LA VERA MASSONERIA
del Principe Di Gregorio del Sacro Romano Impero
Leo Lyon Zagami
Cavaliere della Stella di Misraim
Capitolo VII
IL CARRO DEL GIUDICE
il ritorno di
FRATER PETRUS ROMANUS
IN PERSECUTIONE EXTREMA SACRAE ROMANAE ECCLESIE SEDEBIT PETRUS ROMANUS
QUI PASCET OVES IN MULTIS TRIBULATIONIBUS; QUIBUS TRANSACTIS, CIVITAS
SEPTICOLLIS DIVERTUR; ET JUDEX TREMENDUS JUDUCABIT POPULUM.
Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa, siederà
Pietro il Romano, che pascerà il suo gregge tra molte
tribolazioni; quando queste saranno terminate la città dei sette
colli sarà distrutta, ed il temibile giudice giudicherà
il suo popolo.
E allora perché non ricordarsi, in questa occasione,
queste splendide parole di sua Santità l'attore degli illuminati
Giovanni Paolo II alla sua amatissima città di Roma:
DAMOSE DA FA', SEMO DE ROMA!
SAN MALACHIA
Il nobile Irlandese da noi conosciuto come San Malachia autore di
queste profezie nacque in Irlanda ad Armagh nel 1094 e morì nel
1148 a Chiaravalle presso il suo amico, confidente e collega, San
Bernardo, colui che ha redatto e influenzato la Regola dell'Ordine del
Tempio approvata dal Concilio di Troyes il 13 Gennaio dell'anno 1129.
Fino ad allora i Templari avevano vissuto secondo la Regola di San
Agostino, Regola che introduce il concetto, poi ripreso da San
Bernardo, di guerra giusta. San Bernardo e i Cistercensi vogliono
riportare il monasticismo alle sue radici e per questo si ispirano alla
Regola di San Benedetto, considerandosi allora i continuatori
più ortodossi del monachesimo Occidentale nato sei secoli prima
con San Benedetto a Subiaco.
ORDINE SEGRETO DI SAN BENEDETTO
San Benedetto naque verso il 480 a Norcia in Umbria da nobile famiglia.
A Roma compì i primi studi, poi, inorridito dalla corruzione
romana, si ritirò ad Enfide, l'odierna Affile, tra i monti
Simbruini dove, nella Chiesa di S.Pietro, continuò gli studi in
una vita di rigorosa disciplina ascetica. Sui vent'anni si rifugio a
Subiaco, conducendo vita da eremita per tre lunghi anni in una grotta,
allora orrenda, conosciuta ora come Sacro Speco. In seguito a Subiaco
San Benedetto fondò la sua prima comunità monastica e il
primo Monastero di San Clemente, un Monastero creato utilizzando un
fabbricato della famosa Villa del primo AntiCristo, il temutissimo
Imperatore Nerone, il cui nome troviamo cabalisticamente nascosto
nell'Apocalisse di San Giovanni, come 666 (GEMATRIA).
San Benedetto, uomo erudito e colto, sapeva bene quello che stava
cercando e dove trovarlo, ed è da questo incontro/sfida a
Subiaco con le forze del male rappresentate dallo spirito ancora
vivo del Diavolo della Roma Imperiale, che nasce il Monachesimo
Benedettino, sintesi di una visione ascetica di livello superiore che
cerca di far ritornare alle origini una Chiesa Cristiana che a Roma,
già dal tempo del consiglio di Nicea, non rifletteva più
i veri insegnamenti del Maestro Gesù. l'Ordine Segreto di San
Benedetto nasce quindi parallelamente all'Ordine Benedettino, è
nascosto dalla temuta e perfida gerarchia della Chiesa di Roma all'alba
del monachesimo Occidentale. L'Ordine Segreto di San Benedetto nasce
per proteggere in gran segreto sia l'Ordine Benedettino che i veri
insegnamenti nascosti dell'Apocalisse di S.Giovanni, per contribuire
così all'avvento del futuro Messia, Re e Salvatore, che
porterà se Dio vuole alla sconfitta definitiva dell'Impero del
Male. Tale Ordine segretissimo in cui si troverebbero tuttora
personaggi di spicco della zona Sublacense, si incontra da tempo
immemorabile e lontano da occhi indiscreti in un luogo conosciuto dai
locali come Monte Crocella. Questa località impervia e assai
remota si trova non lontano da Subiaco di fronte al Sacro Speco ed
è facilmente riconoscibile dalla Croce piantata sulla sua cima
nel 1900 in occasione dell'anno Giubilare. E furono proprio alcuni
Frati dell'Ordine Benedettino legati segretamente all'Ordine Segreto di
San benedetto, che vollero portare sulle proprie spalle in ricordo del
Maestro Gesù questa pesantissima croce in rame massiccio. Altro
personaggio di rilievo che troviamo all'interno dell'Ordine Segreto di
San Benedetto è San Onorico, un asceta e un mistico di altissimo
livello che visse per la maggior parte della sua vita all'interno di
un'angusta caverna imitando il San Benedetto delle origini. Onorico era
vissuto con delle privazioni allucinanti che fecero scalpore nella
Chiesa Cattolica di allora, fino a quando il Papa stesso non
andò a trovarlo per convincerlo di trascorrere gli ultimi anni
della sua vita in maniera un pochino più rilassata al vicino
Sacro Speco di S.Benedetto.
