Da :  levi.franco

SWISS CONNECTION - di Gian Trepp, Unionsverlag, 1996
La SVIZZERA connette ? di Gian Trepp traduzione di Maritsi' Maria Teresa Levi Dal Monte MeHar

INTRODUZIONE

" Il denaro non puzza " disse al figlio Tito l'imperatore Vespasiano quando 2000 anni fa impose una tassa sulle latrine pubbliche . Questo motto ormai classico vuole mettere in luce un contrassegno positivo dei soldi , vale a dire : il loro valore e' indipendente dalle circostanze in cui li si e' fatti . Ma cio' che valeva 2000 anni fa per il denaro dell' imperatore romano , non vale piu' oggi nei confronti del crimine organizzato . Soldi guadagnati illegalmente possono essere ritirati dalla circolazione dallo stato anche se sono stati " deodorati " in un graduale processo di lavaggio , come si definisce in tedesco il riciclaggio ( n.d.t. ) . Il lavaggio di denaro o riciclaggio e' stato fino agli anni 80 inoltrati una metafora pregnante del linguaggio giornalistico e solo agli inizi degli anni '90 si e' trasformato in concetto giuridico . Nel 1990 il gruppo delle nazioni economicamente più importanti ( G 7) presento' direttive , fatte elaborare dal Financial Action Task Force on Money ( FATF ) . In seguito numerosi paesi , tra i quali la Svizzera , adeguarono la propria legislazione . Nel 1990 il codice penale svizzero fu integrato con un articolo sul riciclaggio e sulla insufficiente meticolosita' nelle operazioni finanziarie , divenuto una legge sul riciclaggio di denaro nel 1997 , al piu' tardi nel 1998 . A seconda delle legislazioni nazionali vigenti il riciclaggio di denaro e' perseguibile penalmente in misura diversa nei singoli paesi . Cio' che era permesso in Svizzera fino al 1990 , oggi e' vietato . Cio' che e' ancora permesso in Svizzera nel 1996 e' già reato negli USA e sara' forse punibile in Svizzera con la prossima legge sul riciclaggio . Ma alle Seychelles , per esempio , lo stesso fatto puo' restare ancora a lungo impunito . Quando nelle pagine che seguono si parla di riciclaggio di denaro , pagamento di bustarelle , evasione fiscale ecc . , cio' non implica affatto nel caso singolo secondo la legislazione vigente in quel paese un " comportamento " sempre " criminoso . " Ma il fenomeno economico resta lo stesso dovunque . La' dove viene riciclato denaro sporco l' economia cade in tentazione. A sedurre sono un capitale d' investimento a buon mercato per l' industria , il commercio e le libere professioni cosi' come onorari lucrosi per la branca finanziaria . Oggi interi settori economici , anzi intere economie nazionali sono minacciate dall' infiltrarsi del crimine organizzato . I riciclatori di denaro lo aiutano ad accedere alle posizioni di potere dell' economia e della societa' legali . Il fondo monetario internazionale ( FMI ) ritiene che nel 1995 siano stati immessi clandestinamente nei mercati finanziari legali complessivamente 500 miliardi di dollari di denaro sporco , nonostante si siano rafforzate le misure contro il riciclaggio . Dopo che la " guerra alle droghe " e' terminata ormai con una sconfitta , lo stesso destino incombe sulla lotta al riciclaggio di denaro. La Svizzera NON HA una piazza finanziaria , la Svizzera e' una piazza finanziaria . Il vecchio detto e' valido oggi piu' che mai. Le banche svizzere hanno un ruolo primario a livello mondiale nel campo del " Private Banking " , dell' amministrazione dei beni di individui ricchi . In Svizzera vengono amministrati depositi di clienti che ammontano presumibilmente a 2400 miliardi di franchi . A cio' si aggiungono i fondi di investimento dell' amministrazione patrimoniale istituzionale ( casse pensione , fondi di investimento , assicurazioni) . Questi miliardi vengono spostati continuamente qua e la' sui mercati finanziari , a caccia del massimo profitto . Nasce cosi' un volume d' affari enorme , che crea le nicchie di cui i riciclatori di denaro hanno bisogno per fornire al loro denaro sporco un retroterra apparentemente legale . La fiducia della clientela nella riservatezza del banchiere e' il cuore del " Private Banking " . Le banche svizzere hanno fama mondiale di baluardo della discrezione . In questo paese i dettagli di un conto bancario sono protetti meglio dei segreti della camera da letto . Particolarmente gratificante per i riciclatori di denaro e' che l'evasione fiscale venga considerata una trasgressione perdonabile . Definiscono quindi il loro denaro sporco un capitale che vuole evadere le tasse e con cio' si procurano presso certe banche e certi amministratori fiduciari una legittimazione accettata . Ma il tradizionale vantaggio stanziale della Svizzera