VALUTA REGIONALE COMPLEMENTARE ALL’EURO

Vie nuove per una prosperità sostenibile


Margrit Kennedy

[Localizzazione in Italiano a cura di Marco Saba]

Prefazione

Questo testo spiega il razionale per l’introduzione di valute regionali come possibilità di reazione alle conseguenze negative della globalizzazione economica. La regione come unità economica con i suoi specifici interessi ed il suo potenziale, viene rafforzata attraverso la sua specifica valuta chiamata REGIO [ndt: in Italia, ad esempio, abbiamo il SIMEC, Simbolo econometrico di valore indotto]. Una valuta regionale completa molti altri patrimoni all’interno di un’area geografica facilmente definibile e che la gente ricollega a significati personali ed emotivi: dalla protezione dell’identità culturale al commercio dei prodotti locali, dall’uso ecologicamente sensibile delle vie più corte di trasporto all’esercizio di opzioni etiche nell’uso di risorse non-rinnovabili. Mentre l’Euro serve per promuovere lo scambio internazionale, la competizione, l’accumulazione e la redistribuzione di ricchezza attraverso risparmi ed investimenti che portano ad una crescita esponenziale degli interessi e dei dividendi, il REGIO porta benefici a tutti gli utenti che lo impiegano. Come componente integrale dei cicli economici regionali, il REGIO può (1) affrontare in modo sostenibile i pericoli dell’inflazione e della deflazione, (2) connettere risorse non utilizzate con bisogni non soddisfatti, (3) provvedere una valuta a circolazione garantita utile al bene della comunità, (4) essere stabilito con processi trasparenti e (5) essere controllato democraticamente dagli abitanti della regione. Il vantaggio più importante derivante dall’utilizzo del REGIO, comunque, è che può interrompere il prosciugamento di risorse finanziarie che vanno in paradisi fiscali ed in paesi dove la manodopera è a basso costo, terminando il flusso migratorio di società verso questi paesi e la risultante disoccupazione e perdita locale di posti di lavoro. [ndt: il REGIO scoraggia anche il flusso immigratorio poiché gli stipendi in REGIO non possono essere spediti dagli immigranti alle loro famiglie residenti nel paese d’origine. Gli aspiranti immigrati potranno però replicare l'esperienza della valuta regionale nel loro paese d'origine.]

Siamo oggi tecnicamente in grado di realizzare il sogno dell’umanità, di provvedere ai bisogni di tutti gli abitanti del pianeta, lasciando alle macchine il compito di eseguire i lavori meno piacevoli. Quello che manca è la moneta per farlo. La moneta non è altro che una convenzione tra la gente di accettare ed usare un qualcosa come mezzo di scambio – che sia cartamoneta, monete, conchiglie - come avviene in alcune parti del mondo - o sigarette, come avvenne nei campi di concentramento della seconda guerra mondiale. E’ possibile che il nostro modo di pensare sia stato svilito dalla nostra incapacità di comprendere appieno il funzionamento del sistema-moneta?

Se guardiamo con più attenzione, diventa evidente che non esiste una scarsità di moneta. Ce ne è in abbondanza. Quello che manca è la sua equa distribuzione assieme ad un equo accesso alle risorse del nostro pianeta. Ormai soltanto il 3% delle transazioni finanziarie globali riguardano lo scambio di servizi e beni reali. Il 97% dei trasferimenti monetari avvengono per scopi speculativi. Il trafficante di valuta George Soros dimostrò che questa speculazione può portare alla destabilizzazione delle valute. Nel 1992 le sue transazioni speculative portarono alla svalutazione della sterlina inglese che costò al contribuente britannico l’equivalente di circa un miliardo di dollari. Il Soros, che oggi critica questo sistema, ha detto in una intervista alla rivista tedesca Der Spiegel (N. 51, 1999, pag. 100): "Quello che è successo durante i recenti mesi dovrebbe preoccuparci…Abbiamo realmente constatato un tremendo collasso della periferia del sistema del capitalismo globale… Fummo veramente vicini ad un crollo globale del sistema bancario internazionale... I russi sono diventati insolventi ed il fondo ad alto rischio LTCM (Long-Term Capital Management hedge fund) è quasi andato sotto. Se non fosse intervenuta la banca centrale di New York, i rischi di credito avrebbero assunto proporzioni per le quali nessuno era preparato.”

A causa del fatto che il centro del sistema – i paesi occidentali altamente industrializzati - è stato colpito poco o nulla fino ad ora, molte persone ancora pensano di essere immuni dai pericoli che hanno distrutto così tante vite in Asia e nell’America Latina. George Soros (1998) rifiuta completamente questo approccio nel suo libro La crisi del capitalismo globale. Tuttavia le soluzioni che propone, come ad esempio un maggior controllo sui mercati finanziari, omette di affrontare la radice del problema e – anche se potessero essere implementate, cosa che non pare – curerebbero solo i sintomi. La mia tesi di fondo è che la mancanza di una distribuzione equa della moneta risulta inevitabilmente dal sistema monetario stesso. Quindi mi baso su due domande:

Come possiamo fare per creare un sistema monetario che sia intrinsecamente neutrale rispetto alla distribuzione?

Quali sono i mezzi concreti per realizzarlo?

Per iniziare, ci sono alcuni concetti base essenziali per capire non solo la soluzione ma anche la proposta per la sua realizzazione.


Analisi del problema

La moneta con cui ci rapportiamo giornalmente serve a due scopi contraddittori. Da una parte, nella sua qualità di una delle invenzioni più geniali dell’umanità, funziona come mezzo di scambio ed è il prerequisito per una funzionale divisione del lavoro, ovvero, è il fondamento di qualsiasi civilizzazione. D’altra parte, la moneta può essere anche oggetto di incetta e la sua qualità di serbatoio di valore ne inficia la circolazione. Per esempio, prendiamo due persone, una che ha un sacco di mele ed un’altra che ha la moneta per acquistare le mele. Le mele tenderanno ad andare a male, dopo qualche mese, mentre la moneta mantiene il suo valore. L’attributo di permanenza e la sua abilità di fungere come Jolly (può essere scambiata per qualsiasi altra cosa) forniscono entrambi i meccanismi necessari perché i proprietari della moneta guadagnino interessi senza muovere un dito. Ma il fatto che sia necessario pagare degli interessi è una idea sbagliata che può essere attribuita a tre fraintesi fondamentali.


Una crescita quantitativa perpetua?

Il primo frainteso ha a che vedere con differenti processi di crescita. Gli esseri umani, come le piante e gli animali, mostrano una “crescita graduale” nella realtà fisica: cresciamo in modo relativamente veloce durante le prime fasi della nostra vita, poi la crescita rallenta e finalmente si arresta quando raggiungiamo la nostra dimensione ottimale intorno ai ventun’anni. Da questo momento – ovvero per la maggior parte della nostra vita – cambiamo, assieme ai nostro sottosistemi, quasi esclusivamente in modo qualitativo piuttosto che quantitativo. Chiamerò questo tipo di curva la curva della crescita “naturale” o “qualitativa”.

