Ricucci compra RCS-Rizzoli: per non far uscire il libro "Finanza Armata" di Ferruccio Pinotti? - 1 giugno 2005
Ferruccio Pinotti, "Finanza Armata" (inedito?), Rizzoli
"Il dramma
di un figlio che vuole sapere la verità sulla morte del padre.
Nessuno ha mai chiarito perché Calvi è stato
"condannato". E perchè in oltre vent'anni non è stata
raggiunta la verità. Chi l'ha impedito? Il libro di Pinotti
parte da qui: dalla testimonianza e dal racconto sofferto di Carlo.
Affrontando spese altissime e con l'aiuto di investigatori privati, il
figlio ha condotto indagini in tutto il mondo, raccogliendo materiale
ritenuto prezioso dagli inquirenti e che per la prima volta viene messo
a disposizione del pubblico. Carlo racconta senza remore i risultati
della sua ricerca della verità con importanti rivelazioni sui
nuovi "poteri forti" e l'ascesa dell'Opus Dei."
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data: Sun, 19 Sep 2004 20:59:08 +0200
Da: "Ferruccio Pinotti" <ferruccio.pinotti@...>
A: "Marco Saba" <max@...>
soggetto: Libro ultima versione
Caro Marco,
ecco la bozza del testo, rimaneggiato da questi di Rizzoli. Le note per ora
sono alla fine, poi andranno a pie' di pagina. Fammi sapere, che giovedì ho
l'incontro.
un caro saluto,
Ferruccio
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Pezzi tratti dalla "bozza" pre-Ricucci:
"Ho incontrato anche Marco
Saba, dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di
Ginevra, che mi ha introdotto nei complicati meccanismi delle
società di clearing, ovvero le camere di compensazione delle
transazioni finanziarie internazionali che consentono di effettuare
operazioni in maniera rapidissima e assolutamente riservata. Come in un
pozzo senza fondo, tutto è avvolto in una oscurità
impenetrabile. Un capitolo importante, anch’esso suggeritomi dal figlio
del banchiere dell’Ambrosiano. Si tratta della vicenda Cedel, delle
rivelazioni fatte da Ernest Backes, un tecnico dell’alta finanza
tedesco, e dal giornalista francese Denis Robert. Li ho contattati
entrambi. Il primo, che attualmente vive a Neuchâtel, in
Svizzera, mi ha rivelato di esser stato contattato dagli inquirenti che
stanno lavorando al nuovo processo Calvi. Robert, invece, mi ha
confermato di persona la sua profonda convinzione dell’importanza del
capitolo Cedel per risolvere i misteri relativi alla morte di Calvi."
"E’ Carlo Calvi a darmi la
traccia da seguire. «Dovrebbe informarsi in merito alle scoperte
fatte da Ernest Backes e Denis Robert. Non se ne sa ancora nulla, in
Italia.»
Il suo suggerimento è
come al solito anodino, stringato. Grazie a Marco Saba, un ricercatore
dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra che
ho incontrato sulla via del ritorno dal Canada, sono riuscito a
ricostruire questa vicenda, mai affrontata da chi si è occupato
del caso Calvi-Ambrosiano.
Roberto Calvi, nella fase tra
la sua nomina a direttore centrale capo nel 1970 e a direttore generale
nel 1975, sente il desiderio di spingersi oltre le scelte di Canesi sul
fronte strategico delle alleanze estere. E fa in modo che la
Kredietbank del Lussemburgo lo accolga nel suo consiglio
d'amministrazione. Nell’istituto fiammingo lavorava all’epoca un
brillante banchiere di nome Gérard Soisson. E in quello stesso
periodo Soisson, insieme a un tecnico dell’alta finanza, il tedesco
Ernest Backes, è tra i principali ideatori del primo sistema di
clearing internazionale, ovvero la camera di compensazione delle
transazioni finanziarie denominata Cedel (Centrale di consegna di
valori mobiliari), una società privata che dal 1999
diventerà Clearstream, il “fiume pulito”, un nome che suona
ironico per una società che si occupa di movimenti di capitali.