nell' amministrazione del patrimonio privato e' minacciato dalla forte pressione concorrenziale dei cosiddetti centri finanziari offshore , quelle isole e ministati che hanno adeguato le loro leggi alle necessità degli investitori stranieri . Questa concorrenza ha rafforzato ulteriormente il tradizionale riflesso condizionato alla segretezza di banche , avvocati , fiduciari e amministratori patrimoniali. Mania del mistero anziche' trasparenza resta il contrassegno delle pubbliche relazioni in questi ambienti . Un atteggiamento miope, come dimostra l' argomento del patrimonio dell' Olocausto . Il segreto bancario , favorito dalla guerra fredda , ha certo impedito per 50 anni un' analisi storica approfondita del ruolo della Svizzera come piazza finanziaria nella seconda guerra mondiale . Ma la maledizione dell'oro nazista e del patrimonio dell' Olocausto si e' rivelata alla fine più forte . Cio' che dopo la fine della guerra era stato dissimulato e rimosso si ripresento' nel 1995 come passato non rielaborato , vergognoso non solo per le banche ma per l' intera Svizzera . Nella primavera 1992 un gruppo di quattro magistrati milanesi , chiamati nei media "Mani pulite" , cominciarono le loro inchieste contro la corruzione . Appena due anni dopo il corrotto ordine italiano postbellico era crollato . Alcune delle sentenze di Mani Pulite hanno costituito il punto di partenza delle indagini condotte per questo libro . Ben presto fu chiaro che la Svizzera da decenni era servita da piazza - Offshore del sistema di corruzione italiano , definito Tangentopoli . Si consenta il paragone : se l'analisi di questi temi viene rimossa come quella dell' accaduto sulla piazza finanziaria Svizzera durante la guerra , ne nascera' il passato non rielaborato di domani . La lotta contro il riciclaggio di denaro e' considerata in tutto il mondo un compito primario . Altrettanto grande e' l'interesse generale alla pubblicazione di informazioni e analisi sui percorsi del denaro sporco . Far luce e' il motto di questo libro . Non si vuol tanto portare l' attenzione su singoli casi , avvenimenti , scandali quanto render visibili quelle strutture e intrecci finanziari , in cui il flusso del denaro sporco si mescola con quello legale . Fare i nomi di societa' e persone diventa percio' inevitabile . Conformi a questo approccio sono anche le numerose note a pie' di pagina disseminate nel testo , che contengono particolari concreti sui punti nodali e le diramazioni di strutture finanziarie invisibili . Questo libro si basa su ricerche condotte dal 1993 al 1995 insieme a Paolo Fusi in Svizzera , Italia , Lussemburgo, Liechtenstein , Inghilterra e Germania . Successivamente ho continuato da solo le indagini che hanno portato alla pubblicazione del presente volume . Le " Swiss Connections " di portata mondiale non possono essere descritte senza collaborazione internazionale . La mia gratitudine va alle tante colleghe e ai tanti colleghi di numerosi paesi che hanno supportato il mio lavoro . Senza di loro questo libro non sarebbe stato possibile . Zurigo, agosto 1996

Introduzione alla seconda edizione

Il 17 settembre 1996 "Swiss Connection" fu presentato alla stampa a Zurigo. Lo stesso giorno la stampa italiana annunciò l'arresto di Pierfrancesco Pacini Battaglia , italo-svizzero con doppia nazionalità, descritto nel capitolo 8 come ex cassiere di bustarelle del gruppo petrolifero statale italiano ENI a Ginevra. Grazie alla sua loquacità negli interrogatori e ai protocolli delle sue conversazioni telefoniche intercettate, cominciò una nuova serie di rivelazioni sulla corruzione in Italia. La portata che le sue confessioni rivestono per la Svizzera non è ancora calcolabile. A Ginevra Pacini Battaglia nel settembre 1996 era un grosso azionista ( non è chiaro se azionista di maggioranza) della Banque de Patrimoines Privès di Ginevra (BPG), che aveva contribuito a fondare nel 1987 ancora sotto il vecchio nome Banque Karfinco e che aveva adoperato come cassa per ifondi neri dell' ENI. Dopo l'arresto di Pacini Battaglia la Procura della Repubblica di La Spezia chiese assistenza legale a Berna . Al centro dell'interesse italiano c'era la BPG . In seguito a ciò cominciò in Svizzera un singolare gioco al depistaggio . In un comunicato stampa del 24 settembre 1996 la BPG , erede della Karfinco, smentì gli annunci dei media italiani , di aver subito controlli e perquisizioni e sostenne con forza che i suoi organi dirigenti non avevano niente a che fare con gli avvenimenti in Italia. Alcuni giorni dopo la BPG parlò della "visita" del procuratore federale Carla del Ponte, menre lei a sua