditori. Del pari, l’art. 591 bis c.p.c., che delega ai notai le operazioni di vendita con incanto, precisa che il notaio provvede alla redazione dell’avviso avente il contenuto di cui all’art. 576 c.p.c., primo comma ( il provvedimento che dispone la vendita) e alla sua notificazione ai creditori ai sensi dell’art. 498 c.p.c.  ancora una volta escludendo il medesimo obbligo in favore dei debitori esecutati. Gravisisma violazione dei diritti umani e del diritto alla difesa, poiché la mancanza di comunicazione inibisce al debitore  ogni possibilità di opposizione quando esistono i presupposti, viòla il suo diritto di potere invocare la conversione del debito prima del verificarsi dell’asta e non gli consente di  richiedere l’aggiornamento della consulenza di stima dell’immobile, quando è già trascorso qualche anno dalla prima valutazione. In pratica, mentre  i  giudici ordinano che le notifiche di ogni provvedimento emesso vengano  fatte ai creditori già ampiamente tutelati dalla esecuzione, ai debitori è precluso il diritto di notifica di ogni provvedimento giudiziario emesso che lo riguarda, così  evitando loro di attivare nei termini di legge tutte le iniziative di tutela che il nostro ordinamento prevede. Allo stato l’omissione delle notifiche ai debitori è da ritenersi una inconcepibile violazione dei diritti umani e costituzionali, anche atteso che i costi sono irrilevanti rispetto alla gravità dei danni derivanti da tale anomalia, per altro in contrasto con le istruzioni emanate con la  circolare del Ministero della Giusitizia inviata il 9/6/2003 ai Presidenti delle Corti di Appello in materia di delega ai notai e addebito dei costi di spese di giustizia. Si impone per questo una modifica integrativa agli artt. 498 e 591 bis c.p.c. per statuire l’obbligo di notificare anche al debitore ognuno dei  provvedimenti  emessi dal giudice o dal notaio delegato da questi afferenti la propria esecuzione in ogni stadio della medesima.   

-           Art. 495 c.p.c.  Il disposto di questo articolo consente la conversione del pignoramento, sia mobiliare, che immobiliare, ovvero di sostituire alle cose pegnorate una somma di denaro equivalente al debito azionato. Con l’istanza di conversione va depositato il controvalore pari ad un quinto delle somme azionate, mentre nell’udienza di precisazione dei crediti in cui vengono appunto quantificati tutti i crediti aggiornati, il giudice a propria discrezione può ordinare il pagamento del loro saldo residuo nel termine massimo di 18 mesi, ma spessissimo accade anche che tale termine sia ridotto anche a soli 30 giorni.  Questo articolo prevede che in caso di omissione del pagamento anche di un solo rateo o di suo ritardo superiore a 15 giorni,  le somme versate vengano acquisite alla procedura e il debitore perde il diritto alla conversione. Infine la conversione per la legge può essere avanzata una sola volta, così che se il giudice la rigetta perché il debitore è incorso in un errore di calcolo perde il diritto a poterla riproporre. Si impone a questo punto  precisare che per le banche è divenuta consuetudine la svendita  in  forma di cartolarizzazione dei  propri  crediti ipotecari, mediamente al 40% del valore facciale  e  per quelli chirografi mediamente al 5 - 10%,  formula che permette l’elusione di  un ingente gettito tributario. La revisione di questo articolo consentirebbe a una infinità di debitori di salvare la propria casa o comunque i propri immobili, e limiterebbe l’elusione fiscale delle banche la cui ricaduta va a scapito dei cittadini contribuenti, più che obiettiva motivazione per riconsiderare opportuno di così modificare  questo articolo: 1) La conversione del debito deve essere ammessa in ogni fase della procedura, ovvero sino a che  non si sia verificata l’assegnazione  definitiva per il caso di vendita all’asta, ovvero entro il termine limite dei  10 giorni successivi all’assegnazione provvisoria del bene. 2) La rateizzazione per il pagamento dei debiti, dall’attuale termine di massimo di 18  mesi, deve essere alevata a non meno di  24 mesi, mentre per coloro che sono in grado di offrire garanzie o cauzioni fidejussorie il termine di pagamento potrà essere elevato sino a 60 mesi, soluzione questa per la quale insieme alla fidejussione dovranno essere corrisposti gli interessi al saggio T.U.R., Tasso Ufficiale di Riferimento. (In particolare per le banche, la soluzione proposta permetterebbe l’integrale recupero dei crediti   ed eviterebbe il ricorso alla cartolarizzazione con le  cause e gli effetti conseguenti anche in ordine alla evasione legalizzata)  3) L’istanza potrà essere riproposta solo nei casi in cui sia stata rigettata la domanda e mai in quelli in cui il debitori non abbia assolto al pagamento della rateizzazione concessa,  “fatti salvi i casi in cui il giudice o le stesse parti, di comune accordo non intravedano  nella riproposizione dell’istanza motivi sufficienti per la salvaguardia del diritto alla casa per il debitore,  e idonee garanzie per il soddisfacimento dell’intero credito quantificato al G.E.”.  
4) La revoca del beneficio della conversione potrà essere dichiarata solo su istanza dei creditori e solo qualora il debitore abbia omesso il pagamento di almeno tre rate o ritardato il pagamento di oltre 15 giorni per tre volte anche non di seguito.