Intorno a questo sistema completamente privato Calvi e Soisson
stringono i loro rapporti. Il banchiere milanese coglie subito le
potenzialità di questo nuovo sistema di transazioni. E
l’Ambrosiano diviene uno degli azionisti-correntisti chiave di Cedel.
Ma Calvi comprende anche che il Lussemburgo diventerà presto una
delle capitali mondiali dei flussi finanziari coperti, e per questo
cerca un’ulteriore legittimazione tra i ristretti circoli del potere
finanziario del luogo. Roberto Calvi viene ammesso in una delle
principali logge massoniche lussemburghesi, alla quale apparteneva
anche uno dei quadri superiori di Cedel, il segretario generale
René Schmitter.
I legami tra Calvi e
Soisson si rinsaldano, in maniera ovviamente non fortuita. Le relazioni
di fiducia tra i dirigenti delle principali banche che operano in Cedel
e i quadri della società sono fondamentali. Esse costituiscono
la materia prima sulla quale si fabbrica quotidianamente il clearing.
Soisson era un uomo discreto, e manteneva il totale segreto sulla
natura dei suoi rapporti con i banchieri più influenti del
pianeta. Apprezzava Calvi, era leale nei suoi confronti.
«I due – ha raccontato
Ernest Backes – sembravano parenti: l'italiano gli aveva offerto un
regalo che Soisson teneva sulla sua scrivania: tre scimmiette in
metallo: una si copriva la bocca, l'altra gli orecchi e la terza gli
occhi.»
Nel corso degli anni Settanta,
Cedel diviene uno dei principali canali finanziari per le operazioni
compiute dall’Ambrosiano a favore e per conto dello Ior, ma anche su
molti altri fronti pericolosi, come la rete delle società
panamensi e le operazioni in Sudamerica. Calvi, attraverso il sistema
Cedel, ottiene un doppio risultato: da un lato la segretezza e
l’irreperibilità delle sue acrobatiche movimentazioni di
capitale (solo alcuni conti erano accessibili dalle
autorità pubbliche, gli altri erano denominati “non pubblicati”
ed erano occultati attraverso una contabilità parallela);
dall’altro la possibilità di mantenere una prova che certi
trasferimenti di denaro lui li aveva compiuti, magari per conto del
Vaticano o di altri potenti gruppi imprenditoriali. Un formidabile
strumento di ricatto potenziale. In Cedel, infatti, restava e resta una
traccia contabile di tutti i valori transitati. In caso di
difficoltà, e grazie al suo fedele amico Gérard Soisson,
Calvi era perciò in grado di recuperare una prova documentale
dei movimenti da lui realizzati in favore o per conto di terzi.
Nel 1980, quando ormai il
sistema di clearing era perfettamente avviato, René Schmitter e
Gérard Soisson organizzarono una delle riunioni mensili del
consiglio d'amministrazione di Cedel a Roma, negli uffici dell'Istituto
per le Opere di Religione. Ernest Backes racconta: «Avevo
suggerito a Soisson di raccomandare a Marcinkus di aprire un conto
diretto con Cedel per lo Ior e di evitare così i giri attraverso
tutte le banche che apparivano nelle transazioni. Quando Soisson
tornò dalla riunione ebbi l'impressione che non avesse osato
esprimere questa proposta».
Due anni dopo questa riunione,
Soisson disse a Backes che aveva visto delle cose bizzarre in Vaticano:
«Soisson sapeva leggere le transazioni meglio di me, che non
vedevo altro che il lato tecnico. Io facevo delle battute sul Papa,
intorno agli estratti che leggevo in Cedel. Ma lui sapeva che le
istruzioni ordinate da Calvi su dei sottoconti della finanza vaticana,
con l'avallo della Santa Sede, erano più che rischiose. Si
sentiva che il trucco sarebbe stato prima o poi scoperto».
