Dr. Francesco Pazienza D.
C/O
Avv. Renato BORZONE
Via Trionfale, 5697
00136 ROMA

Egr. Sig. Presidente
Commissione Parlamentare Mitrokhin
Sen. Paolo Guzzanti
Roma

Oggetto: Inchiesta giornalistica apparsa sul quotidiano La Repubblica
in data 11 maggio 2005 (pagg. 16 e 17) relativa a Bulgarian
Connection e responsabilità del blocco sovietico nell’attentato al
Santo Padre del 13 maggio 1981.

Egregio Sig. Presidente,

il giornalista Marco Ansaldo ha pensato di avere effettuato uno scoop
straordinario con quanto pubblicato sul quotidiano tant’è che il
direttore della testata, Dr. Ezio Mauro, ha ritenuto necessario dover
trasmettere il dossier relativo ai documenti dei servizi segreti dell’ex
Germania comunista, STASI, alla Commissione da Lei presieduta.
In verità quanto pubblicato, come di seguito si dimostrerà, risulta
Essere piuttosto imbarazzante proprio per La Repubblica e non certo
per me.
Si legge nel Libro dei Proverbi dell’Antico Testamento (26, 27)
“Colui che fa rotolare una pietra rischia di essere colpito”.
Innanzi tutto va debitamente posto in evidenza che più di venti anni
orsono La Repubblica riportò esattamente le medesime le medesime pseudo
notizie a firma del giornalista Franco SCOTTONI in un articolo
datato primo febbraio 1985.
Titolo dell’articolo: “Accusava l’Unione Sovietica – Un falso di
Pazienza il dossier”.
In quel lontano 1985 si parlava esattamente delle stesse cose e nella
identica maniera di quanto fatto nel 2005 senza, apparentemente,
ricorrere ai documenti della STASI; ovvero l’attentato al Santo
Padre, le responsabilità del maresciallo Ustinov e la informativa
SISMI del 19 maggio 1981 attribuita dal giornalista Scottoni come
parto della mia malefica mente depistatoria ai danni dell’Unione
Sovietica e Bulgaria.
Operazione tanto più odiosa perché era universalmente noto quanto
quei regimi comunisti fossero pacifici, democratici, rispettosi dei
diritti umani, alieni ad ogni aggressività armata ed all’omicidio
politico nell’implementazione della loro politica estera.
Un primo quesito che codesta Commissione dovrebbe avere interesse
a chiarire è stabilire quale, a suo tempo, fosse stato lo
ispiratore/informatore del giornalista Franco Sbottoni e posto che:

1.    secondo l’articolo dell’11/5 u.s. de La Repubblica il mio
nome era contenuto in un documento della STASI con numero di
protocollo 000173 ed archiviato da Herr Marcus Wolf in data 13
maggio 1985.

2.    La Repubblica aveva pubblicato però l’articolo in data primo
febbraio 1985, cioè più di tre mesi prima della data di archiviazione
e riproduceva le identiche tesi fasulle emerse dagli archivi STASI nel
2005.

Conseguentemente non bisogna essere dei geni per porsi la seguente
retorica domanda:

Chi era stato l’informatore del giornalista Franco Scottoni, per
quale ragione lo stesso aveva giudicato attendibile il suo
informatore, aveva nulla a che vedere, quell’informatore, con
ramificazioni italiote di STASI, KGB o affini?

Ma andiamo avanti ed attenzione alle date, per favore, perché come
Si dice nel gergo giuridico tempus regit actum.