volta dispose il blocco dell'informazione. Secondo notizie di stampa italiana la del ponte si sarebbe incontrata a Lugano a fine settembre con due giudici istruttori di La Spezia . Il 5 ottobre la del Ponte avrebbe visto addirittura il presidente dell' ENI Franco Bernabè, che avrebbe chiesto di prendere misure contro la BPG. Tutte queste notizie della stampa italiana non furono confermate dalla Procura federale. Già il 4 ottobre Erwin Heri si è dimesso dal consiglio di amministrazione della BPG. L'esperto finanziario Heri è direttore generale dell' assicurazione Winterthur ed era stato portato nel consiglio d'amministrazione dal presidente della BPG , Richard Schaefer , per elaborare una nuova strategia d'investimento per la banca. Secondo le stesse dichiarazioni di Heri egli si dimise perchè questo compito era stato espletato , e le sue dimissioni non avrebbero avuto nienete a che fare con l'arresto di Pacini Battaglia. Mentre la procuratrice federale manteneva un ferreo blocco dell'informazione si apprendeva alla fine di ottobre dalla stampa italiana che un giudice istruttore di La Spezia aveva incontrato di nuovo a Lugano la Signora del Ponte. Si sarebbe trattato di documenti che lei alla fine di settembre avrebbe sequetrato presso la BPG , la cui consegna all'Italia sarebbe tuttavia stata bloccata da un ricorso della banca. La confusione creata ad arte sui reali avvenimenti alla BPG evidenziano di nuovo le gravi carenze della politica di informazione della Procura Federale Svizzera. Anche intorno al libro gli eventi precipitarono già dopo il primo giorno di vendita. La Ilex Trust Services di Ginevra ottenne presso il tribunale di Ginevra un divieto provvisorio cautelativo di "Swiss Connection" . La stessa richiesta della Ilex insieme ad altri cinque querelanti non aveva avuto successo un'ora prima a Zurigo. Due settimane più tardi il tribunale di Ginevra sospese la disposizione di divieto, obbligò i querelanti ad un indennizzo processuale e rinviò l'azione giudiziaria a Zurigo. Nell' ambito di trattative concordatarie al tribunale distrettuale di Zurigo si ebbe in seguito una rielaborazione del capitolo 4 , che tiene conto delle obiezioni del giudice. In un giudizio sommario questo aveva rimproverato al testo di accostare ingiustamente la Ilex e gli altri querelanti all'ambito del riciclaggio di denaro e di fare in alcuni passi offese personali nei confronti di singoli querelanti. Un nuovo titolo del capitolo , modifiche del testo e una rielaborazione redazionale dei passi critcati hanno tenuto conto di questo. Rispetto alla prima edizione è stato eliminato il passaggio sulla catena di boutiques Trois Pommes della Signora Trudie Goetz . Sulla base di un'indicazione inesatta contenuta in un'opera di consultazione il passo sopracitato del testo poneva Trois Pommes nell'ambito di un gruppo internazionale Offshore. Alla luce di documenti e informazioni forniti dopo l'apparizione del libro è risultato che il supposto collegamento non c'è stato mai. Per uno spiacevole errore tecnico nella prima edizione si è fatto il nome alle pagine 313 e 321 di una ditta Indaco AG , in realtà non implicata in alcun modo negli avvenimenti descritti. I passi in questione si riferiscono alla ditta Inadco AG. Zurigo, inizio di novembre 1996

1 Materiale da Medellin

Tutto prese l'avvio per caso il 9 novembre 1988. Nel corso di un controllo di routine sull'autostrada Miami-New York la polizia stradale scoprì un carico di cocaina nell'automobile di Giuseppe Cuffaro . L'italoamericano fu arrestato e dopo alcuni mesi di prigione cominciò a collaborare con la FBI. In qualità di teste principale pentito poteva contare su un verdetto più mite. Siciliano di nascita, Cuffaro era emigrato a New York nel 1970 e lì si era legato alla leggendaria famiglia mafiosa Gambino. Nel 1983 si spostò a Miami , dove prese a collaborare, con un altro emigrante siciliano ,John Galatolo, e la sua Scirocco Fan Company. Galatolo riveveva grandi quantità di cocaina dal Sudamerica, che immagazzinava provvisoriamente e divideva in porzioni presso la Scirocco. Anche Galatolo era un mafioso ,ma non apparteneva alla famiglia Gambino di New York come Cuffaro ma alla famiglia Galatolo di Palermo. I Galatolo operavano in alleanza strategica con il clan dei Madonia , che negli anni settanta si erano imbarcati per primi nel commercio internazionale di cocaina. 