Ci sono altri due fondamentali comportamenti di crescita. Uno di essi, la crescita lineare o meccanica – ad esempio, più macchine producono più beni, più carbone produce più energia,
e così via – è di minima importanza per la nostra analisi. Tuttavia voglio sottolineare che questo tipo di costante incremento della produzione (simbolizzato, per esempio, nel logo della Deutsche Bank), non può essere sostenibile in virtù delle limitate risorse del pianeta. D’altro canto, è veramente importante capire il concetto di crescita esponenziale, che si può definire come l’antitesi della crescita naturale. Quest’ultimo inizia con una crescita minima che aumenta continuamente fino a quando entra in uno stadio di crescita quantitativa quasi verticale. Nel corpo umano questo tipo di crescita normalmente indica una malattia. Il cancro, ad esempio, segue una curva di crescita esponenziale. All’inizio cresce lentamente, una cellula si divide in due, poi il suo tasso di crescita aumenta continuamente e la cellula si suddivide in 4, 8, 16, 32 64, 128, 256, 512 e così via. Quando la malattia viene diagnosticata, spesso ha ormai raggiunto una fase di crescita che non può più essere arrestata. Questa crescita esponenziale normalmente finisce con la morte dell’organismo nel cui corpo è avvenuta – e questo significa anche la morte del cancro stesso, assieme a quella dell’organismo ospite, poiché quest’ultima priva il cancro delle condizioni necessarie per la sua sussistenza. Questo significa che il non-comprendere i problemi associate con questo tipo di crescita porta ad un grave fraintendimento a riguardo della funzione monetaria, poiché similmente il tasso d’interesse e la composizione degli interessi causa il raddoppiamento del valore in moneta ad intervalli regolari. In altre parole, cresce esponenzialmente. Questo spiega perché, in alcuni intervalli del passato ma ancor oggi, abbiamo sperimentato dei problemi con il nostro sistema monetario.

Il famoso esempio del “centesimo di Giuseppe” mostra che l’interesse – come mezzo per assicurare la circolazione monetaria – può funzionare solo nel breve e medio termine. Se al tempo della nascita di Cristo, Giuseppe avesse investito un centesimo e la banca gli avesse garantito un interesse annuale del 5%, al tempo della riunificazione della Germania nel 1990, al prezzo dell’oro dell’epoca, il centesimo avrebbe guadagnato interessi pari a 134 miliardi di sfere d’oro, ciascuna del peso del nostro pianeta Terra! Questo mostra che nonostante il continuo accumulo di interessi possa essere calcolato matematicamente, non può essere applicato nella realtà. Quindi l’interesse, come lo conosciamo, non può funzionare nel lungo termine come mezzo per garantire continuamente la circolazione della moneta.

L’interesse attualmente si comporta come un cancro all’interno del sistema economico e allo stesso modo all’interno della società, del nostro “organismo sociale”. Se fossimo capaci di introdurre, invece, un sistema monetario che corrisponda alla curva di crescita “naturale”, allora la curva di crescita zero, lungamente evocata da ecologisti ed economisti, sarebbe finalmente possibile.

Ci si è presi gioco di quegli albanesi che credevano a qualche banchiere d’investimento quando diceva che un cosiddetto “schema piramidale” avrebbe generato utili mensili del 25%.

A causa della crescita esponenziale dell’ammontare di moneta investita, questo succedeva, ma solo nel breve termine. Non appena il tasso di crescita della moneta investita diminuì, tuttavia, il sistema inevitabilmente collassò. In fondo, noi non siamo molto più furbi, poiché chiunque accetti il nostro attuale sistema monetario corre precisamente lo stesso rischio, anche se in un periodo più lungo. Nei paesi ad alto tasso d’interesse, ad esempio in America Latina, questo collasso avviene ogni circa dieci-quindici anni. Nei paesi a basso tasso d’interesse, come in Svizzera o in Germania, succede ogni quaranta o sessant’anni. A quel punto accade un grave danno sotto forma di collasso finanziario, di una rivoluzione sociale o di una guerra.


Gli interessi vengono pagati solo sui prestiti?

Il secondo frainteso è di pensare che paghiamo interessi solo quando prendiamo a prestito della moneta. Naturalmente non è questo il caso, poiché ogni prezzo che paghiamo include una porzione di interessi che il produttore dei beni comprati o dei servizi deve pagare alla propria banca per comprare i macchinari e le forniture. Per esempio, in Germania la fetta di interessi che paghiamo per la raccolta dei rifiuti è di circa il 12%, per l’acqua potabile è del 38% e per l’affitto di case popolari arriva addirittura al 77%. Mediamente paghiamo il 40% di interessi - o di costo del capitale - sui prezzi per ogni servizio di cui abbiamo bisogno nella vita di tutti i giorni (Creutz, 1993, pp 338-339). Se l’interesse potesse essere rimpiazzato da altri sistemi per assicurare la circolazione monetaria, la maggior parte di noi sarebbe capace di raddoppiare il proprio stipendio o lavorare meno, in proporzione, mantenendo lo stesso stile di vita.


L’interesse è un costo giusto?

Il terzo frainteso è di credere che l’interesse rappresenti un costo giusto poiché deve essere pagato da tutti noi per i prestiti e nei costi dei prodotti e servizi. E tutti noi riceviamo interessi sui risparmi. Solamente pochissimi capiscono fino a che punto l’effetto degli interessi e degli interessi composti causano – in modo completamente legale – una continua redistribuzione di ricchezza da quelli che devono lavorare per vivere a quelli che ricevono una rendita poiché si possono permettere di affittare la moneta. Se dividete le famiglie tedesche in dieci gruppi della stessa dimensione e analizzate quanto ognuno di questi gruppi paga di interessi e quanti ne prende, diventa ovvio che l’80% delle famiglie paga circa il doppio degli interessi di quanto riceve, e solamente il 10% della popolazione riceve quello che tutti gli altri ci rimettono come interessi. Questo significa che l’equità inerente nel fatto che ognuno riceve interessi sui risparmi ed investimenti si dimostra ingannevole ad una indagine ravvicinata. In realtà il sistema è vantaggioso solo per le persone che hanno un gruzzolo che genera interessi, di più di 500.000 Euro. Nel 2001 la somma che venne ridistribuita attraverso il sistema degli interessi, all’interno della Germania, ammontava approssimativamente a un miliardo di Euro al giorno.

Le banche, le assicurazioni e le multinazionali fanno la parte del leone e sono quelli che ci guadagnano dal sistema degli interessi. A questo proposito, gli interessi dei piccoli e medi imprenditori e quelli dei loro impiegati sono molto più vicini di quanto i partiti di sinistra tendano a voler far credere. C’è una grandissima differenza tra quelli che devono lavorare per vivere e quelli che piuttosto vivono di rendita, senza quasi lavorare.

Il meccanismo degli interessi è dunque un meccanismo di prezzo sbagliato per una economia di “libero mercato”: gli imprenditori – gli attori della vita economica che prendono dei rischi e contribuiscono alla creazione di ricchezza – vengono puniti dai costi degli interessi. Gli spettatori, che possono permettersi di sedersi sulla loro moneta, vengono premiati dalla rendita da interessi, una rendita che non è basata su di una produttività concreta. Oltre a rafforzare una crescita economica patologica, questo sistema monetario porta inevitabilmente ad una ancor più iniqua distribuzione della rendita e della ricchezza, ovvero, crea una polarizzazione della società.

I tentativi della sinistra tradizionale per risolvere questo problema, attraverso la socializzazione dei mezzi di produzione, non hanno avuto successo perché il problema della redistribuzione della ricchezza attraverso il sistema monetario era per lo più sconosciuto – e lo rimane tutt’ora – come se fosse un rispettabile tabù. Diciamocelo, la produzione dei beni nella sfera della produzione crea il valore aggiunto, ma la distribuzione viene determinata in gran parte all’interno della sfera di circolazione della moneta e della finanza. Oggi sappiamo che il socialismo come risposta al capitalismo privato, non rappresenta la soluzione del problema. Né il socialismo né il capitalismo sono stati in grado di riformare la cosiddetta “economia sociale di mercato” verso la direzione di una maggiore giustizia sociale ed ecologica. Questo perché nessuno dei due tipi di organizzazione sociale è una vera alternativa. Sono piuttosto le due facce della stessa medaglia. I problemi attuali dei sistemi bancario e finanziario nonché l’aumento di polarizzazione della società attraverso la redistribuzione della ricchezza non sono, come spesso si dice, causati da una mancanza di leggi sociali o dalla corruzione di chi comanda nella politica e nell’economia. Si tratta di fattori che indubbiamente aggravano il problema, ma i veri motivi – poco conosciuti ed ancor meno discussi apertamente – sono da ricercarsi nel modo in cui funziona il nostro sistema monetario.