-           Art. 568 c.p.c.   al suo comma terzo prevede  che ove il valore attribuito al bene ( agli immobili) risulti manifestamente  inadeguato debba essere rideterminato dal giudice sulla base degli elementi forniti dalle parti. Invece accade nella maggior parte delle espropriazioni che il valore a base dell’incanto sia riferito alla valutazione del  C.T.U. Consulente Tecnico di Ufficio  redatta  spesso molti anni prima, mentre il valore di mercato degli immobili risulta nel frattempo notevolmente aumentato. Motivo per il quale,  a fronte di una continua evoluzione dei prezzi e soprattutto della entrata in gara delle società immobiliari di emanazione e/o controllate dalle  banche creditrici, al fine di evitare lo svilimento dei valori degli immobili con gravissimi danni  per i debitori, si impone necessaria una integrazione di questo articolo così concepita: 1) Decorsi due anni dalla stima del C.T.U.   il valore degli immobili pegnorati dovrà essere rideterminato con riferimento a quelli medi della borsa immobiliare e dovranno altresì essere aggiornati successivamente con  identica periodicità biennale.

-           Art. 569 c.p.c.   al suo comma 2 statuisce che se non  vi sono opposizioni o se su di esse si raggiunge l’accordo delle parti comparse, il giudice dispone con ordinazna la vendita..... Al comma 3 aggiunge: se vi sono opposizioni il tribunale le decide con sentenza e quindi il giudice dell’esecuzione dispone la vendita con ordinanza. Inoltre al suo comma 5 statuisce che il giudice con la medesima ordinanza con cui fissa la vendita, fissa anche il termine per la notifica ai creditori e mai ai debitori. Così come accade anche che pur in presenza di opposizioni formalmente incardinate, il giudice delle esecuzioni ordina la vendita  determinando un notevole squilibrio di equità e di trattamento giuridico tra le contestate pretese del creditore e la svilita perdita del patrimonio del debitore. Questa la proposta di modifiche opportune al comma 3 di questo articolo: 1)  Se vi sono opposizioni formalmente incardinate e su di esse non si raggiunge alcun accordo tra le parti, il giudice delle esecuzioni non potrà procedere alla   vendita degli immobili sino all’esito negativo della  sentenza del Tribunale;  Il comma 5 invece andrebbe così modificato:   2) L’ordinanza del giudice deve essere notificata a cura del creditore che ha chiesto la vendita agli altri creditori di cui all’art. 498 che non sono comparsi, oltre che ai debitori  esecutati.