1) Negli anni seguenti Galatolo e Cuffaro organizzarono un fiorente commercio di cocaina tra la Florida e New York. Cuffaro confessò anche di avere collaborato ad una fornitura di cocaina diretta a Palermo dalla Colombia. La FBI informò di questa confessione i colleghi a Roma e il 20 gennaio 1990 agenti investigativi italiani poterono interrogare nella sua cella Cuffaro tanto ben disposto a parlare.2) I poliziotti italiani non si pentirono del loro viaggio . Il connazionale emigrato negli USA rivelò i dettagli di un commercio di 600 kg. di cocaina della mafia siciliana con il cartello delle droghe di Medellin . La procura della repubblica di Palermo iniziò quindi un'istruttoria internazionale col nome in codice "Big John", che appena due anni dopo avrebbe regalato alla Svizzera lo scandalo Fimo. Fornitore di cocaina dei Madonia era il cartello delle droghe di Medellin, rappresentato da Waldino Aponte Romero e Angel Leon Sanchez. Con i due colombiani Galatolo aveva trattato nell'ottobre 1987 ad Aruba, isola delle Antille, per il padrino Madonia il prezzo di 21000 dollari al Kg. (in tutto circa 12 milioni di dollari) e le esatte modalità di consegna. La merce doveva essere portata a Castellammare del Golfo presso Palermo (e Trapani n.d.t.) con la nave "Big John" al comando del cileno Allen Nox , detto "Brito", e lì trasbordata su un peschereccio siciliano. Le coordinate esatte del luogo di consegna, le frequenze radio e una foto della "Big John" furono portate a Palermo ai Madonia da Cuffaro . Il trasporto andò liscio come l'olio. Il 9 gennaio 1988 davanti a Castellammare del Golfo 565 Kg. di cocaina poterono essere trasbordati dalla "Big John" al peschereccio già in attesa. Alcuni giorni più tardi Cuffaro, Aponte Romero e Leon Sanchez si incontrarono a Roma. I dueColombiani erano nervosi perchè la rimessa delle prime rate per la cocaina fornita era in ritardo e insistettero per un rapido pagamento. Come tramite di pagamento indicarono un uomo di nome Giuseppe , al quale il denaro doveva essere consegnato con il contrassegno "Garzon". Come Aponte Romero osservò, questo Giuseppe godeva della fiducia illimitata del suo "chefe" il dott. Garzòn di Medellin , per il quale già da molti anni aveva organizzato transazioni finanziarie internazionali. Cuffaro e Galatolo 4) rintracciarono questo Giuseppe a Milano e gli pagarono il prezzo d'acquisto della cocaina in contanti in banconote italiane.5) Dell'indirizzo esatto di Giuseppe il Cuffaro pentito non fu più in grado di ricordarsi nella sua confessione. Aveva solo ancora in mente che il suo ufficio era nelle vicinanze del duomo di Milano e decorato con numerose fotografie di cavalli da corsa. A Milano cominciò subito la ricerca febbrile del riciclatore di denaro Giuseppe. Il sospetto cadde tra l'altro su Giuseppe Lottusi, agente finanziario con ufficio in Piazza S. Maria Beltrade 1, vicino al Duomo. Lottusi era il consigliere d'amministrazione unico di due società ,la Interpart Finanziaria e la Scuderia "Gielle", denominata con le iniziali GL. Il 4 giugno funzionari di polizia italiana mostrarono a Cuffaro nella sua cella di prigione in America una foto di Giuseppe Lottusi, nel quale egli riconobbe immediatamente quel Giuseppe. "L'identificazione di Giuseppe Lottusi " si dirà più tardi nella sentenza " fu la rivelazione decisiva per le indagini" 6) . La Criminalpol milanese diretta da Gianni De Gennaro del " servizio centrale operativo" lo sottopose ad una sorveglianza permanente e al controllo delle linee telefoniche. Dopo più di un anno fu infine arrestato mentre lasciava la sua abitazione la mattina presto del 15 ottobre 1991. Era diretto all'aeroporto milanese di Linate e aveva nel bagaglio un biglietto aereo per Zurigo. Contemporaneamente la polizia perquisì abitazione e ufficio in Piazza S. Maria Beltrade e sequestrò una grande quantità di materiale. Il riciclatore Giuseppe Dalla sorveglianza di Lottusi era emerso che per lo meno una volta la settimana faceva la sua comparsa a Chiasso in Corso S.Gottardo 89 presso la Società Finanziaria Fimo SA, nei cui uffici aveva a disposizione una propria scrivania con linea telefonica. 7) "Di quando in quando portava alla Fimo denaro contante o carte valori"8) Secondo il vicedirettore della Fimo Enzo Coltamai Lottusi portava sia denaro dall'Italia a Lottusi sia denaro da Chiasso in Italia, all'anno in media da 5 a 6 miliardi di lire, per lo più in tranche da 500 milioni. 