I BANCHI PUBBLICI NELLA CAMPANIA DEL 1600
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Quando Napoli era la capitale del credito

Il più antico istituto di credito italiano. e del mondo, è il Banco di Napoli che affonda le sue radici nei banchi pubblici napoletani.
G1i otto banchi pubblici napoletani furono fondati (tranne uno) nella seconda metà del Cinquecento e soppiantarono ben presto gli screditati banchi dei mercanti.
I primi a sorgere furono i banchi dei "luoghi pii", nome con il quale si indicavano a Napoli cappelle, congregazioni, monti, ospedali e ospizi che alle opere di religione univano quelle di beneficenza. Nel 1539 fu fondato, per iniziativa di alcuni gentiluomini appartenenti alla confraternita del Monte di Carità, il Sacro Monte della Pietà, con lo scopo di concedere ai bisognosi piccoli prestiti su pegno senza interesse e riscattare i pegni nelle mani degli Ebrei, di cui si stava per decidere l’espulsione. Ben presto i1 Monte cominciò ad accettare depositi, attività riconosciuta ufficialmente dal viceré duca d’Ossuna nel 1584, cosicché l’istituzione assunse il nome di Sacro Monte e Banco della Pietà.
Il suo esempio fu seguito da altri luoghi pii: il Monte dei Poveri (1563), il Banco Ave Gratia Plena o Banco della Santissima Annunziata ( 1587), il Banco di Santa Maria del Popolo (1589), per opera dell’ospedale degli Incurabili; il Banco dello Spirito Santo (1590), il Banco di Sant’Eligio (1592) nella zona del Mercato, il Banco di San Giacomo e Vittoria (1597).
Infine, solo nel 1640 sorse l’ottavo banco, che prese il nome di Banco del Santissimo Sa1vatore per iniziativa degli ‘arrendatori’ dell’imposta sulla farina, con lo scopo di curare l’esazione e i pagamenti per conto dell’"arrendamento", come si diceva a Napoli, con parola di derivazione spagnola, l’affitto o l’appalto di un’imposta indiretta.
I banchi dei luoghi pii si affermarono rapidamente e prosperarono, tanto che quelli della Pietà e dei Poveri furono in grado di trasferirsi in sontuose sedi già nei primi anni del Seicento, che ancora oggi si possono ammirare in via San Biagio dei Librai e in via dei Tribunali. La loro amministrazione era affidata a governatori appartenenti ai ceti sociali dominanti (nobili in primo luogo e poi avvocati, mercanti, ecc.). Verso la metà del XVII secolo la Corte spagnola volle affiancare ai governatori un "delegato" di nomina regia, scelto tra i magistrati del Regno, con funzioni di controllo e giurisdizionali.
L’accettazione dei depositi (o "servizio apodissario", come anche si diceva) era la principale attività dei banchi napoletani. Nei primi decenni di vita i banchi non rilasciavano alcuna ricevuta per le somme loro affidate, che potevano essere prelevare con ordini scritti o orali, sulla base delle registrazioni contabili. Ma quando era necessario documentare ai tribunali il deposito eseguito i clienti chiedevano una ricevuta, che si disse "fede di deposito" (la più antica che si conosca risale al 1569). Assunse il nome di "fede di credito" successivamente, quando ormai era rilasciata a chiunque la chiedesse.
Non è possibile terminare queste poche note sui banchi pubblici napoletani senza ricordare brevemente attraverso quali eventi essi si sono trasformati nel Banco di Napoli. Sul finire del Settecento i banchi pubblici europei, sia pure in diversa misura, furono chiamati a finanziare le guerre contro la Francia rivoluzionaria, dapprima anticipando al governi il denaro che avevano in cassa e poi emettendo titoli di credito a vuoto. I banchi più legati alla funzione del giro o alle finanze statali; come i banchi di Genova, Milano, Venezia e Amsterdarm, non sopravvissero. Molti altri riuscirono, a costo di qualche necessaria trasformazione, a superare le difficoltà del momento e ad avviarsi verso nuove funzioni nel XIX secolo.
Tra questi furono i banchi napoletani, che furono riordinati nel 1806 da Giuseppe Bonaparte e divisi in un Banco di Corte e un Banco dei Privati. La cattiva riuscita indusse il nuovo sovrano Gioacchino Murat a tentare, sull’esempio francese, l’istituzione di un banco sotto forma di società per azioni, che nemmeno diede buoni risultati. Alla fine, nel 1809, dalla fusione di questo nuovo banco con quello di Corte scaturì il Banco delle Due Sicilie che, dopo l’unificazione nazionale, assumerà il nome di Banco di Napoli.
Le fedi di credito e le registrazioni contabili dei banchi pubblici napoletani costituivano prova in giudizio per l’avvenuto pagamento di una somma per cui fu necessario conservare tali documenti. Per questa ragione l’attuale Archivio Storico del Banco di Napoli, istituito da Ferdinando I di Borbone nel 1819 e situato nella sede dell’antico Banco dei Poveri in via dei Tribunali, è forse l’archivio bancario più ricco di documenti del mondo.
Esso costituisce una miniera di informazioni per lo studio della storia politica, civile, artistica e religiosa di Napoli e le Mezzogiorno, che da non molto ha cominciato ad essere esplorata. È la vita quotidiana di una città che emerge dalla lettura di documenti i quali non possono non suscitare l’interesse di chiunque si occupi di storia patria.

Domenico Capasso