*recensione a: IL DISASTRO DI UNA NAZIONE. SACCHEGGIO DELL'ITALIA E
GLOBALIZZAZIONE, Edizioni di Ar, euro 16,00*
*A proposito del "Disastro di una
Nazione"**
Salvatore Verde, in 'Margini' n. 33, gennaio 2001
Il silenzio dei grandi economisti di questo paese -non solo di quelli
che fanno la spola fra la cattedra e gli incarichi politici, ma anche
di quelli che si dicono professori 'puri', cioè privi di
ambizioni
politiche e di aspirazioni alle consulenze del settore pubblico- su un
tema di fondamentale importanza qual è quello della
eliminazione del settore pubblico (e di buona parte di quello privato)
dall'ancoraggio' nazionale (ossia dal mantenimento di buona parte
dell'economia italiana in mano italiana), sarebbe sorprendente se il
veleno liberista, che tanto colpisce oggi la classe politica e quella
imprenditoriale, non fosse asceso all'empireo del dogma
pseudoscientifico.
Quell'empireo, che vanamente i vari Adam Smith e David Ricardo
cercarono di scalare nel XVIII secolo, allo scopo di permettere
all'industria inglese di dominare il mondo e di impedire
l'industrializzazione tanto dell'Europa continentale quanto dei
neonati Stati Uniti d'America.
Creatosi, con il crollo dell'Unione Sovietica, il clima adatto, sulle
basi gettate dalla 'scuola' monetarista di Milton Friedman e da tutti
i ragionieri-' economisti' allevati nelle varie banche centrali di
emissione, BRI, Banca Mondiale, oltre che nel FMI e nel GATT, era
inevitabile che la classe politica si arrendesse a discrezione, se
questo era (e lo era) il prezzo da pagare. Un prezzo che essa ha
puntualmente pagato, o meglio, che ha pagato il popolo che bovinamente
le aveva -e le ha- affidato il proprio avvenire.
Si è tanto parlato, a proposito dell'industria di Stato, di
"carrozzoni" di cui l'IRI rappresentava l'esempio maggiore.
Nessuno discute la necessità di risanare quel pozzo senza fondo,
in
cui si scorgeva una gestione catastrofica sopra tutto di Finsider e
Finmare. Ma una cosa è il risanamento, ben altra cosa, invece,
è la
liquidazione; Era possibile risanare?
Riguardo all'Italsider, se si tiene conto che i deficit erano causati
sopra tutto da gravosissimi oneri bancari, da approvvigionamenti a
prezzi eccessivi e dalla pletora di mano d'opera, la risposta deve
essere affermativa: certo, era possibile risanare.
Per azzerare gli oneri bancari, sarebbe stato sufficiente fornire alla
gestione i mezzi necessari al normale funzionamento, a interesse zero.
Eventualmente -come già si usava praticare nei confronti degli
Enti
Locali- tramite la Cassa Depositi e Prestiti, dato che la grande
liquidità (proveniente dal risparmio postale) di quest'ultima lo
avrebbe facilmente consentito.
Per ridurre fino al 50% gli oneri del personale, sarebbe bastato
attrezzare con le ultime applicazioni tecnologiche gli impianti e la
movimentazione, nonché eliminare le assunzioni clientelari e le
assurde remore interne imposte da sindacati ebbri di demagogia.
Per approvvigionarsi a prezzi di mercato, sarebbe stato opportuno
operare mediante aste trasparenti, anziché agire sulla base di
tangenti. Inoltre si sarebbe dovuto, da una parte, puntare
maggiormente sui nuovi processi di produzione e sugli acciai speciali;
dall'altra, diversificare ulteriormente le fonti, acquistando magari
le migliori 'maniere' estere. (Giappone docet). Anche per quel che
riguarda il gruppo Finmare la risposta non può che essere
affermativa.