9) Oltre che nel traffico di denaro contante Lottusi aveva inserito la Fimo anche nel suo ingegnoso sistema di pagamenti per assegni o accreditamenti oltreconfine. Inoltre egli stesso o le sue società e prestanome gestivano tutta una serie di conti, mediante i quali egli pagava denaro in Svizzera , non appena i suoi clienti gli avevano dato in Italia la somma corrispondente in contanti. La consegna veniva fatta per lo più al suo factotum Bruno Verri nella pasticceria Excelsa in Piazza Angelis a Milano. Il sistema di compensazione funzionava anche in senso opposto : versamenti sui conti di Lottusi in Ticino, pagamenti in contanti a Milano, detratta la commissione, naturalmente. Tra il giugno 1988 e il novembre 1989 le forniture di denaro si sarebbero raddoppiate fino a più di dieci miliardi di lire. Lottusi l'avrebbe informato in anticipo di volta in volta dell'arrivo di una spedizione da Milano. Le banconote italiane da 50.000 e 100.000 lire in in confezioni di plastica sarebbero state messe su indicazione di Lottusi in sacchi delle Poste e Telegrafi Ticinesi e spedite come raccomandate assicurate alla Trade Development Bank (TDB, Ginevra). Beneficiario : Oficina de Cambio Internacional , contrassegno "Garzòn"10). Aveva la delega per il conto Giancarlo Formichi Moglia . Tra il 16 giugno 1988 e il 13 febbraio 1990 arrivarono alla TDB complessivamente 11 spedizioni assicurate per un totale di 10 miliardi e 275 milioni di lire con il contrassegno "Ref. Garzòn". Questo affare era considerato allora alla Fimo una faccenda del principale. Il superiore del vicedirettore Coltamai , il vicepresidente della Fimo Lorenzo Aloisio, conoscente di Lottusi da lunghi anni, aveva approvato la transazione. Dopo che Lottusi gli aveva chiesto se fosse in grado di versare 10 miliardi su un conto della TDB Aloisio gli aveva risposto che la cosa era fattibile. Invii fino a 300 miliardi sarebbero stati trasferiti a Ginevra in forma di bonifico ,nel caso di importi più alti sarebbe stato spedito materialmente denaro contante come assicurata.12) Il controllo del telefono di Lottusi aveva rilevato colloqui particolarmente frequenti con Giancarlo Formichi Moglia , titolare del conto "Oficina de Cambio Internacional" presso la TDB a Ginevra. Formichi Moglia emigrato negli USA agli inizi degli anni '70 era gestore d'affari della ditta R.C.G. Entreprises in South Hill Street 550 a Los Angeles. Allo stesso indirizzo erano domiciliate altre due società , l' Oficina de Cambio e L'Oficina de cambio Internacional. Tutte e tre le ditte di Formichi Moglia usavano lo stesso numero di registro presso il registro di commercio californiano (P53728870) e gli stessi conti presso la Security Pacific Bank of Los Angeles.13) Come società madre dell' Oficina de Cambio e l'Oficina de Cambio Internacional firmava una società venezuelana con sede a Caracas ,14 ) come loro procuratori firmavano Formichi Moglia e la sua segretaria Rose Kirby.15) Le tre società di Formichi Moglia a Los Angeles erano sorvegliate nell'ambito dell'azione anti-droghe "Polar-Cap" dell' FBI e furono infine smascherate quale veicolo di riciclaggio di denaro per il cartello di Medellin. Giancarlo Formichi Moglia e la sua segretaria Rose Kirby dalla fine del 1987 alla fine del 1988 avevano trasferito da Los Angeles al Venezuela circa 40 milioni di dollari di denaro derivante dal traffico di droga.16) Dopo l'arresto di Lottusi Formichi Moglia e Kirby se ne andarono in Australia, dove entrambi furno infine arrestati il 13 ottobre 1992 e estradati in Italia.17) Lottusi condannato Quasi due anni dopo l 'arresto , Lottusi fu processato a Palermo nel 1993 ( insieme con 15 coimputati in parte fuggiaschi). Fu condannato a 20 anni di prigione , sentenza contro cui il suo avvocato Giorgio Sanseverino fece appello. Lottusi non sarebbe stato un mafioso ma semplicemente un galoppino della mafia che riceveva ordini da Formichi Moglia. L'istanza giudiziaria immediatamente superiore si conformò a questa argomentazione e lo condannò per riciclaggio di denaro ad una pena ridotta a 12 anni. 18) Ad anni di prigione per riciclaggio di denaro furono condannati alla fine del 1994 a Palermo anche Formichi Moglia e la sua segretaria Kirby. Significativo è che la loro difesa aveva sostenuto una versione dei fatti esattamente contraria a quella di Lottusi, e cioè che loro erano solo gli inconsapevoli esecutori delle disposizioni di un Giuseppe Lottusi pienamente informato. Per i giudici di Palermo era provato che il clan Madonia pagava in contanti al riciclatore Giuseppe Lottusi il prezzo della cocaina, fornita dal cartello di Medellìn. Lottusi versava il denaro via Fimo sul conto di Giancarlo Formichi Moglia , prestanome di Medellìn, presso la Trade Development Bank di Ginevra. 19) Abbiamo con ciò un tipico riciclaggio di denaro in più stadi attraverso due istituti finanziari svizzeri . La Fimo (Chiasso) e la Trade Development Bank (Ginevra) , usate come stazioni diriciclaggio, sono considerate in maniera più analitica nei due capitoli seguenti.