-           Art. 576  c.p.c. Riguarda il contenuto del provvedimento del giudice che dispone la vendita degli immobili  all’incanto ed è costituito da 7 commi, a cui sarebbe opportuno l’aggiunta dell’ottavo comma così concepito: 1) Tra il primo ed il secondo incanto deve decorrere un termine di tempo non inferiore a 120 giorni e in caso di asta deserta anche del secondo incanto,  qualora il creditore procedende nel termine di dieci giorni non proponga istanza di assegnazione del bene, il giudice, ove non provveda ad ordinare ulteriori aste senza altri ribassi del prezzo base, deve dichiarare l’estinzione della procedura per inidoneità del mezzo a conseguire lo scopo tipico prefigurato dal legislatore. Tale precisazione codicistica, per altro già autonomamente adottata per logica giuridica solo da pochi obiettivi magistrati   si impone necessaria a tutela dei diritti, non solo del o dei debitori, ma anche   del o dei creditori, atteso che ai sensi dell’art. 588 c.p.c. in caso di esito negativo  dell’incanto può darsi luogo solo all’assegnazione del cespite, con la conseguenza che,  disposta la prima vendita al prezzo di stima della C.T.U. ridotto di un quinto e disposta una seconda vendita al prezzo ancora una volta ridotto  di un ulteriore quinto, ovvero ridotto il prezzo del 40% rispetto al valore di stima già prudenzialmente molto contenuto dal C.T.U., mancando la richiesta di assegnazione da parte del creditore procedente, la procedura altro esito non può avere. Va sottolineato che “la prassi che prevede  successivi tentativi di vendita ad oltranza – e per di più con continue riduzioni del prezzo – appare illegittima, inopportuna, incostituzionale e violativa dei diritti umani – in quanto assolutamente priva di riscontro nelle disposizioni di legge, che appunto, per il caso di secondo incanto deserto, dispongono  che il creditore chieda l’assegnazione”. (rifondendo al debitore la eventuale maggiore differenza residua  tra il  credito azionato e l’importo a base della seconda asta. 
a) Inopportuna per il debitore che si vede via via svilito il valore dell’immobile a fronte di una stima per lui più vantaggiosa e già ritenuta valida dal creditore e congrua dal giudice, laddove invece, con l’assegnazione potrebbe vedere soddisfatta in misura certamente maggiore tutta o parte o parte dell’esposizione debitoria.  L’assegnazione ex art. 589 c.p.c. eviterebbe inoltre di esporre indefinitamente il debitore  ed i suoi beni agli effetti del pignoramento ed alle azioni spesso vessatorie  che ad esso si riconnettono.
b) Inopportuna per il creditore costretto ad esborsi, spesso di rilevante importo e non sempre adeguati all’effettivo valore dei beni, in attesa di giungere ad un prezzo che possa in qualche modo porre fine alla procedura.
c) Inopportuna per l’Amministrazione giudiziaria gravata del peso economico e gestionale di procedure decennali vanamente appesantite da tutti gli esperimenti di creatività giuridica di chi non vuol pagare.
d) Inopportuna per le manovre speculative di investitori senza scrupoli a cui la prassi dei successivi incanti con ribassi fornisce la possibilità di di avanzare offerte  - non quando il bene è rivolto al mercato per collocazione a  prezzo di stima,  ma quando esso raggiunge il prezzo più svilito possibile. 
e) Incostituzionale perché lo svilimento del valore della proprietà contrasta col dettato dell’art. 42 che afferma il  diritto alla tutela della proprietà.
f) Violativa della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali così come modificata dal Protocollo n. 11. Art. 6 – Diritto ad un equo processo; art. 8 Diritto al rispetto della vita privata e familiare; Art. 17 Divieto dell’abuso di diritto. Violativa altresì del Protocollo addizionale di Parigi del 20/3/1952  Art. 1,  istituito per la protezione della  proprietà.    