Il 2 agosto 1984 il pro tempore S.P. di Roma Dr. Domenico Sica
Ordinava una perquisizione tramite Polizia Giudiziaria presso
l'abitazione romana del Sig. Francesco Pelaia, un ex sacerdote
che lavorava per l'italiano SISMI e più precisamente per la seconda
divisione diretta dal Col. Armando Sportelli.
In quel periodo il coordinamento di tutte le attività di polizia giudiziaria
ordinate dal S.P. Sica era il Ten. Col. Mario Mori, direttore della I^
Sez. Operativa C.C. di roma.
In quella perquisizione venne trovato e sequestrato dai Carabinieri il
documento del 19 maggio 1981 classificato come "segretissimo"
che accusava l'Unione Sovietica ed Ustinov.
Dopo il sequestro il Dr. Domenico Sica chiese ufficialmente per iscritto
al direttore del SISMI, Amm. Fulvio Martini, chi fosse
stato nel 1981 l'originatore ed il compilatore dell'informativa.
Sica e Martini erano due grandi amiconi tant'è che il primo avrebbe
fatto, non molto tempo dopo, da testimone di nozze al secondo.
Come si fa tra amici l'ammiraglio, prima di rispondere
ufficialmente, invitò il Dr. sica a cena pregandolo di non
offendersi se non avesse potuto rivelargli ufficialmente la fonte di
quella informativa.
Il nome ovviamente glielo rivelò pregando di tenerlo per sé.
Fatto ciò il 27 settembre 1984 Martini indirizzava ufficialmente al
Dr. Sica una lettera su carta intestata del SISMI in perfetto
burocratese comunicando di essere nell'impossibilità di svelare la
fonte per garantirne la segretezza.
Tutto quanto sopra descritto (ad eccezione della cena tra Sica e
Martini) è documentalmente riscontrabile presso la Procura della
Repubblica di roma negli atti del procedimento Nr. 17270/83 A PM
Roma, vecchio rito.
Passa una decina d'anni ed è il Dr. Rosario Priore, nell'ambito
del procedimento nr. 2675/85 G.I., che scopre chi aveva preparato
quel documento, ovvero il Col. Demetrio COGLIANDRO
responsabile del centro C.S. (Contro Spionaggio) Roma del SISMI.
Il Giudice Priore lo scrive a chiare 3e limpide lettere nella sua
sentenza ordinanza del 21 marzo 1998 narrando fatti ed antefatti di
tutta questa storia con la meticolosità, precisione e serietà che gli
sono sempre state proprie.
Come al solito io non c'entravo assolutamente nulla.
I Signori de La Repubblica non si sono evidentemente presi neppure
la briga di andarsi a leggere questo documento di centinaia di pagine
emanante dal Dr. priore allorché il giornalismo investigativo è fatto
precipuamente di ricerca di questi riscontri incrociati al fine di
verificare la credibilità di quanto propinato ai propri lettori.
In buona sostanza, Sig. presidente, Lei ha ricevuto un dossier che
non vale assolutamente nulla se non a dimostrare come la STASI,
ed i suoi accomandatari a Mosca e Sofia, fossero in quel periodo
impegnatissimi ed estremamente attivi in attività di depistaggio.
Resterebbe da comprendere perché Martini , a suo tempo, non
potesse svelare il nome di Cogliandro e come il nome di questo
signore non sia mai apparso.
Ma questa è un'altra storia documentabile per tabulas che, definire
melmosa o fognacea, equivarrebbe a far ricorso al più sfrenato degli
eufemismi e quindi tralascio di rappresentarla perché dovrei scrivere
un vero trattato.
Posso solo accennare che il Cogliandro era personaggio che in quel
momento, e fino alla sua morte avvenuta due anni orsono, è stato in
grado di ricattare mezzo mondo istituzionale italiano e
conseguentemente era meglio non sfruculiarlo.
La questione, credo, potrebbe interessare codesta Commissione nel
caso fossi convocato.
Ma non sarò sicuramente convocato.
Ancora alcune logiche questioni e deduzioni propalanti da questa storia
sono però d'uopo:

1 - Come faceva la STASI a conoscere l'esistenza di
quella informativa del 19 maggio 1981 del SISMI classificata
"segretissimo" e quando l'organizzazione spionistica tedesco
orientale ne ha avuto conoscenza?

2 - Non è per caso che vi fosse qualche talpa al di dentro del
servizio italiano, o nei dintorni, che passava informazioni alla
altra parte?