Era un offerta che Onorico non poté rifiutare, ma aggiunse:
"Santo Padre Io mangierò solo qualche verdurina cotta e un
bicchiere di vino al mese". Molte ricerche sono state fatte dal
sottoscritto nel Sublacenze per individuare questa sua grotta, e da
parte di storici e religiosi legati al Vaticano, ma non si è
ancora riusciti a trovare quella che in realtà era divenuto in
seguito un luogo di grande rispetto e culto per l'Ordine Segreto di San
Benedetto. Dei rituali e delle strane pratiche svolte sul Monte
Crocella dall'Ordine Segreto di San Benedetto non si sa quasi nulla nel
mondo profano, a parte quello che viene sporadicamente riferito dagli
abitanti del luogo su di una "misteriosa setta" di cui sono state
riportate numerose traccie degli strani rituali effettuati regolarmente
su Monte Crocella. Ma gli abitanti del luogo preferiscono non parlarne
apertamente "agli stranieri " temendo una possibile vendetta
dell'Ordine, e avendo da sempre una gran paura e un grande rispetto per
questo tipo di cose in un luogo Cattolicissimo come Subiaco,
preferiscono starne alla larga. Quel poco che sappiamo sul valore
iniziatico e misterico dell'Ordine Segreto di San Benedetto ci è
stato comunicato da uno dei suoi membri attuali, un anziano parroco del
luogo molto conosciuto a livello locale per le sue eterne dissertazioni
sulla Divina Commedia, che ci ha confidato l'importanza del Sacro Speco
nel complesso simbolismo di questo Ordine segreto. Egli, da buon
ex-preside di un liceo Classico locale, ci ha pregato di studiarlo con
cura se volevamo iniziare a comprendere i Sacri misteri dell'Ordine
Segreto di San Benedetto, misteri legati all'Apocalisse e al Fac Bonum,
il Suggello mistico di San Benedetto che troviamo su uno dei muri
all'interno del Sacro Speco.
In San Benedetto, come in Sant'Agostino, di cui è su tal punto
l'erede spirituale, noi assistiamo alla fusione di due obiettivi
mistici: "Deverto a malo et fac bonum", "Allontanati dal male e fa il
bene", consiglio sublime dato come mezzo non solo per evitare le
vibrazioni nocive, ma anche per creare in sé e attorno a
sé un equilibrio generatore di chiarezza celeste.
FAC BONUM (Fa il bene) ordina il Santo.
All'interno del Sacro Speco troviamo sulla nostra sinistra nascosto in
un angusto passaggio la figura misteriosa di Lucifero, egli si dimostra
sereno ma rassegnato nella sua espressione che è diretta verso
una grata da cui possiamo scrutare l'altare e la Cappella del piano
inferiore dove viene celebrata la Santa Messa. Il suo sembrerebbe un
atteggiamento da prigioniero in contemplazione. Poi, quando scendiamo
nella Capella al piano inferiore, ci troviamo di fronte le figure dei
quattro animali simbolici dell'Apocalisse: il Leone, il Vitello,
l'Aquila e l'uomo che, secondo la Tradizione, sono correlati ai 4
Cavalieri dell'Apocalisse e ai 4 Evangelisti.
Così, ad esempio, Gregorio Magno commenta i 4 animali nella sua
Omelia IV su Ezechiele:
"Gli esseri viventi alati vengono definiti con esattezza per mezzo
dello Spirito Santo della profezia, affinché l'esattezza
medesima della definizione ci riveli per mezzo di essi le persone degli
Evangelisti, e la parola di Dio non lasci alcun dubbio alla nostra
interpretazione. Ecco infatti che cosa si dice: I loro volti
assomigliavano a una faccia d'uomo; tutti e quattro avevano, a
destra una faccia di leone, a sinistra una faccia di toro, e tutti e
quattro avevano una faccia d'aquila."
Che questi quattro esseri viventi alati simboleggino i santi quattro
Evangelisti, lo attestano le introduzioni stesse dei singoli libri del
Vangelo. Matteo giustamente viene simboleggiato da una figura d'uomo
perché si rifà all'origine umana di Gesù; Marco
dal leone a motivo del grido nel deserto; Luca dal vitello
perché prende le mosse da un sacrificio; Giovanni è
simboleggiato dall'aquila perché egli esordisce con la
divinità del Verbo. Egli dice:"In principio era il Verbo, e il
Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio", mentre fissa lo sguardo
nella sostanza stessa della divinità, quasi come l'aquila fissa
gli occhi nel sole. Ma poiché tutti gli eletti sono membra del
nostro Redentore, e il nostro Redentore è il capo di tutti gli
eletti, per il fatto che sono adombrate le sue membra, niente impedisce
che anch'egli sia raffigurato in esse. Egli infatti, il Figlio
unigenito di Dio, si è fatto veramente uomo, egli si è
degnato morire come vitello nel sacrificio della nostra redenzione,
egli è risuscitato come leone in virtù della sua forza.
