Repubblica, 5 luglio 2005
Parla Robert Baer, ex operativo dell'Agenzia: "La regola vale a maggior ragione per l'Italia"
"La CIA non fa operazioni clandestine senza il via libera degli alleati"
Dal nostro inviato
Carlo Bonini

Washington - Robert Baer è stato case officer della CIA per 21 anni. Ha condotto molte operazioni sotto copertura per il Direttorato delle Operazioni, la struttura che, a Langley, coordina e dirige il lavoro dell'intera rete di controspionaggio americana. La stessa che autorizzò il sequestro di Abu Omar a Milano il 17 febbraio del 2003. Robert Baer ha lasciato l'Agenzia nel 1997. Dice: "Su questa storia dell'imam egiziano, posso dire una cosa molto chiara e molto semplice. Nella mia intera carriera non ho mai visto, preso parte o saputo di una sola operazione di consegna condotta dalla CIA senza l'assenso del Paese in cui è avvenuto il sequestro di un sospettato. Mai."
Sta di fatto, però, che nella storia della CIA le operazioni clandestine che hanno violato le leggi di Paesi terzi sono tali e tante che non si contano.
"Non c'è alcun dubbio. Ma la regola dell'Agenzia è proprio questa: puoi apertamente violare le leggi di un Paese straniero se ti muovi in territorio ostile, se quel Paese è nemico degli Stati Uniti. Ma se quel Paese è un alleato fedele, come l'Italia, le sue leggi vannop rispettate e nessuna operazione può essere condotta sul suo territorio senza un preventivo consenso".
Il capo stazione della Cia a Roma aveva come suo interlocutore il Sismi, il servizio di controspionaggio italiano. E l'ufficio del consigliere per la sicurezza nazionale parlava con Palazzo Chigi.
"Su questo punto, non voglio, né posso entrare nel merito. Ma ha davvero così importanza sapere se i contatti tra i due Paesi sono avvenuti a livello tecnico mo politico, o ad entrambi i livelli? Mi sembra di essere già molto chiaro quando dico che non è data un'operazione clandestina in un Paese alleato senza il suo consenso. Una considerazione che vale a maggior ragione con l'Italia".
Perché "vale a maggior ragione con l'Italia"?
"E' un fatto accertato che l'Italia è il Paese che alla vigilia della guerra in Iraq ha aiutato la nostra Amministrazione a fabbricare prove false che hanno giustificato il nostro intervento militare. E parlo del dossier sull'uranio Nigerino confezionato a Roma, quello che accreditava i tentativi di Saddam Hussein di acquisire dal Niger 500 tonnellate di yellow cake per la fabbricazione di armi di distruzione di massa. Una notizia falsa, sostenuta da falsi documenti e nondimeno finita nel discorso di Bush sullo stato dell'Unione nell'autunno del 2002".
E allora?
"E allora non è neppure immaginabile che la Cia, alla vigilia della guerra in Iraq, abbia potuto anche soltanto concepire di mettere in imbarazzo Berlusconi, il miglior amico di Bush, con un'operazione clandestina che non aveva ricevuto l'assenso italiano. E per chi poi? Per un qualunque Abu Omar, una figura assolutamente di secondo piano nel panorama del radicalismo islamico".
Sta di fatto che il governo italiano, ancora ieri, con una nota ufficiale della presidenza del consiglio, è tornato a definire "false" e "assolutamente infondate" le affermazioni di chi accredita che l'Italia sia stata informata e abbia dunque potuto dare il consenso all'operazione.
"Rispondo con un'altra osservazione. Non più tardi di due giorni fa, il Washington Post ha informato che, in Francia, esiste da tempo una struttura unificata di intelligence, la Alliance Base, in cui siedono agenti CIA e rappresentanti delle principali intelligence europee (non gli italiani ndr). Lo scopo è coordinare le operazioni sotto copertura in Europa contro uomini di Al Qaeda e facilitare lo scambio di informazioni. Qualcuno mi spiega allora per quale misteriosa ragione la Cia spende denaro e uomini per mettere in piedi strutture di questo genere e poi si mette a sequestrare radicali islamici in Italia tenendone all'oscuro il governo? La verità è semplice. Sulla vicenda di Abu Omar è scoppiato un casino perché della cosa nessuno avrebbe mai dovuto sapere. Ma siccome l'Italia ha un potere giudiziario indipendente e chi ha condotto l'operazione lo ha fatto in modo superficiale ci ritroviamo qui a discutere".
L'operazione poteva o doveva essere condotta in altro modo?
"Nelle operazioni clandestine non si usano cellulari, ma ricetrasmittenti agganciate a ripetitori che si portano per l'occasione. La squadra che rimuove l'obiettivo non alloggia in grandi alberghi, ma vive in un appartamento affittato tempo prima, "sterilizzato" e intestato non ad un inesistente cittadino americano, ma un inesistente cittadino europeo".