Spese per l’utente invece di interessi

Fin dal 1916 si ha conoscenza di una soluzione che è allo stesso tempo semplice ed elegante ma che è anche praticabile e facile da capire. Venne scoperta e pubblicata per la prima volta nel 1916 da Silvio Gesell, un uomo d’affari tedesco-argentino. Il suo “Ordine economico naturale” sta al capitalismo ed al comunismo come la scoperta del fatto che la terra non fosse piatta sta alla nostra comprensione del nostro pianeta, oppure al fatto che il sole non gira intorno alla Terra ma viceversa (cosa difficile da credere quando assistiamo ad un “tramonto”).

Invece di caricare un interesse per assicurare la circolazione della moneta, Gesell propose di caricare un bollo di rinnovo che avrebbe rappresentato un incentivo alla circolazione, limitando così grandemente la moneta alla sua funzione di mezzo di scambio piuttosto che a quella di immagazzinamento di valore. Se possediamo più moneta di quanto abbiamo bisogno, la mettiamo in banca, che a sua volta la affitta, rimettendola in circolazione, ed allora non c’è da pagare le spese.

Non si deve cambiare molto rispetto a come funziona ora. L’incentivo al risparmio continua. Mentre la moneta nel conto corrente verrebbe trattata come contante e sarebbe soggetta ad un incentivo di circolazione, la moneta nel conto di risparmio sarebbe libera dal bollo, mantenendo il proprio valore. Un contraente un prestito dovrebbe pagare sia per i servizi della banca che un premio di rischio, spese che ambedue sono correntemente addebitate come piccola parte di ciascun prestito. Queste spese normalmente non ammontano a più del 2-2,5% in carico di interessi e non portano ad una crescita esponenziale poiché pagano solo il lavoro svolto e non si accrescono come interesse composto.

L’accumulo di contante può essere prevenuto in vari modi. Per esempio, potrebbero esistere banconote di vario colore che vengono svalutate (del 6-12%) annualmente o (dello 0,5-1%) mensilmente. Oppure potrebbero avere una data di scadenza (come la data di scadenza dei prodotti alimentari). Questo sarebbe ancora più facile da attuare ora con l’aumento delle transazioni monetarie attraverso le chip-card o le smart-card, che possono accettare fino a venti sistemi diversi di pagamento.

Tutto quello che è andato perso con il nuovo sistema monetario è la crescita compulsiva esponenziale nei risparmi e la distorsione del “libero” mercato che risulta nell’accumulazione di moneta nelle mani di pochi. Fino ad ora, l’economia è stata dipendente dal capitale (Hans-Martin Schleyer, l’ex presidente dell’Associazione degli Industriali Tedeschi, una volta disse: “il capitale deve essere servito"). Con il nuovo sistema, la moneta deve rendersi disponibile alle richieste dell’economia per evitare una perdita di valore. Questo significa che il capitale deve finalmente essere asservito a noi.

In questo senso, per la prima volta, diventano possibili una economia ed una prosperità sostenibile per tutti, poiché possiamo creare un sistema monetario che segue una curva di crescita naturale. In altre parole, si interrompe una crescita quantitativa al punto giusto e si permette una maggiore crescita qualitativa. Questo significa una gradualità: invece di un consumo eccessivo, una maggior qualità della vita; invece di un esaurimento delle risorse, una maggior protezione ambientale; invece di viaggi singoli, una maggiore utilizzazione in termini di passeggeri delle automobili; invece di vestiti sempre più economici, più vestiti di qualità; invece di tagli alle istituzioni sociali e di educazione, la loro espansione. Tutto questo sarebbe possibile in parte perché non ci sarebbero più pressioni da parte del sistema monetario verso una crescita esponenziale dell’economia e, in ultimo, dalla gente. Forse potremo allora trovare più tempo per la cura parentale e dei figli, per l’arte e la cultura come componenti integrali di ogni vita umana.

La gente aveva un’attitudine differente nei confronti della cultura, dell’arte e del tempo durante i periodi storici in cui la moneta era basata sull’incentivo alla circolazione. Per esempio, nell’alto Medioevo la moneta “Brakteaten” che veniva ritirata ogni terzo o quarto anno e svalutata del 20 e 30 percento – che era anche il sistema con cui le “zecche sovrane” (vescovi, re e duchi) riscuotevano le loro tasse – era la base per le grandi cattedrali che ammiriamo ancor oggi. Queste venivano finanziate attraverso i contributi delle comunità adiacenti e rappresentavano anche un programma di lavori pubblici. Era chiaro a chiunque che la loro costruzione avrebbe creato impiego per un periodo di tempo di duecento anni ed alcune di queste (Chartres, Bamberg, Regensburg, etc.) hanno ancor oggi questa funzione (ndt: a Milano esiste ancora l’Opera del Duomo, un’impresa di costruzioni che cura la manutenzione della cattedrale). Oggi gli investimenti vengono effettuati solo se si ammortizzano in cinque anni al massimo e che cosa lasciamo ai nostri figli? Oceani sfruttati, fiumi e laghi inquinati, discariche di rifiuti radioattivi (ndt: per millenni).

Se dovessimo introdurre un sistema monetario nuovo, la maggioranza avrebbe veramente tanto da guadagnare e niente da perdere. Se questo fosse combinato con un nuovo sistema di lavoro della terra basato sulla proprietà comunale del terreno, che trasmette di padre in figlio il valore aggiunto dalla cura del terreno (Gesell, 1949) da parte di ogni generazione, queste due cause maggiori della povertà così come l’aumento del differenziale tra i poveri ed i ricchi potrebbe essere notevolmente diminuito se non abolito.

E’ facile vedere come i difetti sistematici e storici del nostro sistema monetario – ovvero il meccanismo degli interessi e dell’interesse composto – sono responsabili non solo per l’attuale redistribuzione delle risorse comuni di questo mondo a beneficio di una piccola élite ma anche l’imposizione di un bisogno artificiale di una crescita permanente e compulsava cui nessuno può sfuggire.

Né il sollievo dal debito dei paesi del terzo e del quarto mondo, che stanno pagando più di 350 milioni di dollari al giorno in interessi ai paesi ricchi e industriali, né l’aiuto allo sviluppo dei paesi industriali possono risolvere il problema alla radice. L’ammontare totale dell’aiuto raccolto dalle agenzie internazionali di sostegno in tutto il mondo a favore dei paesi poveri arriva appena a pagare gli interessi del debito dovuti per quattordici giorni dell’anno.

Ancora più pericoloso e distruttivo dell’interesse stesso è uno dei risultati inevitabili della crescita esponenziale del nostro sistema monetario, ovvero la illimitata mobilità dei capitali che permette ed in vari modi costringe il settore produttivo a trasferirsi e ritrasferirsi ogni volta che trova situazioni più vantaggiose di bassi stipendi e norme ambientali meno severe. Questo obbliga tutte le nazioni a prendere parte nella corsa distruttiva, sia socialmente che rispetto all’ambiente, fino a toccare il fondo.


Portare un cambiamento a livello regionale

Questo ci porta a fare la domanda più importante tra quelle che devono essere poste: Come è possibile realisticamente introdurre e testare un sistema monetario che si ponga quale soluzione praticabile per i problemi di cui sopra? Un sistema che possa bilanciare gli effetti negativi della globalizzazione, che sia durevole, sostenibile e giusto? Il livello locale sembra troppo piccolo per fare la differenza. Per esempio, nel LETSystems (Local Exchange and Trading Systems), la fetta di beni e servizi i cui partecipanti possono sperare di ottenere, non eccede il 3-5% delle loro necessità. I costi delle transazioni – o il tempo che è necessario per ricevere il prodotto o il servizio desiderato – sono normalmente troppo alti per applicare questa soluzione su vasta scala. (Un possibile percorso per eliminare questi svantaggi sarebbe quello di creare delle clearing-house per connettere i sistemi di scambio locali sì da formare dei sistemi più ampi e rendendo professionale la gestione contabile. Questo è stato tentato, ma poi abbandonato, nella regione austriaca di Vorarlberg.)