"Per approfondire la
questione, da Neuchâtel mi sono spostato a Ginevra, dove ha sede
l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata con il quale
collabora Marco Saba, il ricercatore che mi ha aiutato a comprendere le
connessioni tra Cedel-Clearstream e il caso Ambrosiano. Mi incontro con
Marco in un ufficio a poche centinaia di metri dalla stazione
ferroviaria e dalla sede del Credito Svizzero. Ho deciso di contattarlo
perché avevo letto dei riferimenti a una sua inchiesta sul mondo
bancario e in particolare sulla finanza "coperta". Gli chiedo cosa ne
pensa, a distanza di vent'anni, della questione dell'Ambrosiano e di
Roberto Calvi. «Mi sono interessato della vicenda dell'Ambrosiano
per vari motivi, tra cui il fatto di aver conosciuto alcuni dei
personaggi che furono coinvolti. Nel 1999, durante una ricerca per
conto di una Ong italiana, l'Osservatorio Etico Ambientale, mi ero
accorto di quanto il mondo finanziario fosse in grado di condizionare
non solo la politica internazionale ma anche la ricerca all'interno
della stessa comunità scientifica. Durante una analisi
retrospettiva dei vari fatti clamorosi accaduti negli ultimi vent'anni,
della serie di fallimenti di banche e istituzioni finanziarie, mi ero
accorto che esisteva un filo conduttore.»
Saba propone una metafora.
«Per usare un’immagine
forte si può dire che esista quasi un governo parallelo,
nell’alta finanza. Per governo parallelo intendo il potere forte,
quello del denaro, cui tutti gli altri sono vassalli. Sono sempre stato
abbastanza puntiglioso e pignolo, nelle mie ricerche, perché
quello che stavo scoprendo aveva dell'incredibile. Il mondo della
finanza spende somme folli per la propaganda, al fine di nascondere se
stesso: un serpente che si morde la coda. Il problema è che la
gente comune non sa, o non vuole sapere queste cose. Si possono creare
figure di banchieri d’assalto o di speculatori, come Calvi e Soros,
senza che nessuno se ne accorga, per fini precisi. Il problema è
che personaggi come Calvi, i cosiddetti “burattinai”, alla fine si
rivelano persone manovrate, dei semplici maggiordomi. Dei bersagli sui
quali convogliare i disagi dell’opinione pubblica, per distrarre
l'attenzione dai veri responsabili di certe crisi finanziarie
ricorrenti.»
Ho il timore che stiamo uscendo dal seminato e chiedo al mio interlocutore di tornare alla vicenda dell'Ambrosiano.
«Per inquadrare la
fattispecie dell'Ambrosiano bisogna capire che l'intero sistema
bancario attuale vive in un universo parallelo rispetto alla
democrazia, al potere apparente. Poiché nel caso dell'Ambrosiano
dobbiamo confrontarci con la criminalità, non possiamo
prescindere dal fatto che essa è un elemento presente nel
sistema bancario occidentale. Le porto un dato eclatante. Secondo
alcuni studi econometrici ogni cittadino europeo, a causa delle rendite
accumulate nel corso dei secoli dal sistema bancario, “avanzerebbe” dal
sistema stesso 1 milione e 200 mila euro di rendite da capitale. Le
pare poco? I fenomeni di emigrazione cui stiamo assistendo sono dovuti
al fatto che l’appropriazione delle rendite da capitale, in alcuni
Paesi, è di proporzioni ancora più allarmanti. Tipico
è il caso dell'Albania.» Ma allora, i giudici dove
hanno sbagliato nelle indagini sul caso Calvi-Ambrosiano? Cosa potrebbe
fare un magistrato che si trovasse al posto dei giudici Monteleone e
Tescaroli?
