Crisi economica, bancaria e finanziaria: opzioni disponibili
Centro Studi Monetari, 3 novembre 2008

adattamento di Marco Saba da un testo di Bernard Lietaer

L'attuale crisi non è il risultato di un fallimento manageriale o ciclico, ma è strutturale. La prova di questa asserzione sta nel fatto che le 96 crisi bancarie maggiori degli ultimi 20 anni sono avvenute sotto regimi con diverse regolamentazioni ed in fasi differenti dello sviluppo economico. Si ha la necessità di trovare urgentemente una soluzione ottimale e condivisibile poiché l'ultima volta che una crisi paragonabile si è avverata, durante la grande depressione degli anni 1930, si è assistito alla nascita di nazionalismi che hanno portato alla reazione del sistema attraverso la seconda guerra mondiale. Da allora fino ad oggi si è assistito ad un progressivo aumento dell'efficenza del sistema ma anche ad una sua perdita progressiva di resilienza che ne ha determinato l'attuale fragilità. Le soluzioni convenzionali sino ad oggi adottate - 1, la nazionalizzazione degli assetti tossici negli Stati Uniti e, 2, la nazionalizzazione parziale delle banche in Europa - si rivelano insufficienti perché affrontano i sintomi del problema ma non le sue cause sistemiche profonde. Allo stesso modo, la ri-regolamentazione che sarà nell'agenda politica dei vari governi, nel migliore dei casi ridurrà queste crisi ma non ne impedirà la ricorrenza. Il ventaglio delle possibili azioni, oltre alle due menzionate sopra, include:
3 - non fare niente (1929-1933);
4 - nazionalizzare l'emissione di moneta e credito;
5 - dare spazio all'iniziativa delle monete locali e complementari.

In totale, queste cinque opzioni vanno esaminate per le conseguenze che hanno sui vari attori del sistema: le banche, il contribuente, i governi centrali, i governi locali, nonché per il loro effetto riguardo alla causa sistemica ed alla cosiddetta seconda ondata dello tsunami. La seconda ondata, la fase che rischiamo di consolidare ora, è quella che deriva dall'avvitamento del sistema con un feroce circolo vizioso che distrugge l'economia attraverso questo percorso: le banche hanno bilanci deteriorati => si effettua la restrizione dell'accesso al credito => arriva la recessione => i bilanci delle banche peggiorano => ulteriori restrizioni al credito => ulteriore recessione => avvitamento verso il basso della spirale della crisi (rivolte popolari => strategia della tensione => mutamenti radicali del regime... ). Allo stesso modo dal lato governo si ha questo effetto di seconda ondata: diminuizione delle entrate fiscali => aumento della pressione fiscale diretta ed indiretta verso le PMI ed i cittadini => deterioramento dei rendimenti delle PMI e dei cittadini => ulteriore diminuizione delle entrate fiscali => ulteriore pressione ed inasprimento della situazione, con un epilogo non differente da quanto prima descritto. Sia il sistema bancario che le istituzioni di governo possono però valutare la quinta opzione, quella delle monete locali e complementari, che è anticiclica e consoliderebbe le loro posizioni senza minarne i teoremi fondanti. Le monete locali possono aggiungere ricchezza al sistema attingendo alle risorse, sia umane che non, attualmente escluse dal credito tradizionale. Lo stato potrebbe tassare le rendite derivanti da tali attività nuove (emersione del nero) e le banche troverebbero ulteriore clientela che attualmente rimane tagliata fuori (18 milioni di italiani), oltreché nuovi servizi da offrire a clientela già esistente. Un esempio da manuale, non troppo lontano da noi e a cui ci si può ispirare, è rappresentato dal caso WIR in Svizzera: attualmente nel circuito si accettano depositi e prestiti sia in WIR che in franchi svizzeri.


Per una trattazione scientifica di come la valuta WIR abbia avuto un effetto stabilizzante sull'economia svizzera, viaggiando di fianco al franco svizzero negli ultimi sessant'anni, rimandiamo a:
James Stodder, “Reciprocal Exchange Networks: Implications for Macroeconomic Stability”. Albuquerque, New Mexico; International Electronic and Electrical Engineering (IEEE) Engineering Management Society (EMS) August 2000
http://www.lietaer.com/images/Stodder_Reciprocal_Exchange.pdf

Concludiamo con un semplice schema dove sono riassunti gli effetti
sugli attori delle cinque opzioni disponibili per gestire la crisi sistemica:

Approccio/effetto
banchieri
contribuenti/
governi centrali

governi locali
seconda ondata
causa sistemica
Storico
Non fare niente (1929-1933)
disastro
disastro
disastro
disastro
non affrontata
Convenzionale
nazionalizzare asset tossici

preferita
molto dispendiosa
non affrontata rimanda il problema
non affrontata
Storico
nazionalizzare banche
diluizione delle equity
effetto leva x50
non affrontata rimanda il problema non affrontata
Non convenzionale (Cina, Iran)
nazionalizzare l'emissione monetaria e creditizia
fine del modello corrente
soluzione di lungo termine non affrontata i governi spendono la moneta creandola
non affrontata
Complementare
introduzione di monete locali/regionali a corso libero
(non forzoso)
aumenta la base di clientela
e la resilienza intrinseca

soluzione di lungo termine
non crea debito pubblico
soluzione di breve e lungo termine
non crea debito pubblico
soluzione di breve e lungo termine
non indebita i cittadini
soluzione sistemica


Marco Saba  Crisi economica, bancaria e finanziaria: opzioni disponibili - Centro Studi Monetari, 3 novembre 2008