A livello nazionale, il marco tedesco è stato recentemente abbandonato a favore della valuta europea. L’introduzione dell’Euro ha avuto sia ripercussioni positive che negative: positive perché ha eliminato le speculazioni nei cambi delle valute europee, negative perché ha reso più difficile ai governi nazionali in Europa di reagire efficacemente a situazioni specifiche di emergenza, sviluppo ed avvenimenti.

Questo ci lascia con un livello intermedio, ovvero il livello regionale. [1] Sappiamo che in teoria quelle transazioni economiche che accadono all’interno di una regione potrebbero essere gestite con un mezzo di scambio regionale. Se questa valuta speciale potesse essere progettata includendo un incentivo alla circolazione, questo potrebbe rinvigorire sostanzialmente lo scambio all’interno di una data regione.

Ovviamente, non tutte le regioni sono ugualmente attrezzate per adottare questa soluzione. L’autonomia economica è più facilmente raggiunta nelle regioni con maggiore diversificazione della produzione. (ndt: ecco spiegato il movente delle politiche di monocoltura imposte ai paesi in via di sviluppo…) Queste regioni saranno migliori candidate di quelle in cui la maggior parte della gente lavora nella stessa fabbrica per un datore di lavoro dominante. Ci sono poche ricerche e dati che possono essere usati in questo contesto perché la nostra definizione di “regione” emerge solo una volta che la stessa nuova valuta regionale è stata adottata. Dove una rispettiva regione comincia e finisce dipende dalla volontà della maggioranza della cittadinanza di usare la valuta. Ovviamente, nessuno può essere obbligato a farlo. La volontà di partecipare potrebbe esser determinata non solo da confini geografici come una vallata circondata da montagne o uno spartiacque, ma anche da fattori economici, culturali e storici. Lo sviluppo di valute regionali complementari ci mette in grado, per la prima volta dall’introduzione delle valute nazionali nel diciannovesimo secolo (l’allontanamento dalle valute regionali non data da più tempo) di dare supporto alla produzione regionale di beni ed alla fornitura di servizi e – se così si può identificare – di fare un punto d’onore dell’acquisto preferenziale di beni e servizi regionali.

Le valute regionali portano nuovo potenziale per la crescita economica alle piccolo e medie imprese che sono responsabili della creazione della maggior parte dei posti di lavoro e che fanno profitti principalmente attraverso i mezzi di produzione e non dagli investimenti.

Il costo di creazione di posti di lavoro per la produzione regionale è una frazione del costo dei posti di lavoro che servono i mercati internazionali. [2] Allora perché le banche non collaborano con i governi locali e regionali in modo da offrire una valuta regionale all’interno del loro portafoglio?

Lo scopo è di creare un altro mezzo di pagamento che sia fattibile ed operativo in modo da testare se il modello di una valuta stabile basata sull’incentivo alla circolazione sia o no funzionale in questo contesto.


I componenti di una valuta regionale adulta

Al fine di raggiungere questo obiettivo, una valuta regionale non deve solamente essere legale, ma deve realisticamente essere introdotta a stadi e deve essere capace di guadagnare velocemente legittimità attraverso la fiducia della popolazione. Sulla base del sistema legale in Germania e delle esperienze con le valute complementari negli anni recenti – questo è possibile solo se vengono combinati tre modelli parziali. Presi assieme, questi modelli abbracciano tutte le funzioni che soddisfa l’attuale sistema monetario internazionale, ma a livello regionale:

Primo, un sistema di buoni – usato oggi da tante imprese commerciali per aumentare la fedeltà del cliente – può essere usato come mezzo di pagamento per promuovere lo sviluppo economico di una regione. Questo accade oggi a Prien am Chiemsee, in Bavaria, dove il REGIO (regional money) circola sotto il nome di "Chiemgauer".

Secondo, un sistema cooperativo di baratto aumenta la liquidità delle piccole e medie imprese attraverso un sistema di conti e l’abilitazione di linee di credito per ciascun partecipante. Questo combina le caratteristiche professionali di un circolo di baratto commerciale con le caratteristiche no-profit di una rete di scambio e commercio locale, offrendo agli abitanti della regione l’opportunità di scambiare tra loro le rispettive abilità. Un esempio che ha 55 anni di storia di successo è “l’anello WIR” in Svizzera che – dal 1934 – serve esclusivamente le PMI (Piccole Medie Imprese). Ai 60.000 membri – che costituiscono il 20% di tutte le PMI svizzere – offre opportunità di commercio che, nel 2002, rappresentavano un controvalore equivalente a 1,7 miliardi di dollari all’anno.

Terzo, una Banca cooperativa che soddisfi esigenze di credito a lungo termine e su vasta scala.

I soci della Banca ricevono prestiti senza interessi legati ad un programma di risparmio senza interessi. Questo modello può funzionare sulla falsariga della JAK Members Bank, in Svezia, che dal 1965 ha continuamente aumentato i suoi soci e ora serve 26.000 soci offrendo un volume di credito di 70 milioni di dollari l’anno.

Questo amalgama di vari meccanismi valutari regionali soddisfa virtualmente tutte le funzioni dell’attuale sistema monetario. Il sistema dei Buoni viene usato, come il contante, per i pagamenti di tutti i giorni e di piccolo importo. Il sistema cooperativo di baratto permette lo scambio di beni e servizi così come garantisce linee di credito tra privati e PMI. La Banca cooperativa fornisce crediti in base ai depositi di risparmio – sia in Euro che nella specifica valuta regionale – per privati ed imprenditori.

Questa combinazione ha vari vantaggi: tutti i componenti possono essere introdotti separatamente, ma assieme permettono un’orchestra di effetti sinergici. Tutti e tre possono essere degni di fiducia o perché hanno una storia di successo in altri contesti (ad esempio commercialmente, geograficamente o culturalmente), o perché sono già in uso da molti anni. Dato il fatto che il sistema di baratto cooperativo e la Banca cooperativa sono stati descritti in altre pubblicazioni [3], mi concentrerò sotto – dopo una descrizione maggiormente dettagliata delle differenze tra l’Euro e il “REGIO” – sul sistema di Buoni in Regio.


Differenze tra l’Euro ed il REGIO

Al fine di accentuare il fatto che una valuta regionale è differente dall’Euro, ho suggerito il termine “Regio” da usare per la valuta complementare regionale. Questo è stato accettato dalla Rete Regio, fondata nel settembre 2003 a Prien. [4] In contrasto con l’Euro, il REGIO ha le seguenti caratteristiche:

• Non è un mezzo di pagamento “ufficiale”, il che significa che nessuno deve accettarlo, la sua accettazione è interamente volontaria; [5]

• Il suo uso è limitato solo dalla geografia ed in ogni regione la valuta ha un nome diverso;

• Lo scambio del Regio per altre valute regionali o per la valuta nazionale comporta il pagamento di una tassa di cambio [6];

• Non comporta interessi.


Secondo la legge di Gresham, queste caratteristiche rendono il REGIO una "cattiva" moneta — in altre parole, ognuno sarà sempre desideroso di disfarsi di questo mezzo di scambio prima di spendere gli Euro. Questo, tuttavia, è proprio lo scopo. Stiamo essenzialmente strumentalizzando la legge di Gresham perché, in termini di ottimizzazione della funzione di scambio, il REGIO è intrinsecamente una moneta "superiore". Sarebbe più corretto dire che le due valute – quella nazionale/internazionale e quella regionale – sono individualmente progettate per soddisfare differenti funzioni.