1) Francesco Madonia era il capo o capofamiglia della famiglia Resuttana. Dalla fine degli anni '70 fino al suo arresto in seguito all'affare "Big John" fece parte della cosiddetta cupola o commissione interprovinciale , il supremo organo mafioso in Sicilia. I Madonia erano alleati al clan dei Corleonesi , il cui capo Totò Riina era uscito vincitore dalle sanguinose lotte mafiose siciliane dell'inizio degli anni '80. Nel dicembre 1989 fu arrestato a Palermo. ( Cfr. Falcone, Giovanni : Cosa Nostra , Parigi 1991 )
2) Tribunale Civile e Penale di Palermo : Sentenza contro Aponte Romero, Waldino (Sentenza anno 1993 /N:248 bis/ 93 Sent./B163 /91 Reg.Gen./ (+131/92 Reg.Gen.)/N.6981/90 P.M.), 24. 3. 93,p.9. Questo verdetto viene qui di seguito citato come TCPP (+14).
3) L'isola caribica Aruba si trova davanti alla costa del Venezuela. Diversamente dall'isola sorella Curaçao, che vuole restare con l'Olanda, nel 1986 Aruba ha votato per la piena indipendenza dalla ex potenza coloniale a cominciare dal primo gennaio 1996. Aruba gestisce come Curaçao un'importante piazza finanziaria offshore. Numerosi resoconti documentano il massiccio infiltrarsi ad Aruba delle organizzazioni criminali, soprattutto dalla Colombia e dall' Italia.
4) John Galatolo fu arrestato nel febbraio 1990 grazie alla confessione di Giuseppe Cuffaro
5) TCPP (+14), p.12
6) TCPP (+14), p.102
7) TCPP (+14), p.104
8) Criminalpol Milano : Rapporto 9009001, s.d..,pp.14 segg.
9) Interrogato da sostituti procuratori della repubblica italiana a Lugano il 17 dicembre 1991 Enzo Coltamai ha confermato che Lottusi da ben più di dieci anni intratteneva buoni rapporti con la Fimo e aveva un posto di lavoro con telefono. Era stato presentato dal suo predecessore Ernesto Bongiovanni che aveva lavorato con la Fimo già dall'inizio degli anni '60. Il 5 marzo 1992 Coltamai fu messo a confronto in una prigione milanese con Lottusi , che confermò per intero le sue dichiarazioni; un giorno prima Lottusi aveva confermato anche le dichiarazioni di Cuffaro.
10) TCPP (+14), p.104 segg.
11) TCPP (+14), p.109
12) TCPP (+14), p.109
13) TCPP (+14), p.26
14) Nel loro consiglio di amministrazione erano presenti Nelson manuel Garcìa Ramirez e Alvaro Velez Trilloz.
15) TCPP (+14),p.109
16) TCPP (+14), p.36
17) Lottusi telefonava spesso anche al fiduciario in pensione Ernesto Bongiovanni a Perugia. Era stato lui a insegnargli il mestiere di consulente finanziario, a introdurlo alla Fimo e a lasciargli dopo il suo pensionamento la clientela abituale (TCPP [+14], p.103). Altri frequenti partner delle conversazioni telefoniche di Lottusi erano Savino Porcelluzzi , Andrea Palombini e i due lussemburghesi Emile Vogt e Marc Neuen. Neuen lavorava per la Filiale des Crèdit Industriel d' Alsace et Lorraine lussemburghese. Vogt faceva parte del consiglio di amministrazione della Compagnie Financière de Gestion e della Banque de Luxembourg. La Compagnie Financière de Gestion era già finita sui giornali un anno prima in relazione alla cosiddetta Duomo Connection milanese. Gaetano Nobile, accusato di traffico di droga, aveva parcheggiato lì il suo denaro. Nel corso dell'istruttoria contro Lottusi emerse marginalmente anche il nome della filiale di Henry Ansbacher & C.ic. a St. Peter Port (Guersney). Il suo agente di collegamento roberto Pizzuti a St.Peter Port era titolare di numerosi conti presso la locale Filiale della Henry Ansbacher & Cic. (Eco di locarno, 10. 11. 91). Secondo l' Eco il partner di Lottusi Pizutti faceva parte anche del Plaiderie Trust , St. Peter port ( Guersney) . Oltre ad avere collegamenti a Guersney Lottusi aveva fondato 9 società anche in inghilterra, e precisamente Varvelta Ltd., Vecta Glass company, Gateway Consultant Company, Rexfinch, Maytime Development, Landama, Riteridge, Trindust, Nordstern.