Al leone non è consentito di dormire con gli occhi aperti,
perché nella morte stessa in cui come uomo il nostro Redentore
poté addormentarsi, come Dio, rimanendo immortale, rimase
sveglio. Egli, ascendendo al cielo dopo la sua risurrezione, fu elevato
in alto come aquila. Egli dunque è per noi tutto questo insieme:
uomo per la sua nascita, vitello per la sua morte, leone nella sua
risurrezione, aquila nella sua ascensione al cielo. Ma siccome, come
abbiam già detto sopra, i quattro esseri viventi simboleggiano i
quattro Evangelisti e questi, con le loro figure tutti gli uomini
perfetti, ci rimane da far vedere come ciascun eletto venga adombrato
nella visione degli esseri viventi. Ciascun eletto ed ogni uomo maturo
nella via di Dio, è insieme uomo, vitello, leone e aquila.
L'uomo è un animale ragionevole. Il vitello di solito viene
immolato nel sacrificio. Il leone è un animale forte, come sta
scritto: Il leone, il più forte degli animali, non teme
l'incontro di nessuno. L'aquila vola in alto e fissa, senza batter
ciglio, i raggi del sole. Così chi è maturo nella
ragione, è un uomo. E se mortifica se stesso da ogni piacere
mondano, è un vitello; e poiché, per questa sua
mortificazione spontanea, possiede la forza della sicurezza, per cui
sta scritto: Il giusto è sicuro come il leone che non ha paura
di nulla, egli è un leone; siccome, poi, contempla in modo
sublime le realtà celesti ed eterne, è un'aquila.
Perciò, se ogni giusto diventa uomo in virtù della
ragione, vitello in virtù del sacrificio della sua
mortificazione, leone per la forza della sicurezza, aquila per la
contemplazione, giustamente questi esseri viventi possono essere il
simbolo di ogni uomo perfetto. Ecco perché ci proponiamo di
dimostrare che quanto è stato detto dei quattro esseri viventi,
può essere applicato ai singoli uomini perfetti.
L'apertura del quinto sigillo
Quando l'Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l'altare le
anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della
testimonianza che gli avevano resa. E gridarono a gran voce:
«Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e verace, non farai
giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della
terra?». Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e
fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse
completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli
che dovevano essere uccisi come loro
(Ap 6,9-11).
Ricordatevi Fratelli e Dame dell'Ordine del Tempio, "Maria presiedette
al principio del nostro Ordine, ne presiede anche, se questa
sarà la volontà del Signore, la Fine". Frase estratta
dalla Regola dell'Ordine Templare di San Bernardo da Chiaravalle che ci
ricorda la nostra devozione alla Vergine Santissima. San Bernardo era
un Superiore Incognito della Vera Massoneria cosi come lo era in
Irlanda San Malachia.
Siamo al VII Capitolo del nostro percorso nella Vera Massoneria e Il
numero 7 nell'opera liturgica di San Benedetto ha una grande importanza
esoterica, l'importanza esoterica del numero 7 è altamente
attestata dal meraviglioso Patriarca d'Occidente cosi come lo
definiscono H. Durville e l'Abate Julio nel libro PREGHIERE E SEGRETI
DI ALTA MAGIA, un testo che consigliamo vivamente ai nostri Fratelli e
Sorelle Illuminati della "Grande Fratellanza Bianca Universale" dove
potrete trovare un autorevole interpretazione del "divino messaggio",
ed è - a detta dello studioso Pier Luca Pierini R. delle
Edizioni Rebis di Viareggio - un punto di riferimento di prim'ordine e
un sicuro "faro" per tutte le coscienze assetate di verità. In
questo preziosa opera potrete trovare tra le tante cose di sicuro
interesse per i praticanti veri e sinceri dell'Arte Reale, un intero
Capitolo dedicato al numero 7, un mumero molto importante per noi
Illunminati che viene riflesso nella liturgia di San Benedetto, che
divide il canto sacro in sette parti puntualizzando, cosi, con un rito,
sette volte ripreso durante la giornata, l'unione dell'anima con Dio.
Concludiamo questo Capitolo con la voce del Padre Abate che si eleva,
dopo il canto del Magnificat, grave e solenne per dirci: "Perdonaci le
nostre offese come noi perdoniamo coloro che ci hanno offesi". A
Subiaco verremo con umiltà a chiederti perdono nella tua sede
Suprema o Santo Protettore della nostra Europa.
Amen