L’Euro è più adatto per lo scambio internazionale, per la competizione, l’accumulo e la redistribuzione della ricchezza attraverso risparmi ed investimenti che richiedono un dividendo o interesse che cresce esponenzialmente. Diversamente, il Regio è più adatto come mezzo di scambio che promuove intenzionalmente obiettivi sociali, culturali ed ecologici.

Il REGIO può anche essere usato per promuovere l’uso efficiente di risorse non-rinnovabili all’interno dell’area geografica definite con la quale le persone si rapportano personalmente ed emotivamente. Il REGIO è, come dire, un marchio che deve avere – e forse anche garantisce – una certa qualità. [7] Con lo sviluppo degli standard di qualità , il Regio si distingue deliberatamente dalle altre valute complementari.

I circuiti di scambio, di baratto ed i circoli degli anziani, nonché molte altre comunità di valute complementari, usano la valuta che serve per specifiche funzioni all’interno dell’area generale della cooperazione tra buon vicinato, facendo un uso ottimale delle risorse disponibili. Il Regio ha le sue caratteristiche distintive all’interno di questi diversi panorami:

• I REGIO connettono differenti partner all’interno della regione e beneficiano tutti i partecipanti;

• I REGIO funzionano all’interno del contesto delle economie regionali;

• I REGIO sono complementari alla pre-esistente valuta nazionale;

• I REGIO riducono i rischi a lungo termine di inflazione e deflazione;

• I REGIO promuovono sistematicamente la circolazione con degli incentivi;

• I REGIO sono organizzati professionalmente e sono non-profit;

• I REGIO sono democraticamente controllati e funzionano in modo trasparente;

• I REGIO sono utili ai membri della comunità individuale, alle PMI e alle istituzioni;

• I REGIO incoraggiano un pensiero orientate ecologicamente, ad esempio, delle relazioni intercomunitarie e regionali e creano delle vie di trasporto più corte ed efficienti;

• I REGIO incoraggiano le comunità regionali rinforzando le identità tradizionali e/o creandone delle nuove.


La questione è se il valore del Regio debba essere o no equivalente o calibrato su quello dell’Euro. Questa soluzione può – a prima vista – sembrare utile, perché non richiede il calcolo del tasso di cambio quando si fanno le spese o si pagano le bollette. Inoltre, sarebbe più semplice calcolare le tasse sul reddito in Regio. Ma è molto importante includere una clausola nello statuto dell’associazione emittente che permette un trasferimento ad altre unità valutarie – nel caso che l’Euro ceda all’inflazione. In questo caso – per esempio – la media dello stipendio orario potrebbe essere usata come unità di misura. Il prezzo di un kilowattora di elettricità oppure quello di un metro cubo di acqua potabile potrebbero anch’essi essere usati come unità, specialmente se i Buoni sono emessi come mezzi di pagamento di questi servizi.

A lungo termine, l’inflazione – che ha effetti dannosi sulla ricchezza – e la deflazione – che va a detrimento rispetto al potenziale di crescita a lungo termine – possono essere evitate se esiste una cooperazione tra la banca centrale ed i sistemi complementari di pagamento.

La ricerca sui circuiti cooperativi e di baratto commerciale, in Svizzera e negli Stati Uniti, ha mostrato che questi sistemi hanno un ampio effetto stabilizzante anticiclico. [8] Una caratteristica spesso sottovalutata dei sistemi di valuta complementare è che il loro utilizzo aumenta durante i periodi di recessione economica e diminuisce quando l’economia è nella fase di boom. Così facendo, essi non solo rinforzano le misure anticicliche sia della banca centrale che di quelle regionali ma anche gli effetti delle politiche fiscali e monetarie dei governi.

Il Regio complementa l’Euro. Non è un sistema per rimpiazzarlo. Per cui si parla di valuta complementare e non alternativa. Poiché normalmente non si parla di “moneta Euro” o di “valuta Euro”, non vi è necessità di chiamare il Regio “moneta Regio” o “valuta Regio”, anche se all’inizio è necessario chiarificare la funzione del nuovo mezzo di pagamento. Suggeriamo in futuro di parlare semplicemente di “Regio”. Questo termine è già in uso nella “Rete-Regio” in Germania.


Cooperazione con le banche regionali

Considerando tutti gli adempimenti che una valuta complementare regionale deve soddisfare, sorge la questione se l’introduzione di tale valuta possa o debba avvenire in cooperazione con le banche regionali o locali. Ad esempio, una banca regionale – che permette alle banche partecipanti di affittare i patrimoni gradualmente accumulati, di finanziare investimenti maggiori e di amministrare i risparmi dei suoi membri – è forse una replica della preesistente banca locale che opporrebbe la nascita di questa nuova competizione?

La risposta a questa domanda dipende da vari fattori. Quanto si sentono obbligati i banchieri nei confronti del benessere e del servizio alla comunità locale? Fino al punto in cui i cittadini della regione chiederanno che i criteri socialmente rilevanti inclusi nello statuto delle banche siano rispettati.

Secondo Gernot Schmidt, [9] in Germania – a differenza dell’Inghilterra, dove il sistema bancario è completamente privatizzato – vi sono banche orientate al profitto, banche cooperative e banche di risparmio finalizzato. Le ultime due possono fare affari solo all’interno della sfera economica regionale. Secondo Schmidt, le banche cooperative e quelle di risparmio sono obbligate a concentrarsi sul benessere economico della loro regione perché perché sono ristrette all’area regionale. Debbono quindi “fertilizzare”, “seminare“ e “raccogliere” a livello regionale. Schmidt sostiene che una valuta regionale sarebbe utile per aiutare ad aggiustare la domanda della regione e l’offerta della regione. A questo proposito la revitalizzazione dell’economia regionale assieme all’incoraggiamento della vita comunitaria all’interno della regione hanno un significato esistenziale anche per le preesistenti banche cooperative e di risparmio di piccole e medie dimensioni. La cassa di risparmio dove lavora Gernot Schmidt nel Delitzsch-Eilenburg, è la prima banca in Germania ad aver commissionato una opinione legale che chiarifica la giurisdizione delle banche centrali rispetto ai sistemi di valuta secondaria complementare [10]. Poiché i sistemi dei Buoni come valuta sono attualmente in una zona grigia, finora essi sono tollerati in Germania. Fino a quando la parola “Buono” viene stampata chiaramente sul mezzo di scambio, il volume dei buoni emessi può essere facilmente accertato ed il valore del buono non può essere cambiato 1 a 1 con l’Euro, allora – secondo le prime informazioni arrivate dale banche centrali – non sembra ci siano problemi.

Non ci saranno problemi legali con l’uso di una valuta regionale secondaria come moneta sui giroconti perché, come ha indicato Hugo Godschalk, una opinione legale affermativa in tal senso è stata già espressa. [11] I Buoni (Voucher) non sono mai stati usati come “sostituto del contante” in Germania, per cui non esistono precedenti legali (ndt: mentre in Italia, col Simec, esiste un precedente). Per quelli che lavorano sulle iniziative basate sul Regio, l’opinione legale della banca del Delitzsch-Eilenburg fornisce una benvenuta chiarificazione che deve aiutare a diminuire i timori di problemi legali per l’iniziativa della valuta locale “Chiemgauer” ed altre simili.


Il trattamento delle valute ai fini fiscali

Ci sono due questioni in merito alle implicazioni fiscali delle transazioni in Regio: devono essere comunque tassate? Se sì, con quale valuta si pagano dette tasse?