18) Contro la sentenza si appellò da parte sua la Procura della Repubblica. In base alle dichiarazioni del pentito Cuffaro , l'accusa ritiene che Lottusi sia un mafioso . (TCPP [+14], p.114 segg.)
19) Un'ulteriore base d'appoggio di Lottusi in Ticino era la Kreditanstalt svizzera di Lugano che in un comunicato stampa del 31 ottobre 1991 escluse ogni coinvolgimento negli affari di Lottusi e ribadì la sua disponibilità ad una piena collaborazione con la giustizia. La filiale di Lugano del grande mediatore di borsa statunitense Merril Lynch , che era stata pure messa in relazione con Lottusi , aveva fatto sapere il 18 ottobre attraverso l'avvocato Pier Felice Barchi , di aver agito sempre secondo l'uso comune in ambito finanziario. (Nello studio legale di Pier Felice Barchi la Del Ponte aveva fatto quasi 20 anni prima i suoi primi passi come avvocatessa). Anche la filiale di Lugano della Ilex Trust Services (Ginevra) fu citata come interlocutrice di Lottusi sulla base di un comunicato di polizia italiano sull' Eco di Locarno (10. 11. 91). Già il 18 ottobre 1991 il procuratore di stato Carla del Ponte attestò alla Kreditanstalt (Lugano), a Merrill Lynch (Lugano) e alla Ilex Trust Services (Lugano) che poteva essere escluso ogni coinvolgimento di quadri direttivi e consiglieri di amministrazione.

2 Fimo ovvero La buona fede

La Finanziaria Mobiliaria SA, detta in breve Fimo, era stata fondata il 21 marzo 1956 dal notaio Ercole Doninelli a Chiasso. Il capitale di fondazione ammontava a 100.000 franchi ed era suddiviso in mille azioni , sottoscritte da due Ticinesi e cinque Italiani, tra cui Carlo Vincenzo Aloisio di Torino. 1) Gli affari in seguito debbono essere andati bene se nel 1963 il capitale azionario si era decuplicato raggiungendo il milione di franchi. Le 9000 nuove azioni furono sottoscritte da due direttori della filiale di Chiasso della Schweizerische Bankgesellschaft (SBG), Edgardo Botta e Gianfranco Keller. Con ciò la SBG (Chiasso) controllava il 90 percento delle azioni Fimo. Contemporaneamente due dei consiglieri amministrativi Ticinesi fino allora in carica 2) diedero le dimissioni e cedettero le loro quote di capitale in maniera fiduciaria a Ercole Doninelli, che entrò nel consiglio di amministrazione. Un altro nuovo arrivo in questo comitato fu costituito da Lorenzo Aloisio 3), figlio dell' azionista di fondazione torinese Vincenzo Aloisio, e abitante a Besazio. Negli anni '60 la Fimo continuò ad espandersi fortemente e nell'aprile 1972 salì da uno a tre milioni , sottoscritto di nuovo interamente dalla SBG (Chiasso). Nuovo presidente divenne il notaio Ercole Doninelli , nuovo vicepresidente Lorenzo Aloisio. Nel dicembre 1976 la SBG negoziò per il partner Aloisio l'acquisto della piccola banca zurighese Bank Roulston. 4) Aloisio cambiò il nome dell' istituto in banca Albis , raddoppiò il capitale a due milioni e prese in affitto uffici più grandi in Gerbergasse 6 , vicino alla Zuercher Bahnhofstrasse. In seguito la nuova acquisizione di Aloisio servì alla società finanziaria Fimo, a presentarsi come banca col nome Albis senza possedere una licenza bancaria della commissione bancaria. La Fimo e i suoi clienti erano allora in assoluto i clienti più importanti della banca Albis.5) Nella seconda metà degli anni '70 ,mentre la piazza finanziaria Ticino era sconvolta dallo scandalo della filiale di Chiasso della Kreditanstalt e dallo scandalo non ancora descritto di Weisskredit, il discreto trio di successo SBG-Aloisio-Doninelli , passando del tutto inosservato, incassava con la Fimo lauti guadagni nel mondo degli affari finanziari italo-svizzero. Nel 1982 un'operazione non ortodossa di scambio sistemò la posizione contraria alla legge bancaria della società gemella Fimo-Banca Albis. La Fimo sottoscrisse un aumento di capitale di tre milioni della banca Albis che pagò con un apporto di beni in natura. Ciò consistette nel trasferimento dell'attività di tipo bancario della Fimo alla banca Albis. Concretamente accadde questo : La banca Albis aprì nei locali della Fimo in Corso San Gottardo 89 a Chiasso una filiale , che prese 27 dei 30 posti di lavoro della Fimo e attivi e passivi della Fimo per 30 milioni di franchi , dei