«Mi piace ricordare una
frase del generale Dalla Chiesa, non a caso morto anche lui ammazzato:
"Cherchez l'argent". I giudici italiani, quelli di Milano, non hanno
mai acquisito la perizia generale contabile della Touche & Ross sul
Banco Ambrosiano. L'hanno dichiarato fallito "sulla fiducia". Potenti
gruppi hanno rilevato i gioielli del Banco Ambrosiano a prezzo
simbolico. La signora Margaret Thatcher ha messo sotto segreto di Stato
la perizia contabile generale sulle attività estere del Banco
Ambrosiano. Brian Smouha, il revisore dei conti della Touche & Ross
che curò la liquidazione, segretata, dell'Ambrosiano è lo
stesso che poi ha gestito la liquidazione della Bcci. Nelle storie dei
crimini bancari ricorrono sempre le stesse persone, talvolta gli stessi
indirizzi degli uffici. La domanda chiave sull'Ambrosiano è
perché la Midland Bank revocò il fido al Banco poco
prima della morte del banchiere? Hanno forse pensato che la banca
conveniva rilevarla dal fallimento piuttosto che salvarla? Queste sono
alcune delle domande a cui nessuno ha interesse a dare una risposta.
Perché i giudici non vanno a verificare cosa c’era nella
valigetta di Calvi, che ancora oggi un noto banchiere si tiene
amorevolmente stretta? Se avesse voluto andare a Zurigo, Roberto Calvi
ci sarebbe andato subito. Ma era a Londra che si giocava il grande
gioco.»
E quella partita, come sappiamo, il banchiere dell’Ambrosiano la perse.
Editoria e finanza
La vicenda Rizzoli-Corriere della Sera
Se quello della rete off
shore, dei movimenti occulti di capitali, delle contiguità
pericolose con ambienti che praticavano attività di riciclaggio
è un filone centrale nella vicenda Calvi-Ambrosiano, altrettanto
importante è il capitolo che riguarda l’editoria. Lo stesso
Roberto Calvi, più volte, aveva attribuito l’origine dei suoi
problemi all’ingresso nel mondo della carta stampata..."
[...]
"Il dipartimento di Stato USA, il 15 giugno 2004, ha desecretato
centinaia di pagine di documenti sul caso dell’ex agente del Sismi (e
consulente di Roberto Calvi) Francesco Pazienza, a seguito di un FOIA
(Freedom of Information Act) effettuato da un membro dell'Osservatorio
sulla Criminalità Organizzata di Ginevra, il ricercatore Marco
Saba. Il mandato di estradizione di Pazienza dagli Usa (dove venne
arrestato) all’Italia, venne all'epoca segretato dal ministro Mino
Martinazzoli. Attualmente Pazienza è detenuto nel carcere di
Livorno, in ragione però di una condanna legata a operazioni di
«depistaggio» sulla strage di Bologna. L’ex agente, che ha
nell’estate 2004 dato vita anche a uno sciopero della fame, sostiene da
anni che la sua carcerazione è in realtà legata ai
segreti del caso Calvi-Ambrosiano. In tutti questi anni non è
ancora stato desegretato nemmeno il rapporto contabile finale sul Banco
Ambrosiano (estero) che all'epoca venne segretato da Margareth
Thatcher."
[...]
Backes è stato altresì tra i creatori, tra la fine degli
anni ’60 e per tutti gli anni ’70, delle «camere di
compensazione», ovvero dei sistemi di «clearing» che
hanno innovato profondamente le transazioni. Backes ha svelato alcuni
dei suoi segreti al giornalista investigativo francese Denis Robert,
nel libro-denuncia Révélation$, Les Arènes, 2001.
Note:
Ernest Backes, Denis Robert, Révélation$, Les Areènes, 2001, p. 31
[Uscito in italia col titolo: Soldi - il libro nero della finanza internazionale - Nuovimondimedia 2004]
Ibidem, p. 40
Backes e Robert, op. cit., p.40
Ibidem, p. 40-47
Backes e Robert, op. cit. p. 47
Backes e Robert, op. cit.p. 8
Backes e Robert, op. cit., p.16
Fernando Imposimato, Un Juge en Italie, Éditions de Fallois, Paris, 2000
Backes e Robert, op. cit., p. 41.
In These Times, 15 marzo 2002
Backes e Robert, op. cit., p.43
cfr. Denis Robert, La Boite Noire, Les Arènes, Paris, 2002
Backes e Robert, op. cit., p. 47
E’ quella che Marco Saba ed altri studiosi di frontiera definiscono come «rendita da signoraggio».
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