Una delle ragioni principali contro la tassazione delle transazioni in Regio deriva dal loro potenziale per risolvere problemi sociali che altrimenti dovrebbero essere risolti con i soldi del contribuente. Questi costi andrebbero quindi inclusi in uno schema contabile comparative che servirebbe per determinare quali tasse, se mai, andrebbero pagate sulle transazioni in Regio. Se il risparmio sorpassa la rendita da tassazione, allora tutti quelli coinvolti – incluso l’ufficio delle tasse – starebbero meglio se le transazioni in Regio fossero esentasse.

Tuttavia, se il Regio viene impiegato per transazioni commerciali, allora la tassazione potrebbe propriamente essere giustificata. E’ importante, tuttavia, permettere l’opzione del pagamento delle tasse in Regio poiché questo determinerebbe se, o meno, il Regio ha raggiunto una accettazione diffusa e venga usato in tutto il suo potenziale.

Forse il modo più efficace per prevenire il successo di una valuta regionale è il richiedere che tutte le tasse sul reddito – senza considerare se deriva da transazioni in Euro o in Regio – siano pagate comunque in Euro.

Anche il contrario è vero: il miglior modo per promuovere il successo del Regio è di richiederne l’uso come meccanismo di pagamento delle tasse e delle sanzioni, dando al mondo degli affari un maggior incentivo all’accettazione del Regio.

Vi sono motivi importanti per cui il Regio dovrebbe essere accettato come mezzo di pagamento delle tasse e delle sanzioni. Primo, queste tasse beneficiano i pubblici servizi regionali. Secondo, esse giocano un ruolo nel mantenimento e nell’espansione dei posti di lavoro (ndt: cosa che dovrebbe interessare parecchio i sindacati). Terzo, le ripercussioni positive sociali ed economiche di una maggior produttività regionale riducono il bisogno di spendere i soldi delle tasse e aiutano a migliorare le condizioni economiche della regione.

Infine, c’è anche una via di mezzo tra la tassazione del reddito in Regio e l’esenzione fiscale. Si potrebbe esentare una certa parte del reddito (ad esempio, il reddito al di sotto di mille Regio o il suo equivalente in Euro) perché costa di più tassare queste modiche cifre di quanto rende (questo è il sistema adottato in Francia con la valuta complementare “SEL”). Un’altra possibilità sarebbe di permettere alle attività commerciali di pagare una certa percentuale delle loro tasse nella valuta regionale.


Un esempio pratico in Chiemgau

Uno dei primi tentativi di introduzione di una valuta regionale, in Germania, si è avuto con il “Chiemgauer.” Promossa come valuta complementare dalla Scuola Waldorf a Prien, vicino il Lago Chiemsee, usa come modello un sistema di Buoni australiano. In questo modello, tutti i partecipanti ricevono un beneficio. Quando qualcuno in Australia cambia 100 dollari in uno dei “circoli” che sono stati creati allo scopo, lui o lei ricevono Buoni del valore di 110 dollari. Chi cambia 500 dollari, riceve buoni per 600. A differenza del modello australiano, con i suoi sconti del 10 e del 20%, non viene accordato nessuno sconto per l’acquisto dei Buoni Chiemgauer, tuttavia il compratore può scegliere tra le organizzazioni non-profit per accreditare un bonus del 3% che viene garantito se gli Euro vengono scambiati per i Buoni.

I primi acquirenti della nuova valuta furono i genitori degli alunni della Scuola Waldorf, i quali comprarono buoni per finanziare i lavori per l’allargamento della scuola. Da allora, cinque progetti non-profit sono stati coinvolti ed i partecipanti sono arrivati da varie parti della regione. I compratori accettano una spesa annuale dell’8% per garantire la circolazione: quattro volte l’anno deve essere applicato un bollo del valore del 2% del buono in modo da rinnovarne la validità.

I commercianti che accettano i buoni in pagamento, possono scambiarli per la valuta nazionale con una spesa del 5%, oppure possono usarli per pagare altri commercianti, gli impiegati o gli editori dei giornali locali per la pubblicità, etc. Se il Buono passa di mano, non devono pagare il bollo. Per la maggior parte delle attività, accettare i buoni è un modo per assicurarsi la fedeltà della clientela. Questo normalmente crea dei costi per circa il dieci per cento del fatturato. Così, accettando una spesa modesta, che è deducibile dalle tasse, per pagare per una valuta regionale, non comporta ulteriori altre spese. I clienti sono motivate ad andare nei negozi dove possono pagare con valuta regionale. Sempre più gli imprenditori stanno realizzando che possono anch’essi effettuare pagamenti tramite la valuta regionale – poiché evitano di cambiarli in Euro e quindi di pagare la spesa del 5%. Quando gli studenti della Scuola Waldorf vanno nei negozi alla fine del mese, per cambiare i buoni accumulati in Euro, i negozianti fanno sempre più fatica a facilitare questo scambio perché li hanno già spesi.

In Australia, il 70% dei buoni venivano scambiati per la valuta nazionale durante il primo anno. Al terzo anno la percentuale si era ridotta al 7%. Così i buoni vengono usati come valuta complementare e le spese di cambio servono come incentivo addizionale alla circolazione.


Vantaggi delle valute regionali

L’effetto sui clienti è evidente: questi pagano con i buoni non appena possibile, invece che con gli Euro. Questo è esattamente lo scopo. Gli imprenditori che partecipano al sistema a Chiemgau sono contenti del fatturato. Le spese degli organi di emissione dei buoni sono coperte dalla differenza tra il bonus del 3% dato alle associazioni che distribuiscono i buoni tra i loro membri, ed il 5% di spesa che viene pagato dai commercianti quando i Regio vengono scambiati con Euro. Il profitto dall’incentivo di circolazione – il bollo del 2% del valore del Buono – è trascurabile, poiché molti imprenditori reintroducono il Regio in circolazione prima che si debba pagare il bollo. Ogni surplus dell’organismo di emissione viene donato a progetti nella regione che meritino di avere un supporto. (ndt: è qui che viene investito, in modo trasparente, il signoraggio)

Il vantaggio di questo concetto è che l’Euro viene cambiato in buoni regionali solo se, e fino a quando, essi possono essere spesi. Questo a sua volta serve come meccanismo intrinseco di sicurezza contro l’emissione illimitata di buoni, che potrebbe portare ad una loro inflazione. Questo è uno dei principali vantaggi delle valute a “buoni” rispetto alle cosiddette valute “fiat”, che possono essere create dal nulla – come quando il marco Tedesco venne introdotto e vennero pagati 40 marchi ad ogni persona (ndt: una notevole mossa propagandistica della Banca centrale tedesca). E’ certamente concepibile che una “riforma valutaria regionale” possa avvenire tramite il pagamento di un certo ammontare di valuta regionale per persona. Ma oggi ne deriverebbero problemi legali ed inoltre vi è il pericolo di un illimitato incremento nell’ammontare in circolazione (ndt: quest’ultima giustificazione mi pare deboluccia). Questo fu il motivo che causò la dismissione del sistema basato sui “credito” in molte parti dell’Argentina: funzionò meravigliosamente bene a livello nazionale per parecchi mesi ed aiutò milioni di persone a sopravvivere dopo il collasso della valuta nazionale. Ma quando una regione stampò un quantitativo esagerato di “credito”, l’inflazione risultante portò questo - altrimenti geniale - schema ad un opprimente arresto.

Con il “Chiemgauer”, non stiamo in senso stretto creando una nuova valuta ma stiamo piuttosto avvantaggiandoci del sistema dei Buoni per compiere una funzione sociale addizionale, per promuovere lo sviluppo regionale attraverso mezzi complementari di pagamento basati sull’incentivo alla circolazione.