quali 10 milioni in oro. Da allora la filiale di Chiasso della banca Albis e la Fimo lavorarono negli stessi uffici in Corso San Gottardo 89. Grazie all'abile operazione si erano adeguati alla legislazione bancaria senza dover veramente mutare qualcosa nell'andamento degli affari. Da un punto di vista economico Fimo e Banca Albis rimasero gemelli monozigotici. . Vale a dire che la società finanziaria Fimo non sottoposta alla legislazione bancaria aveva una porta posteriore aperta su una banca. Che questo stratagemma degno di un azzeccagarbugli non fosse allora in contraddizione con gli standard dell'etica degli affari della SBG è significativo. 6) Già un anno più tardi , nell'aprile 1983, la Fimo aumentò il suo capitale da tre a sei milioni, Già un anno più tardi , nell'aprile 1983, la Fimo aumentò il suo capitale da tre a sei milioni, sottoscritto per metà rispettivamente da Ercole Doninelli , mediante la sua Stefany Financing company SA (Chiasso) e da Lorenzo Aloisio. con ciò erano cambiati anche per la prima volta dal 1963 le quote di partecipazione al gruppo Fimo-banca Albis: la SBG (Chiasso) controllava ora anzichè il 90 percento ,ancora circa la metà delle azioni Fimo, mentre Doninelli e Aloisio ne avevano circa un quarto. Nel gennaio 1986 infine la SBG (Chiasso) ridusse la sua partecipazione alla fimo a circa il 45 percento. Vendette appena il 5 percento alla Itoko Holding SA, che ( attraverso la GiBi Fiduciaria SA) erano detenuti da Guido Brioschi, Luisa Gianella Brioschi e Giancarlo Tramezzani.7) 

Misteriose dimissioni in massa

Nella primavera 1988 si ebbero dimissioni in massa dal consiglio d'amministrazione della Banca Albis, gemella della Fimo. Nel febbraio e nel marzo 1988 Roberto Feller
8) e Andrè W. Cornu 9) annunciarono il loro ritiro solo poche settimane prima dell'assemblea generale a Zurigo. Nel corso di quest'assemblea diede le dimissioni anche il presidente della banca e avvocato Giordano Borradori di Lugano. Nell'organo supremo della banca Albis restò solo l'avvocato Fernando Rizzoli , collega d'ufficio del famoso avocato e consigliere nazionale della cvp, gianfranco Cotti. 10) I tre dimissionari furono sostituiti alla Banca Albis dall'avvocato zurighese Rudolf Hegetschweiler in qualità di nuovo presidente e dalla allora consigliera nazionale liberale Geneviève Aubry, originaria del Giura bernese. La Aubry, priva d'esperienza nel campo delle operazioni bancarie, aveva un ruolo di facciata, come si deduce dal fatto che era l'unica consigliera d'amministrazione a non far parte del comitato. Anche alla Fimo dopo il terremoto presso la figlia Banca Albis si ebbe nel giugno 1988 un rimpasto. Un'assemblea generale straordinaria elesse nuovo presidente della Fimo Gianfranco Cotti.
11) Divenne nuovo membro del consiglio d'amministrazione Demetrio Ferrari, collega di Cotti ed ex granconsigliere della CVP. Nel mondo politico Ferrari e Cotti erano considerati eminenze grigie della CVP ticinese.  ...

1) Gli altri azionisti erano : Germano Sprela (Milano), Fortunato Milanesi (Santa Margherita Ligure), Emilio Bianchi (Vacallo ,TI ), Luigi Veronelli (Morbio Inferiore, TI) , Italo Bevilacqua (Como) , Ennio Saskia (Genova).
2) Emilio Bianchi e Luigi Veronelli
3) Nel 1981 Aloisio, sua moglie Ines e i due figli ottennero la cittadinanza a Besazio.
4) Questa banca era stata fondata alla fine degli anni '40 e si chiamava in origine Bank Haerry AG. Cambiò nome dopo che nel 1973 era stata acquistata dalla Roulston & Company Inc. ( Cleveland, USA).
5) Lettera della Fimo del 6 aprile 1982 al Registro di Commercio zurighese
6) Anni più tardi la differenza tra banca e non- banca diventò importante per il consigliere federale Otto Stich. Allorchè il consigliere nazionale ticinese della FDP Sergio Salvioni chiese nell'ottobre 1995 perchè la Commissione bancaria non fosse intervenuta a proposito delle bustarelle della Fininvest di Berlusconi passate attraverso la Fimo , Stich disse che era compito della Giustizia ticinese e che inoltre la Fimo non era una banca (Neue Zuercher Zeitung, 6. 10. 95.)
7) Luisa Gianella Brioschi e Guido Brioschi lavorano a Lugano in uno stesso studio con Daniele M.Timbal, l'ex marito di Carla del Ponte.