MORO: ACCAME SCRIVE A CIAMPI
SU PREALLARME ‘ALTRA GLADIO’
LETTERA PREFFRANCATA A ENZO
BIANCO PER RISPOSTA A MESSAGGI
(ANSA) - ROMA, 12 GEN - Falco
Accame, già parlamentare socialista ed esperto di questioni
militari nonche’ studioso della vicenda Moro e presidente di
un'associazione che tutela i familiari delle vittime militari cadute in
servizio, scrive nuovamente a1 presidente della Repubblica per la
vicenda del preallarme, 14 giorni prima di via Fani, che riguardo’ la
gladio-militare che venne attivata per arrivare alla "liberazione di Moro" che ancora
doveva essere rapito.
Accame ha scritto una lettera
a Carlo Azeglio Ciampi e un’altra al presidente del Comitato
parlamentare di controllo sui servizi segreti Enzo Bianco,
preaffrancando una busta per la risposta visto il silenzio avuto per
precedenti sollecitazioni tutte sostenute documentalmente.
Dopo aver scritto con analoghe
modalita’ anche ai presidenti di Camera e Senato e al presidente della
commissione Mitrokhin Paolo Guzzanti, Accame solleva la questione dei
due ‘gladiatori militari‘, Antonino Arconte e Pierfrancesco Cancedda.
Il primo venne inviato in Libano il 2 marzo 1978 chiamato dalla sua
residenza in Sardegna attraverso la Capitaneria di Oristano dal
ComSubim di La Spezia con una cartolina di mobilitazione,
presumibilmente in base ad un preavviso di un possibile attentato.
Della struttura militare legata alla Gladio, ha parlato anche,
confermandone l'esistenza, l'ammiraglio Fulvio Martini, per lunghi anni
direttore del Sismi.
La notizia del possibile
rapimento di Moro "era dunque giunta a qualche apparato dello Stato. Se
fosse stato emanato un allarme che avesse interessato anche gli agenti
di scorta, forse si sarebbe salvato l'on Moro. Forse non sarebbe stato
rapito o qualcuno delle Br sarebbe stato individuato". Pier Francesco
Cancedda, che operava in Cecoslovacchia per osservare
l'addestramento delle Br, afferma di aver saputo del covo delle Br a
via Gradoli da una fonte della Stasi, il servizio segreto della
Germania dell'Est, e di aver trasmesso a Roma questa notizia precisando
che "il covo si trovava in Gradoli-strasse".
"Invece - scrive Accame - le
indagini tennero conto delle segnalazioni di un tavolo spiritico a tre
gambe a Bologna e le ricerche vennero indirizzate verso il paese di
Gradoli nel Lazio. Si tratta, ovviamente, se verificati, di fatti
gravissimi su cui di recente è intervenuto il magistrato Otello
Lupacchini nel suo libro dedicato alla banda della Magliana".
Accame sollecita Enzo Bianco
ad indagare sulla esistenza di "un apparato segreto (forse ancora in
atto) che ha operato
all’estero anche armato (sul modello Cia) ma non conosciuto dai capi
dello Stato italiano che per la Costituzione sono a capo delle forze
armate del nostro paese".
Nella lettera inviata a Ciampi
e per conoscenza ai familiari delle vittime di via Fani e al ministro
della Giustizia, Accame segnala che i due gladiatori affermano di
appartenere a una struttura diversa da quella conosciuta perche’ resa
nota in parlamento e composta da 622 civili: una Gladio che poteva
contare anche agenti armati operanti all'estero che ad esempio hanno
partecipato al defenestramento del presidente Burghiba in Tunisia.
L'ex presidente della
commissione difesa della Camera ricorda che i due sono stati
interrogati dai Ros del carabinieri nel novembre del 2000 ma su quella
deposizione "è calato il silenzio".
"Io credo, signor presidente -
scrive Accame - che i familiari di via Fani abbiano il preciso diritto
di sapere la verita’ in vicende indicate”. E cita una recente
interrogazione del senatore Giulio Andreotti che sollecita
1'accertamento della verità o l’incriminazione dei due per falsa
testimonianza:
‘‘Nel caso che i suddetti
gladiatorì affermino il falso ritengo debbano rispondere di
fronte alla giustizia di cio’ che hanno dichiarato altrimenti si deve
chiarire il tutto, fino in fondo. Fino ad oggi - conclude - non sono
stati nemmeno esaminati i documenti a riscontro custoditi presso un
notaio in Sardegna".
Nota bene: la seduta spiritica fu
una trovata del Prof. Prodi, poi ampiamente "promosso". Il golpe
italiano in Tunisia spiega finalmente perché Craxi fosse
così ben accolto in quel paese, quando si dette alla latitanza.
Cossiga si appella al segreto NATO per non dire cosa faceva Stay-behind
(RAI-3, 11 gennaio 2005). Questa struttura esiste ancora oggi ed
è impiegata in funzione "anti-araba", seguendo, come al solito, l'agenda di Bankenstein.
Il popolo sovrano ? Tieni, fuma, è un toscano!