Questa idea è stata adottata e viene applicata ad una velocità sorprendente in varie parti della Germania. [12] Vi sono essenzialmente tre spiegazioni:

1. Vi sono solo pochi mezzi legali per creare mezzi regionali di scambio che siano simultaneamente vantaggiosi per tutti i partecipanti e che abbiano il potenziale di essere adottati su vasta scala;

2. Molti privati e vari gruppi stanno cercando nuove vie per contribuire alla soluzione della crisi corrente;

3. Vi sono molte altre ragioni per la rivitalizzazione dell’economia regionale e della sua identità al di là del beneficio del bilanciamento del trend unilaterale verso la globalizzazione. Queste includono iniziative di commercializzazione regionale dei cibi freschi, le cooperative dell’energia rinnovabile, la gestione dell’acqua bioregionale, dell’acqua fognaria, un maggior rapporto tra produttori e consumatori, dei servizi migliori offerti da artigiani e piccole imprese ed un nuovo senso di appartenenza alla comunità.


La visione

La visione di una “Europa delle Regioni” esercita un grande fascino su molte persone. Invece di accettare la globalizzazione con tutte le sue conseguenze positive e negative – tutte in una unica confezione, se così si può dire – essi vedono la possibilità di apportare dei cambiamenti a livello regionale, cambiamenti che andrebbero a diretto beneficio di quelli che sono stati spesso privati dei diritti. Questi ultimi vedono la globalizzazione non solo in termini di perdita della loro libertà di scelta, ma anche in termini di perdita di potere da parte dei loro politici di fronte a gigantesche multinazionali e l’instabilità del sistema finanziario internazionale governato dall’istinto gregario degli investitori internazionali.

La costruzione di una economia regionale cerca di creare un nuovo principio di base per le politiche economiche e sociali. L’introduzione di valute regionali può dimostrarsi come uno dei più potenti strumenti per la realizzazione di questo nuovo ordine. Varie iniziative e programmi regionali esistenti sono i “soci naturali” di questa transizione.

Vi sono oggi circa 300 iniziative all’interno del movimento regionale in Germania, più di 2.000 gruppi “Agenda-21” e più di una dozzina di “Leader+projects” (un programma dell’Unione Europea che promuove lo sviluppo regionale nelle aree rurali). Oltre a questi gruppi locali, un altro partner potrebbe essere il “Comitato per le Regioni”, [13] formato per difendere il principio che le decisioni debbono essere prese al livello più basso possibile e debbono servire come collegamento diretto tra le regioni e l’Unione Europea nel suo insieme.

L’attuale sistema monetario funziona come una pompa che succhia il capitale fuori dalle regioni dove viene guadagnato e lo pompa in quelle regioni dove ottiene il Massimo ritorno – attualmente in Cina, dove circa il 70% del capitale globale disponibile viene investito. D’altronde è della massima importanza il limitare geograficamente la circolazione monetaria che esiste primariamente e soprattutto per soddisfare le esigenze della regione. Creando una “piccola diga” o meglio, una “membrana semi-permeabile” per mantenere la moneta all’interno, può dimostrarsi l’unico modo a disposizione di una regione per mantenere la sua propria liquidità. In altre parole, se la nuova valuta deve servire la regione, a differenza dell’attuale valuta che segue unicamente il maggior profitto, la sua circolazione deve essere limitata alla regione. Hans Diefenbacher illustra l’importanza della circolazione regionale nel suo esame delle varie responsabilità cui si trovano di fronte i gruppi locali e regionali che lavorano nell’ambito dell’Agenda-21, quando dice: “Per prevenire lo sfruttamento o il turbamento del bilanciamento economico da parte di forze esterne alla regione, ogni regione deve avere una valuta addizionale – sotto molte precise circostanze – ed anche un sistema bancario indipendente di cassa depositi e prestiti”. [14]

Attualmente la nostra moneta è simultaneamente un mezzo di scambio, uno standard di valore, una unità di conto ed un mezzo di immagazzinamento del valore. Il problema di fondo è che come sistema di immagazzinamento del valore viene associato con la crescita esponenziale della domanda e con la mobilità illimitata. Poiché oggi gli investimenti nei mercati dei capitali rendono maggiormente che gli investimenti nelle imprese produttive, sempre meno moneta fluisce dove i posti di lavoro vengono creati. D’altra parte i compiti primari di una valuta regionale debbono essere di ottimizzare il suo ruolo come mezzo di scambio, come unità di conto (valida solo all’interno di un’area geografica limitata) e come metodo di immagazzinamento di valore progettato esclusivamente per garantire valori di investimento stabili (e non a crescita esponenziale).


Gli obiettivi principali di una valuta regionale sono:

• l’uso delle risorse disponibili per la produzione di beni e servizi in modo da mettere assieme le risorse sottoutilizzate con i bisogni insoddisfatti;

• la riduzione della disoccupazione, come risultato;

• l’interruzione dell’emorragia del reddito prodotto localmente;

• la creazione di nuove possibilità finanziarie che permettano ai governi locali di meglio adempiere alle proprie responsabilità nei confronti delle loro comunità.


Robert Musil (2004) usa molti esempi presi dall’Unione Europea per mostrare che i programmi per promuovere gli obiettivi di sviluppo regionale sono regolarmente falliti.

Egli distingue tra le strategie adottate internamente ed esternamente per neutralizzare lo sbilancio economico tra i centri urbani e la periferia rurale, concludendo che le politiche regionali dell’Unione Europea, dominate in gran parte dalla teoria neoclassica (Keynesiana), non sono state in grado di fermare la fuga di capitali, di creazione di valore e di risorse umane. [15] Anche se le strategie interne intendono promuovere lo sviluppo regionale – collegando le risorse disponibili ed incoraggiando la cooperazione o l’impegno da parte del pubblico (l’approccio “bottom-up”) – hanno ignorato un fattore cruciale: l’approvvigionamento di moneta. Eppure è ovvio che i progetti a relativamente bassa profittabilità (ndt: tradizionale) non possono essere finanziati con capitale monetario che è sotto pressione sempre maggiore per la creazione di alti utili.


Cosa succederà, ora?

In tempi in cui la sfera politica ha mancato di presentare qualsiasi soluzione legittima per le nostre crisi odierne – dalla lotta al terrorismo ai vari “buchi” nei bilanci dei governi a livello nazionale e locale, dalla privatizzazione di infrastrutture vitali come la fornitura di energia, di acqua potabile, del trattamento dei rifiuti, dei trasporti pubblici fino alla riduzione della disoccupazione – dobbiamo fornire delle analisi e delle idee non-convenzionali perché un cambiamento prenda piede. Di fronte alla globalizzazione incontrollata, credo sia tempo di rivitalizzare le regioni come nuovo punto di riferimento per l’individuo ed è all’interno di questo schema di rivitalizzazione che il tema delle “valute regionali complementari” debba essere discusso.

Negli ultimi due anni, un gruppo di circa dodici professori di micro e macroeconomia, provenienti da Austria, Germania e Svizzera, hanno scritto un nuovo rapporto per il “Club di Roma”, in cui si espone come dovremo gestire la nostra economia, presentando scenari e progettando possibilità per i mercati finanziari del futuro (Brunnhuber, et. al. 2003). Questo rapporto riempie il vuoto lasciato dal primo “Rapporto del Club di Roma” che dette inizio al dibattito sulla sostenibilità trent’anni or sono. Uno degli autori principali del rapporto, Dennis Meadows, trascurò completamente il soggetto della moneta. Egli lo considerava come se fosse stato un sistema neutrale di contabilità senza alcun impatto, sia positivo che negativo, sul tema della sostenibilità. Il nuovo rapporto identifica l’introduzione di valute complementari regionali e locali come un paso importante verso la realizzazione di una economia sostenibile.

E’ cruciale che si guadagni una esperienza iniziale dall’introduzione delle valute regionali, all’inizio solo in alcune regioni, prima che l’entusiasmo che suscita questa idea non produca tentativi immaturi ed errori evitabili che potrebbero fornire ai detrattori gli argomenti contro le valute regionali.