Per riportare ordine nei suoi conti sarebbe bastato -in difetto di
idee originali- copiare il "know how" e la tecnologia giapponesi -e/o
quelli della cantieristica norvegese- tanto in materia di
organizzazione del lavoro quanto in fatto di flessibilità di
rotte, di
gestione dei container, di riduzione dei tempi morti di permanenza nei
porti o in navigazione; si sarebbe inoltre potuto curare una migliore
dinamica nell'acquisizione degli ordinativi e nello sfruttamento dei
volumi di carico. Tutto ciò, senza dimostrare alcuna sudditanza
nei
riguardi di committenti eccellenti o di clienti politicamente protetti.
In entrambi i casi (Finsider e Finmare), una immediata messa in
disponibilità dei fondi di dotazione avrebbe fatto risparmiare
-con o
senza il ricorso alla Cassa Depositi e Prestiti- migliaia di miliardi
di interessi passivi.
Il medesimo discorso vale, mutatis mutandis, per le altre imprese del
Gruppo IRI.
A quel punto, ovvero a risanamento ottenuto, si sarebbe anche potuto
vendere -però, a imprese o a consorzi italiani (o a maggioranza
nazionale), con notevoli ricavi per l'Erario e, quindi, per il
contribuente, mantenendo così in Italia la "cabina di
pilotaggio". Ma
tant'è... Attraverso Mario Sarcinelli , Bankitalia aveva
evidentemente già promesso agli uomini della Finanza
internazionale la svendita del patrimonio degli Enti di Stato
-quindi....bisognava ottemperare!
Nel suo saggio, il Venier sintetizza alcuni aspetti del disastro
dell'industria italiana, rivelando nella propria agile ricognizione
una lucidità e una acutezza che di rado si riscontrano pure
nelle rare
analisi anticonformistiche di questo tema. Di ciò, tutti gli
italiani
-o meglio tutti gli italiani che, pensando, rimangono pensosi di
fronte alla sorte di questa Nazione- debbono essergli grati.
La materia, in realtà, meriterebbe un'analisi più vasta e
articolata,
attraverso uno studio complessivo, munito di tabelle a confronto e
-elemento, questo, non meno importante- integrato da un 'libro bianco'
(o 'nero'?), redatto dai principali protagonisti della galassia IRI.
Un 'libro bianco'scritto sopra tutto da coloro che, fra questi ultimi,
non furono pedissequi esecutori di ordini politici e di 'ukase' della
Finanza.
Certo, sarà vano attendersi un testo siffatto da uomini come
Romano
Prodi che, dopo aver rappresentato in Italia gli interessi della
"Goldman Sachs", venne nominato presidente dello stesso
IRI: con quei risultati -a suo dire- "straordinari", che tuttavia non
impedirono la liquidazione del Gruppo a condizioni catastrofiche non
solo per l'erario ma anche per l'indipendenza industriale e navale
nazionale, per le maestranze, e per una miriade di
professionalità
irrecuperabili.
Possa quindi questo saggio di Antonio Venier essere il primo di una
più ampia letteratura specializzata. E siano resi al medesimo
autore
la simpatia e l'omaggio che meritano i pionieri della ricerca, in
campi dove chi si avventura deve combattere non solo contro i muri di
gomma ma, sopra tutto, contro l'ostilità ostinata di chi sapendo
non
osa parlare.
* Note al testo di Antonio Venier, Il disastro di una nazione.
Saccheggio dell'Italia e globalizzazione, presentazione di Bettino
Craxi, collezione 'Le due bestie', pp. 160, Edizioni di Ar, 2000.
Indice:
**CAPITOLO PRIMO ***
*LE PREMESSE ED IL CONTESTO: ITALIA ED EUROPA INTORNO AL 1990
1. La vulnerabilità dell'Italia ............ ......... ... 15
2. La situazione in Europa ............ ......... ..... 16
3. La situazione in Italia...... ......... ......... .... 19
*CAPITOLO SECONDO*
L' ITALIA NELLA GLOBABLIZZAZIONE
4. Il trattato di Maastricht.. ......... ......... ....... 23
5. Gli effetti delle direttive
della Commissione Europea di Bruxelles ............ 25
6. I vincoli europei, le manovre recessive
e le «privatizzazioni» ............ ......... ....... 27
7. Il problema del debito pubblico e l'esproprio
del risparmio italiano ............ ......... ....... 32
8. La cessione di sovranità e le conseguenze
economiche dell'Unione Monetaria Europea..... ..... 39
*CAPITOLO TERZO *
ATTACCO AL SISTEMA POLITICO ITALIANO E CRONOLOGIA 1992-1996
9. La preparazione e le motivazioni. ......... ......... 43
10. Inizio dell'attacco alla «classe politica».
Il governo Amato ............ ......... ......... . 44
11. La grande svalutazione del 1992........ ......... ..... 47
12. Il governo extra-parlamentare di Carlo Azeglio Ciampi
ed il culmine dell'azione eversiva ............ ...... 49
13. Le elezioni del marzo 1994 ed il governo Berlusconi .... 51
14. Il governo Dini e le nuove elezioni anticipate del 1996 .. 53
*CAPITOLO QUARTO*
LA DEMOLIZIONE DEL SISTEMA INDUSTRIALE ITALIANO
15. L'attuazione del grande esperimento
neo-liberista in Italia...... ......... ......... ...... 57
16. La funzione delle industrie di alta tecnologia.. ........ 59
17. Caratteristiche specifiche
del sistema industriale italiano.... ......... ......... 62
18. La funzione fondamentale delle industrie a partecipazione statale
e del sistema bancario pubblico.... ......... .. 65
19.1 fattori di debolezza della piccola industria... ........ 71
*CAPITOLO QUINTO *
LA DEMOLIZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI E DELLO «STATO SOCIALE»
20. La demolizione dei servizi pubblici ............ ..... 77
21. Ferrovie, poste, energia elettrica... ......... ........ 82
22. L'attacco contro lo «Stato sociale» ............ ......
91
23. Le proposte per l'Italia: produttività, flessibilità,
bassi salari ed esportazioni povere ............ ...... 96
*CAPITOLO SESTO*
IL DISASTRO ECONOMICO DELL'ITALIA
24. Le dimensioni del disastro (I):
le privatizzazioni bancarie ed industriali ............ . 103
25. Le dimensioni del disastro (II):
piccole imprese ed industrie di alta tecnologia.. ....... 107
26. La liquidazione dell'Italia
come grande paese industriale ............ ......... 109
27. L'Italia come serbatoio
di lavoro sottopagato e di risparmio ............ ..... 111
28. La cosiddetta ipotesi del complotto ............ ..... 114
*CAPITOLO SETTIMO*
LA SITUAZIONE ITALIANA ALLA FINE DELL'ANNO 1998
29. La conclusione dell'operazione
sul sistema economico italiano.... ......... ......... 123
30. Incertezze sull'evoluzione della situazione
politica ed economica... ......... ......... ........ 124
31. Le autonomie regionali... ......... ......... ...... 125
*CAPITOLO OTTAVO*
CONCLUSIONI. CHE FARE?
32. Bilancio 1992-1998, le perdite e i profitti ............ . 129
33. Accettare la distruzione dello Stato nazionale italiano? . . . 130
34. Alcune proposte per la ricostruzione ............ .... 131
35. Un discorso per l'Italia ............ ......... ...... 135
*APPENDICE - DATI STATISTICI*
Al. Risultati delle elezioni politiche italiane dalla V
alla XI legislatura ............ ......... ......... . 139
A2. Andamento del prodotto interno lordo (PIL)
nei maggiori paesi europei ............ ......... ... 142
A3. Andamento del debito pubblico italiano
dal 1900 al 1996........ ......... ......... ......... . 144
A4. Indebitamento pubblico verso l'estero
dei maggiori paesi europei (1984-1997) ............ .. 146
A5. Costo medio del lavoro
nei maggiori paesi industriali. ......... ......... ... 148
A6. Spese di protezione sociale in Europa ............ ... 149
A7. Alcuni dati sulle privatizzazioni ............ ....... 151