Il mantra degli
economistici (e Firenze alla deriva) - Marco
Saba, 9 ottobre 2006
Come in ogni impero sull'orlo di una crisi di nervi che si rispetti,
assistiamo al ripetersi del "mantra degli economistici" - una razza di
cani medievali che aspettano, sotto la tavola rotonda, che cadano delle
briciole soprattutto per loro.
Questo mantra recita: "non ci sono briciole abbastanza per tutti i
cànidi, occorre ridurre le spese oppure aumentare le tasse
canine".
E fin qui si spiega come mai non sono mai arrivati gli extraterrestri:
probabilmente stanno ancora cercando un pianeta abitato da una razza
intelligente.
Altrimenti, come avrebbero fatto a sopravvivere gli
statalicàntropi?
La corrente imperiale mediatica sostiene che esistono dei maniaci della
cospirazione, detti paranòidi - sempre meglio dei
paracùlidi - che sostengono che gli elitisti governano il mondo.
Quando mai! Sappiamo tutti che in realtà gli ultimi sono i
primi... Nevvero? Ognuno, alla nascita, ha le stesse probabilità
di fallire, senza discriminazione, con l'aiuto proattivo dei suonatori
a vita. Ogni governo che si succede, cerca di aumentare questa
possibilità di fallimento, livellando verso il basso la
società. Questo governo sinistro esagera. Approfittando del
fatto che i suoi elettori sarebbero abituati alla miseria, questo
governo cerca di far diventare anche tutti gli altri ugualmente
miserevoli, per evitare l'invidia di classe. Questo governo - sicario
economico - vuole abbattere la classe media, invece che innalzare i
miserabili ad un livello di vita decente.
Seguendo pedissequamente le indicazioni di George Orwell - al secolo
Eric Arthur Blair - il governo moderno teme i "medi". Orwell infatti
disse che la storia del mondo si riassume in questo: ci sono tre
livelli, gli alti, i medi ed i bassi. Ogni tanto i medi fanno finta di
allearsi coi bassi per poter arrivare a combattere e sostituire gli
alti (ti ricorda niente?). Dopodiché, il gioco ricomincia.
Conscio di questo pericolo dei medi, il governo Prodi, composto da
"banchisti" - il "banchismo" è la reale corrente del pensiero
dominante dal 1945 ad oggi, avendo sostituito altri "ismi" più
ingenui - cerca di livellarli tutti verso il basso. Dimodoché
presto, anche guidare una bici, sarà considerato un lusso. E
verrà tassato, stai sicuro.
Di fronte a questa deriva, il vecchio militante della FGCI, oggi
sindaco di Firenze, che non si ricorda nemmeno quando qualcuno gli
correggeva gli errori di grammatica nei volantini ciclostilati,
parliamo di Leonardo Domenici, non ha il coraggio di fare l'unica cosa
giusta: rivendicare la sovranità monetaria. Lo posso capire:
negli anni '70 non potevi nemmeno chiedere la parola, durante un
comizio comunista (specie se c'era D'Alema a parlare, come a Firenze
nel 1977). Si era ai tempi in cui non c'era l'interattività, per
questo forse l'unica risposta era iperattiva: la violenza. Oggi
è subentrata la rassegnazione intorpidita. Oggi l'unica domanda
è: chi è che me lo sta mettendo in quel posto?
Perché, se è un compagno, allora tutto bene.
Se pende a sinistra, il fallo/fallace è una virtù. Siamo
tutti giocoforza portatori di sfinteri mancini.
Altrimenti, dio non voglia, se ci inalberiamo siam fascisti, stai
sicuro.
Siamo tutti portatori di una mediocrità che viene sfruttata da
questi spacciatori di livellazione verso il basso, per il loro mero
interesse. E quindi, questo sindaco della città medicea, mica si
ricorda cosa vuol dire il rinascimento. Probabilmente non l'ha
studiato: magari stava facendo una manifestazione quel giorno. Ma non
è colpa sua: non sa che la crescita può avvenire solo se
si crea lo strumento necessario per sfruttare le risorse altrimenti
inutilizzate. Ovvero, il necessario simbolo econometrico. Purtroppo
l'economia pragmatica - la prasseologia - non fa parte del corso di
studi di filosofia morale. (Qualcuno mi deve spiegare se esiste una
"filosofia amorale...")
Allora, il presidente dei sindaci rampanti d'Italia, raggruppati
nell'ANCI, di cosa si lamenta? Di non avere i soldi. Non li ha, i
soldi, perché non sa nemmeno cosa sono. Perché se lo
sapesse, se li stamperebbe, come fanno coloro che lo sanno, i suoi
manovratori illuminati. Invece si assiste alla miserevole questua dei
vigili mannari mandati a multare il multabile (VMMMM). Unica concreta
possibilità d'impiego per i giovani eredi del Magnifico.
Ma perché c'è l'ho tanto con Leonardo? Primo,
perché il nome mi pare una promessa non mantenuta. Secondo,
perché un sindaco *vero* di Firenze non può non sapere
che i due secoli di rinascimento fiorentino furono dovuti appunto al
FIORINO, la moneta che la città si stampava senza stare ad
aspettare gli editti di Oscure Botteghe.
Terzo perché a Firenze ci tengo, essendoci nato, anche se non
sono un fanatico come certuni che Firenze tanto ama (post-mortem).
Quarto: Leonardo è anche presidente di “Firenze 2010 –
Associazione per il Piano strategico dell’area metropolitana
fiorentina”. Gli auguro solo una cosa, che Firenze ci sia ancora per
quell'epoca, che non l'abbiano già venduta all'asta o pignorata.
Giusto per farsi due risate.