Non bisogna, ancora, essere dei geni per dedurre che se il
giornalista Scottoni avesse avuto un informatore italiano che gli aveva
passato il documento informandolo sulle circostanze del suo
rinvenimento il 2 agosto 1984, così permettendogli di scrivere lo
articolo del primo febbraio 1985, avrebbe saputo della mia
estraneità.
La Repubblica, invece, mi coinvolse gratuitamente allorché non
avevo nulla a che spartire con la questione ma - guarda caso - fu dato
un taglio all'articolo proprio come era desiderio della STASI.
Lungi da me voler insinuare che i giornalisti del quotidiano romano
fossero volontari esecutori di trame intossicanti d'oltre Cortina ma
sicuramente non è fuori luogo ipotizzare che si siano fatti, per così
dire, infinocchiare.
Nella riproduzione di un documento STASI riportato a pag. 17 dello
articolo dell'11/5 u.s. si può leggere oltre al mio nome quello di
Musumeci e "das Camorra-Chef Rafaelo Cutolo".
Ancora una questione assai imbarazzante per il gruppo editoriale
"Repubblica-Espresso".
Imbarazzante perché ulteriore depistaggio sull'attentato al Papa nato
da un articolo scritto dal giornalista Calderoni dell'Espresso.
Era il 13 giugno 1985 e, ancora guarda caso, tesi quella dello
imboccamento di Agca contro bulgaria ed Unione Sovietica tramite i
camorristi Cutolo e Pandico, secondo quanto pubblicato da Calderoni,
che trova curioso riscontro ancora nei documenti STASI.
Depistaggio, le notizie contenute in quell'articolo, è stato definito
non da me ma dal Giudice Rosario Priore che analizza tutta questa
storia di false notizie propalate dal settimanale dalla pagina 401 alla
pag. 414 della sua ordinanza sentenza del 21 marzo 1984 concludendo
che "Potrebbe emergere una fattispecie diffamatoria a mezzo della
stampa nei riguardi delle persone chiamate in causa da Pandico".
Cioè lo scrivente in primis.
Sempre e sicuramente involontariamente ma certo è che il gruppo
editoriale "Repubblica-Espresso" sembra, a quel tempo, avere
ricoperto la funzione di una specie di ufficio stampa di un neo
Cominform in nome e per conto del blocco sovietico al fine di
esonerarlo, a torto o a ragione, da ogni responsabilità nell'attentato al
Santo Padre.
Anche in questo caso è rilevante notare come anche nelle notizie
depistanti relative a Cutolo la STASI fosse informata in tempo reale
di quanto accadeva in Italia o addirittura in anticipo!
L'episodio "Calderoni-Cutolo-Pandico" è del 13 giugno 1985
mentre la STASI ne parlava già in un suo documento archiviato
esattamente un mese prima.
Peraltro non si riesce a comprendere se la STASI ed affini abbiano
turlupinato i bravi giornalisti italiani passando loro notizie bidone o se
siano stati questi ultimi ad involontariamente suggerire le linee del
depistaggio da seguire ai valorosi agenti comunisti con i loro articoli
senza capo né coda.
Articoli riprodotti negli stessi termini anche in altri giornali
quali L'Unità, Paese Sera, il francese Humanité e così via in giro
per il Globo terracqueo e spesso preannunciati da Novosti e
Literaturnaya Gazeta di Mosca.
Anche il valente Pubblico Ministero di bologna ci è cascato come un
novellino in questa opera maieutica tant'è che alla pag. 555 della sua
requisitoria scritta del 13 maggio 1986 egli affermava come "La
linea con il compito che i suoi alleati statunitensi avevano affidato al
Pazienza nell'inserimento al SISMI e singolarmente evocante la
famosa pista Bulgara dell'attentato alla vita del Papa".
Insomma queste spie dell'Est erano proprio brave avendo
occultamente persuaso con il loro lavoro di loobby sotterranea prima i
giornalisti italiani e successivamente, tramite essi, addirittura anche un
magistrato del pubblico ministero. Chapeau!
Nel caso codesta Commissione abbia intenzione di audire in Turchia
quel nausebondo cialtrone dell'attentatore alla vita del Santo Padre,
come riportato da organi di stampa, mi permetto suggerire di poter
acclarare, o tentare di acclarare, i seguenti argomenti;

Primo. Nel 1995 chi gli suggerì di coinvolgere Francesco Pazienza e
lo statunitense Michael Ledeen come suoi ispiratori ab origine nella
costruzione della Pista Bulgara. Versione successivamente ritrattata ma
che necessitò addirittura un confronto tra lo scrivente e questo
cialtrone a settembre dello stesso anno.

Secondo. Come ha potuto egli commettere il reato di ricettazione in
Senigallia (Proc. nr. 2086/2001 RGNR della locale Procura della
Repubblica) essendo ristretto in Ancona e secondo quanto
minuziosamente descritto a codesta Commissione alla pag. 3 della mia
lettera datata 22 gennaio 2003 tramite raccomandata nr. 5671 - 1
ricevuta in data 3/02/03 con r.r. firmata Francesca Attanasio.
Così, tanto per capire che tipo di detenzione fosse stata destinata allo
ergastolano e posto che Izzo docet...

Un ultimo punto a riguardo del documento del 19 maggio 1981.
Quanto quivi rappresentato era già minuziosamente descritto nel libro
da me scritto ("Il Disubbidiente" - Casa editrice Longanesi -) e
pubblicato nel settembre 1999.
Lo pseudonimo Capemuorto, nomignolo con cui era noto nello
ambiente spionistico, è quello del citato Col. Demetrio Cogliandro.
La saluto distintamente

Francesco Pazienza

Livorno, li 23 maggio 2005
Raccomandata a.r.
Copia: Avv. Renato Borzone - Roma
(allegate copie delle pagine 538 e 539 del libro "Il Disubbidiente")