-           Art. 624 c.p.c.  Al suo comma primo statuisce: “Quando risulta proposta opposizione all’esecuzione ai sensi  degli artt.  615 e 619 c.p.c. il giudice delle esecuzioni, concorrendo gravi motivi  sospende,  su istanza di parte,  il processo con cauzione o senza.  Invece  nella stragrande maggioranza delle opposizioni, fatti salvi i casi meno numerosi in cui sono ravvisabili con immediatezza fatti gravissimi, benchè in presenza di contestazioni formali in fatto e diritto, pur proponendo la costituzione di una cauzione fidejussoria da farsi emettere da intermediari finanziari  con consistente capitale sociale regolarmente iscritti all’albo ai sensi dell’art. 106 del Dlgs. 385/93  da escutersi all’esito del giudizio di opposizione per l’ammontare dei crediti determinati in sentenza, accade che i giudici rigettano sistematicamente le domanda di sospensione delle esecuzioni anche se supportate da cauzione,  assumendo che il codice prevede la possibilità di conversione del debito ex art. 495 c.p.c., ipotesi  di legge completamente diversa da quella della contestazione supportata da  garanzia, poiché tale costante atteggiamento dei giudici vuole  imporre  ai debitori di riconoscere forzatamente e di accettare imposizioni di debiti contestati in alternativa alla perdita dell’immobile. Motivazione questa che renderebbe opportuna una migliore ridefinizione delle modalità e circostanze  per conseguire il beneficio  della sospensione con cauzione e gli enti che devono rilasciarle,  con l’integrazione al comma secondo così concepita: 2) Il processo potrà essere sospeso comunque in tutti i casi di opposizione in cui il debitore propone e formalizza la costituzione di idonea cauzione fidejussoria  escutibile a prima richiesta all’esito del processo e per le somme stabilite dal giudice. Le cauzioni fidejussorie potranno essere emesse da banche, assicurazioni e intermediari finanziari iscritti all’albo ai sensi dell’art. 106 del D.Lgs. n. 385/93 che abbiano un capitale sociale interamente versato non  inferiore a 6 milioni di euro, o in alternativa un capitale pari ad almeno venti volte alla somma da garantire.  

-           Migliore utilizzo della penale del 10% sui protesti dovuta per assegni protestati o impagati a prima presentazione.
La legge prevede che il correntista inadempiente a prima richiesta o che finisca protestato deve corrispondere al creditore portatore del titolo il capitale, le spese, gli interessi ed una penale del 10% del valore del titolo. Si tratta da un lato di una penalizzazione del malcapitato, e dall’altro di un autentico inutile regalo al portatore dell’assegno al quale vengono rimborsate le spese e gli interessi. Sarebbe pertanto opportuno eliminare la sanzione per i non protestati, per applicarla come in passato solo ai titoli protestati, ma sarebbe ancora più utile utilizzare le penali  alla costituzione di un fondo nazionale di garanzia a supporto di tutte le vittime di usura ed espropriazioni mobiliari e immobiliari, da far gestire alle prefetture con una commissione allargata alle associazioni di tutela.  

-          Necessità di collaborazione con le vittime da parte delle prefetture
-          Ci vengono segnalati da parte delle  vittime frequenti atteggiamenti arroganti e ostruzionistici del personale   preposti presso le prefetture, che allo spirito collaborativo sostituiscono  comportamenti da burocrati indifferenti alle problematiche ed alle istanze formulate.  

-          Queste le nostre riflessioni maturate sul campo, che potrebbero concorrere a prevenire e combattere il fenomeno usurario alla radice,  e ripristinare il clima di fiducia delle vittime nelle istituzioni.  
 
-          A conclusione delle nostre riflessioni riteniamo doveroso ringraziare gli Organi di Governo e il Prefetto Lauro per la sensibilità dimostrata con l’organizzazione di questo forum che ha permesso ad ogni associazione di formulare proposte che ci auguriamo fungibili alle finalità, così come non possiamo esimerci dal rappresentare alle S.V. la  totale estraneità dello SNARP – Sindacato Nazionale Antiusura Riabilitazione Protestati - con sede nazionale in Roma nei confronti dello SNARP FVG fondato nella città di Udine da tal Bruno Amianti che ha usurpato il nostro nome e logo e la nostra conseguente estraneità ai fatti di cronaca che riguardano questa associazione riportati recentemente dagli organi di informazione.

Roma, 4 ottobre 2006

Prof. Francesco Petrino
Presidente Centro Studi SNARP

(Ufficio Stampa e Relazioni Pubbliche Sindacato Nazionale Antiusura – L.C. 3486057640)