Lo scopo di questo scritto è di stimolare una discussione che possa fornire sia la sfera politica che quella economica, di nuove e fruttuose intuizioni che dimostrino il potenziale positivo dell’implementazione delle valute regionali complementari.


Note:

1] Il termine “regionale” viene qui usato per definire un livello a metà tra il livello locale e quello nazionale, senza includere varie nazioni, come potrebbe essere il caso del suo utilizzo in un altro contesto.

2] Precisato da Jakob von Uexkuell ad una conferenza intitolata "Die spirituelle Dimension wirtschaftlichen Handelns" (La dimensione spirituale delle azioni economiche), Würzburg, Conference Center, 9 novembre 2003

3] Vedi Margrit Kennedy, Geld ohne Zinsen und Inflation (Moneta: né interesse né inflazione), Una esposizione più dettagliata di questi modelli può anche essere trovata nel capitolo 4 di Regionalwährungen: Ein neuer Weg zu nachhaltigem Wohlstand (Valute regionali: Una nuova via per una prosperità sostenibile) di Margrit Kennedy e Bernard Lietaer.

4] Tutti i partecipanti all’assemblea di fondazione della Rete-Regio in Prien/Chiemsee, il 29 septembre 2003, si trovarono d’accordo su questo termine che viene integrato in ogni regione con una specifica designazione, come ad es. Chiemgauer, Mangfalltaler, Justus, Kreiser, Halvel-Taler, Heller, etc.

5] Se, ad esempio, un imprenditore non accetta l’Euro come mezzo di pagamento per un particolare prodotto, il potenziale acquirente è autorizzato a prendere l’oggetto e a portarselo via con sé.

6] La circolazione garantita significa che la funzione originale della moneta come mezzo di scambio viene tenuta di conto. Ovviamente, il contante non è uno strumento adatto per il risparmio, d’altra parte l’accumulo del contante è un fatto che accade, anche al giorno d’oggi. Nonostante che la limitazione regionale ed il collegamento alla valuta nazionale siano degli svantaggi, questi tuttavia incoraggiano la circolazione. Questi incentivi non saranno sufficienti nel lungo termine, tuttavia, ed è essenziale che siano integrati fin dall’inizio dei meccanismi creativi per garantire la circolazione, se possibile, nell’iniziativa Regio. Prima avviene l’innovazione di una garantita genuina circolazione e meglio è.

7] Questo paragrafo è stato scritto per la Rete-Regio in collaborazione con Christian Gelleri.

8] James Stodder, "Reciprocal Exchange Networks: Implications for Macroeconomic Stability", Rensselaer at Hartford, Hartford, CT, 06120 (stodder@rh.edu), agosto 2000. Una versione precedente dei risultati della ricerca si trova nei proceedings of the Engineering Management Society (EMS) Conferenza a Albuquerque, New Mexico, tenuta dalla International Electronic and Electrical Engineering (IEEE).

9] Capitoli IV e VIII in Regionalwährungen: Ein neuer Weg zu nachhaltigem Wohlstand ("Valute regionali: Una nuova via per una prosperità sostenibile") di Margrit Kennedy e Bernard Lietaer, Riemann Verlag, Munich, 2004

10] Esiste oggi un numero crescente di banchieri che danno supporto pubblicamente a questo approccio. La Banca di Risparmio in Delitzsch, tuttavia, ha una lunga tradizione nell’impegno sociale. A metà del diciannovesimo secolo, durante un periodo di crisi non dissimile dal presente, un rappresentante governativo di Delitzsch, chiamato Schulze, propose e realizzò—nonostante una forte resistenza politica—la fondazione delle moderne banche popolari ("Volksbanken") come banche cooperative.

11] Appendice A in Regionawährungen: Ein neuer Weg zu nachhaltigem Wohlstand (Valute regionali: Una nuova via per una prosperità sostenibile) di Margrit Kennedy e Bernard Lietaer.

12] Vedere www.regionetzwerk.de.

13] Fondato nel 1991 come corpo indipendente per rappresentare le entità regionali all’interno dell’Unione Europea e le loro istanze per la definizione di politiche comuni. http://www.cor.eu.int/de/prss/prss_5qu.html

14] Hans Diefenbacher, "Lokale Agenda 21: Zielsetzung, Nachhaltigkeit, Projekte" (Local Agenda 21: Aims, Sustainability, Projects") in Zeitschrift für Sozialökonomie 137 (2003), pp. 16-17.

15] Geld, Raum und Nachhaltigkeit (Money, Space, and Sustainability) di Robert Musil, Lütjenburg, 2004


Bibliografia:

Brunnhuber, Stephan and Harald Klimenta. Wie wir wirtschaften werden: Szenarien und Gestaltungsmöglichkeiten zukunftsfähiger Finanzmärkte (How we will manage our economy: Scenarios and design possibilities for financial markets with a future), Frankfurt: Überreuter Verlag, 2003.

Creutz, Helmut. Das Geldsyndrom (La Sindrome Moneta). Wirtschaftsverlag Langen Müller/Herbig, Munich1993

Gesell, Silvio. Die natürliche Wirtschaftsordung durch Freiland und Freigeld (The natural economic order through free land and free money). Lauf bei Nürnberg: Rudolf Zitzmann Verlag, 1949 (originariamente pubblicato nel 1916).

Kennedy, Margrit. Interest- and Inflation-Free Money. Seva International, East Lansing, Michigan 48823 USA, 1995

Kennedy, Margrit and Bernard Lietaer. Regionalwährungen: Ein neuer Weg zu nachhaltigem Wohlstand (Valute regionali: Una nuova via per una prosperità sostenibile). Munich: Riemann Verlag, 2004.

Lietaer, Bernard A. Das Geld der Zukunft: Über die destruktive Wirkung des existierenden Geldsystems und die Entwicklung der Komplementärwährungen (The money of the future: The destructive effects of the existing money system and the development of complementary currencies). Munich: Riemann Verlag, 1999.

Lietaer, Bernard A. Mysterium Geld: Bedeutung und Wirkungsweise eines Tabus (The mystery of money: Significance and Effects of a Taboo). Munich: Riemann Verlag, 2000.

Musil, Robert. Geld, Raum und Nachhaltigkeit (Money, space, and sustainability). Lutjenburg: Verlag für Sozialökonomie, 2004.

Soros, George. The Crisis of Global Capitalism: Open society endangered. New York: Public Affairs Press, 1998.


About the author:

Prof. Dr. Margrit Kennedy is an architect with a Masters Degree in Urban and Regional Planning and a Ph.D. in Public and International Affairs. She has published books, articles and reports for UNESCO and OECD on community school planning and building. Her work on women and architecture, urban ecology, permaculture, money, land and tax systems has been recognized internationally. She has also practised architecture and urban planning in Brazil, Nigeria, Scotland, the USA and Germany. Since 1985 she lives in the eco-village of Lebensgarten in Steyerberg, Lower Saxony, Germany - and was a professor for Ecological Building Technologies at the Department of Architecture, University of Hanover from 1991 to 2002.
Projects in ecological architecture for the International Building Exhibition Berlin in 1987 led her to the discovery that it is virtually impossible to carry out sound ecological concepts on the scale required today, without fundamentally altering the present money system or creating new complementary currencies. Her book “Interest and Inflation-Free Money, Creating an exchange medium that works for everybody and protects the earth” was first published in 1987, and has since been translated into twenty languages. A second book, together with Bernard Lietaer “Regional Currencies - A New Path to Sustainable Abundance” (translated title from the German publication) will be published by Access Foundation, Boulder Colorado in 2005. As a consultant, she is helping to initiate sustainable regional money systems in Germany, Austria and several other countries. Margrit and her husband, Prof. Declan Kennedy, have run fourteen international workshops and conferences dealing with the different aspects of monetary reform alternatively in English and German, since 1988 in Steyerberg.