I BANCHI PUBBLICI NELLA
CAMPANIA DEL 1600
http://www.ausonialibera.com/archivio/122001/primopia12.htm
Quando Napoli era la capitale
del credito
Il più antico istituto
di credito italiano. e del mondo, è il Banco di Napoli che
affonda le sue radici nei banchi pubblici napoletani.
G1i otto banchi pubblici
napoletani furono fondati (tranne uno) nella seconda metà del
Cinquecento e soppiantarono ben presto gli screditati banchi dei
mercanti.
I primi a sorgere furono i
banchi dei "luoghi pii", nome con il quale si indicavano a Napoli
cappelle, congregazioni, monti, ospedali e ospizi che alle opere di
religione univano quelle di beneficenza. Nel 1539 fu fondato, per
iniziativa di alcuni gentiluomini appartenenti alla confraternita del
Monte di Carità, il Sacro Monte della Pietà, con lo scopo
di concedere ai bisognosi piccoli prestiti su pegno senza interesse e
riscattare i pegni nelle mani degli Ebrei, di cui si stava per decidere
l’espulsione. Ben presto i1 Monte cominciò ad accettare
depositi, attività riconosciuta ufficialmente dal viceré
duca d’Ossuna nel 1584, cosicché l’istituzione assunse il nome
di Sacro Monte e Banco della Pietà.
Il suo esempio fu seguito da
altri luoghi pii: il Monte dei Poveri (1563), il Banco Ave Gratia Plena
o Banco della Santissima Annunziata ( 1587), il Banco di Santa Maria
del Popolo (1589), per opera dell’ospedale degli Incurabili; il Banco
dello Spirito Santo (1590), il Banco di Sant’Eligio (1592) nella zona
del Mercato, il Banco di San Giacomo e Vittoria (1597).
Infine, solo nel 1640 sorse
l’ottavo banco, che prese il nome di Banco del Santissimo Sa1vatore per
iniziativa degli ‘arrendatori’ dell’imposta sulla farina, con lo scopo
di curare l’esazione e i pagamenti per conto dell’"arrendamento", come
si diceva a Napoli, con parola di derivazione spagnola, l’affitto o
l’appalto di un’imposta indiretta.
I banchi dei luoghi pii si
affermarono rapidamente e prosperarono, tanto che quelli della
Pietà e dei Poveri furono in grado di trasferirsi in sontuose
sedi già nei primi anni del Seicento, che ancora oggi si possono
ammirare in via San Biagio dei Librai e in via dei Tribunali. La loro
amministrazione era affidata a governatori appartenenti ai ceti sociali
dominanti (nobili in primo luogo e poi avvocati, mercanti, ecc.). Verso
la metà del XVII secolo la Corte spagnola volle affiancare ai
governatori un "delegato" di nomina regia, scelto tra i magistrati del
Regno, con funzioni di controllo e giurisdizionali.
L’accettazione dei depositi (o
"servizio apodissario", come anche si diceva) era la principale
attività dei banchi napoletani. Nei primi decenni di vita i
banchi non rilasciavano alcuna ricevuta per le somme loro affidate, che
potevano essere prelevare con ordini scritti o orali, sulla base delle
registrazioni contabili. Ma quando era necessario documentare ai
tribunali il deposito eseguito i clienti chiedevano una ricevuta, che
si disse "fede di deposito" (la più antica che si conosca risale
al 1569). Assunse il nome di "fede di credito" successivamente, quando
ormai era rilasciata a chiunque la chiedesse.
Non è possibile
terminare queste poche note sui banchi pubblici napoletani senza
ricordare brevemente attraverso quali eventi essi si sono trasformati
nel Banco di Napoli. Sul finire del Settecento i banchi pubblici
europei, sia pure in diversa misura, furono chiamati a finanziare le
guerre contro la Francia rivoluzionaria, dapprima anticipando al
governi il denaro che avevano in cassa e poi emettendo titoli di
credito a vuoto. I banchi più legati alla funzione del giro o
alle finanze statali; come i banchi di Genova, Milano, Venezia e
Amsterdarm, non sopravvissero. Molti altri riuscirono, a costo di
qualche necessaria trasformazione, a superare le difficoltà del
momento e ad avviarsi verso nuove funzioni nel XIX secolo.
Tra questi furono i banchi
napoletani, che furono riordinati nel 1806 da Giuseppe Bonaparte e
divisi in un Banco di Corte e un Banco dei Privati. La cattiva riuscita
indusse il nuovo sovrano Gioacchino Murat a tentare, sull’esempio
francese, l’istituzione di un banco sotto forma di società per
azioni, che nemmeno diede buoni risultati. Alla fine, nel 1809, dalla
fusione di questo nuovo banco con quello di Corte scaturì il
Banco delle Due Sicilie che, dopo l’unificazione nazionale,
assumerà il nome di Banco di Napoli.
Le fedi di credito e le
registrazioni contabili dei banchi pubblici napoletani costituivano
prova in giudizio per l’avvenuto pagamento di una somma per cui fu
necessario conservare tali documenti. Per questa ragione l’attuale
Archivio Storico del Banco di Napoli, istituito da Ferdinando I di
Borbone nel 1819 e situato nella sede dell’antico Banco dei Poveri in
via dei Tribunali, è forse l’archivio bancario più ricco
di documenti del mondo.
Esso costituisce una miniera
di informazioni per lo studio della storia politica, civile, artistica
e religiosa di Napoli e le Mezzogiorno, che da non molto ha cominciato
ad essere esplorata. È la vita quotidiana di una città
che emerge dalla lettura di documenti i quali non possono non suscitare
l’interesse di chiunque si occupi di storia patria.
Domenico Capasso